Memorie

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L’orologio della cucina

C’era un orologio appeso al muro della cucina.

Non era preciso.

Ogni tanto perdeva qualche minuto.

Altre volte sembrava recuperarli tutti insieme.

Eppure nessuno aveva davvero fretta di aggiustarlo.

Da bambino questa cosa mi sembrava incomprensibile.

Come si può convivere con un orologio che sbaglia?

Un giorno lo dissi a mia nonna.

Lei alzò lo sguardo, sorrise appena e continuò a impastare il pane.

«L’importante è arrivare insieme.»

Non aggiunse altro.

Per anni ho pensato che parlasse dell’ora di pranzo.

Oggi so che stava parlando della vita.

Le generazioni che hanno ricostruito questo Paese conoscevano il valore del tempo.

Ma non lo misuravano nello stesso modo in cui facciamo noi.

Il tempo non era qualcosa da riempire.

Era qualcosa da condividere.

La cena aspettava chi tornava tardi dal lavoro.

Il caffè si raffreddava finché non arrivava l’ultimo della famiglia.

Una festa non iniziava perché lo dicevano le lancette.

Iniziava quando tutti erano finalmente seduti.

Poi l’Italia ha iniziato a correre.

Ed era inevitabile.

Sono arrivati gli orari, gli appuntamenti, le scadenze, i telefoni che ci ricordano ogni impegno con una precisione quasi perfetta.

Abbiamo imparato a non perdere un minuto.

Ma, senza accorgercene, qualche volta abbiamo iniziato a perdere gli istanti.

Perché esiste una differenza sottile.

I minuti appartengono agli orologi.

Gli istanti appartengono alle persone.

Forse è per questo che ricordo così poco l’ora esatta di certi giorni.

Non saprei dire quando iniziasse una domenica di tanti anni fa.

Ma ricordo perfettamente il rumore delle posate.

Il profumo del sugo.

Le risate che arrivavano da una stanza all’altra.

Ricordo chi c’era.

Ed era l’unica misura del tempo che contasse davvero.

Ogni volta che sento il ticchettio di un vecchio orologio, mi torna in mente quella frase pronunciata quasi distrattamente mentre due mani impastavano il pane.

“L’importante è arrivare insieme.”

Forse il futuro continuerà a regalarci strumenti sempre più capaci di misurare il tempo.

Spero soltanto che non ci faccia dimenticare ciò che il tempo, da solo, non saprà mai misurare.

La distanza tra due persone.

L’attesa di un abbraccio.

E la felicità di accorgersi che, quando qualcuno ci aspetta, non siamo mai davvero in ritardo.

2 risposte a “Memorie”

  1. Da bambini non si ha una vera e propria concezione del tempo… Viviamo i momenti così come li sentiamo e non ci accorgiamo delle scorrere del tempo, proprio perché siamo assorbiti nel viverli

  2. Un semplice orologio impreciso in una metafora del tempo condiviso. Nelle generazioni passate, il valore dei minuti non stava nella loro esattezza ma nella presenza reciproca: il tempo non era da ottimizzare, era da vivere insieme. Senza alcun dubbio era una vita meno frenetica, dove ciò che contava non era arrivare puntuali, ma arrivare insieme.
    Gli istanti – quelli che restano – non li misurano le lancette, ma le persone.
    Ogni volta che leggo un articolo di questa rubrica, inevitabilmente penso a mia nonna a episodi simili che racconti oppure anche diversi che ho vissuto da bambina in sua compagnia.
    Tutto molto piacevole la tua rubrica e i ricordi che si affacciano. Grazie Fra.

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