Semplicemente “io”

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Aspetto la notte per dimenticare tutto.

Lo so, sembra una frase scontata. Eppure non lo è mai.

Perché la notte, per me, non significa dimenticare. Significa riordinare.

E riordinare non vuol dire cancellare ciò che è stato, ma trovare un riparo da quell’elastico teso, sfilacciato, che il giorno tende fino a lasciarlo sempre sul punto di spezzarsi.

È un nascondino che ricreo ogni sera.

Emergo.

Poi mi sotterro.

Non per paura, e nemmeno per difendermi. Quella è l’arte dello struzzo. La mia è un’altra cosa.

È l’armatura con cui torno a proteggere ciò che conta davvero: un ideale, un sogno, la volontà ostinata di non smettere mai di esprimere ciò che sono.

Ho imparato, conoscendomi, che se voglio abitare questo mondo senza tradire me stesso, con consapevolezza e senza veli che offuschino l’orizzonte, devo prima ritrovare la direzione di ciò che desidero, dopo aver attraversato il giorno con tutte le sue imprevedibili concessioni.

Per questo la notte è il mio piccolo teatro.

E io non sono l’attore principale.

Sono una comparsa che, ogni sera, torna sul palco con la speranza di meritarsi un’altra scena, un’altra battuta, un’altra possibilità di raccontare la propria verità.

Una risposta a “Semplicemente “io””

  1. C’è un coraggio sottile nel tuo modo di proteggere i desideri: non li difendi con la forza, ma con la cura. E questa cura, così ostinata e silenziosa, è forse la parte più luminosa della tua notte.
    Grazie per aver condiviso un frammento di questo spazio. È raro leggere qualcuno che non usa la scrittura per mostrarsi, ma per riconoscersi.
    Detto tra noi, fa anche un pò parte di me, ciò che racconti, anche per me è importante avere anche nell’arco della giornata, degli spazi miei per ritrovare me stessa, la notte è il luogo ideale, peccato che per me rispetto a tutta la notte – che per me è da mezzanotte in poi – è un arco di tempo breve.

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