31 luglio
Questa notte la Luna sta scrivendo il tempo.
Non con numeri.
Con le ombre.
Molto prima che esistessero gli orologi, molto prima che qualcuno immaginasse un calendario, gli esseri umani alzavano gli occhi verso il cielo e imparavano ad attendere osservando il suo volto. Ogni fase segnava un ritorno, un raccolto, una partenza, una semina. Il tempo non si contava. Si riconosceva.
La Luna è stata il primo calendario inciso nel cielo.
Non aveva pagine da voltare.
Era il cielo stesso a voltarle.
Così, generazione dopo generazione, uomini e donne hanno imparato che il tempo non è soltanto ciò che passa.
È ciò che ritorna.
Una falce sottile.
Una metà luminosa.
Un disco colmo.
Poi, lentamente, ancora il buio.
Non è una ripetizione.
È una fedeltà.
L’universo ci ricorda che alcune meraviglie non hanno bisogno di inventare un volto nuovo per continuare a stupire. Basta attraversare il proprio cammino con la stessa precisione con cui la Luna attraversa il suo.
Ora il giorno ha deposto le sue ultime ore.
Le case custodiscono i loro silenzi.
I sentieri hanno smesso di raccogliere passi.
E sopra ogni cosa, la Luna continua a raccontare il tempo come ha sempre fatto: non correndo davanti a lui, ma accompagnandolo con la pazienza di chi conosce l’eternità.
Che la notte ti insegni la serenità delle cose che non hanno fretta di arrivare. Domani il cielo cambierà ancora volto, ma la Luna saprà, ancora una volta, come ritrovare la strada.

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