Prima
Lo sguardo è il filo che rende l’anima visibile.
Esiste un momento che nessuno racconta.
È quello in cui il dolore non è ancora accaduto…
eppure qualcosa dentro di noi ha già smesso di guardare il mondo nello stesso modo.
Il corpo continua la sua giornata.
Risponde.
Lavora.
Sorride.
Persino ride.
Ma lo sguardo…
ha già perso qualcosa.
Non sa ancora darle un nome.
Non potrebbe.
Le parole arrivano sempre dopo.
Eppure continua a cercare, tra le cose di ogni giorno, qualcosa che fino al giorno prima non cercava.
Come se una parte dell’anima avesse percepito una crepa invisibile.
Non abbastanza grande da essere vista.
Abbastanza profonda da cambiare la luce.
Ci sono ferite
che non entrano.
Cominciano
quando lo sguardo
si accorge
che il mondo
non restituisce più
la stessa luce.
Da quel momento ho iniziato a sospettare che il dolore non bussi mai alla porta.
Forse manda avanti lo sguardo.
È lui che arriva per primo.
Non per spaventarci.
Forse per prepararci.
Per insegnare lentamente all’anima una forma nuova di abitare ciò che sta per accadere.
Per questo, qualche volta, ripensando a certi giorni, ci accorgiamo che qualcosa era già cambiato.
Non nei fatti.
Nei nostri occhi.
No.
Nel luogo da cui il nostro sguardo aveva iniziato, senza chiedere il permesso, a osservare il mondo.
E forse è proprio lì che la vita ci concede una possibilità.
Non evitare il dolore.
Ma non lasciare che sia lui a scegliere da quale luogo continueremo a guardare.
Forse lo sguardo non anticipa soltanto ciò che sta arrivando.
Qualche volta comincia già a cercare la luce che ci servirà per attraversarlo.


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