Ci sono mattine in cui una scarpa resta slacciata.
Te ne accorgi dopo pochi passi.
Il piede si muove in modo diverso.
Il passo perde sicurezza.
Non è un grande problema.
È una piccola distrazione.
Eppure basta così poco perché il cammino smetta di essere naturale.
Allora ti fermi.
Ti pieghi.
Le dita cercano i lacci.
Li incrociano.
Li stringono.
Fanno un nodo.
Poi un altro.
È un gesto che abbiamo imparato da bambini.
Da allora non ci abbiamo più pensato.
Le cose che sappiamo fare meglio sono spesso quelle a cui prestiamo meno attenzione.
Eppure ogni nodo racconta qualcosa.
Non serve a trattenere la scarpa.
Serve a dare fiducia al passo.
Forse è questo che dimentichiamo.
La stabilità non nasce dai grandi eventi.
Nasce da quei gesti banali che ripetiamo senza applausi.
Una porta chiusa con calma.
Una pianta annaffiata.
Una telefonata fatta quando sarebbe stato più facile rimandarla.
Una mano appoggiata sulla spalla di qualcuno.
Sono nodi.
Piccoli.
Quasi invisibili.
Ma tengono insieme giornate intere.
Il disordine, invece, raramente arriva facendo rumore.
Comincia quando smettiamo di prenderci cura delle cose che sembravano troppo semplici per essere importanti.
Non perdiamo la strada in un solo giorno.
La perdiamo un passo alla volta.
Così come la ritroviamo.
Un passo alla volta.
Per questo mi emoziona vedere qualcuno fermarsi ad allacciare una scarpa.
In quel gesto non c’è fretta.
Non c’è spettacolo.
C’è una persona che ha capito che, prima di guardare lontano, bisogna permettere ai propri piedi di fidarsi ancora del terreno.
Forse anche la vita ci chiede la stessa delicatezza.
Non di correre meglio.
Di camminare con qualcosa che non rischi di sciogliersi al primo ostacolo.
Le grandi direzioni della vita dipendono spesso dai piccoli gesti che nessuno si ferma a guardare.

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