The Center Within è una rubrica concepita come un diario manoscritto. Ogni pagina nasce con un’impaginazione e una veste grafica che fanno parte dell’opera stessa.
Se stai leggendo questo testo dal Reader di WordPress o da un aggregatore, l’esperienza non sarà quella originale.
Per attraversare queste pagine così come sono state immaginate, puoi leggerle sul mio sito:
Buona lettura.
Tutti cercano un posto nel mondo. Pochi cercano il mondo dentro un posto.
Vi sono giorni che non chiedono nulla.
Si limitano a passare accanto a noi con la discrezione dei vecchi pellegrini. Non reclamano memoria, non pretendono d’essere ricordati. Sembrano identici agli altri, e proprio per questo finiscono col custodire le verità più grandi.
Oggi è stato uno di quei giorni.
Ho camminato senza una meta precisa. Le vie erano le medesime di sempre, eppure qualcosa le rendeva diverse. Non erano cambiate le pietre. Ero cambiato io nel modo di posarvi lo sguardo.
Mi accadde allora una cosa curiosa.
Una foglia, ormai secca, attraversò lentamente il marciapiede. Nessuno vi prestò attenzione. Alcuni la evitarono. Altri la calpestarono senza avvedersene.
Io rimasi a guardarla.
Non perché fosse bella.
Ma perché, mentre il vento la conduceva dove essa non aveva deciso d’andare, ebbi l’impressione che non opponesse alcuna resistenza.
Da quanto tempo avevo dimenticato quell’abbandono?
Trascorriamo gli anni tentando di governare ogni cosa. Difendiamo programmi, convinzioni, progetti, relazioni. Stringiamo la vita fra le mani con tale forza da impedirle perfino di respirare.
Eppure ciò che più ci ha trasformati non è mai stato scelto.
È giunto.
Una nascita. Una perdita. Un incontro. Una telefonata. Uno sguardo durato meno d’un battito.
Le svolte più profonde non bussano. Entrano.
Proseguii il cammino con una strana quiete.
Mi resi conto che trascorriamo l’esistenza cercando il momento eccezionale, mentre la vita lavora in silenzio dentro quelli apparentemente insignificanti.
Forse non sono i grandi avvenimenti a cambiarci.
Sono le piccole fedeltà.
Il modo in cui ogni mattina apriamo la finestra. La pazienza con cui ascoltiamo qualcuno. L’abitudine di attendere chi cammina più piano. Il coraggio di restare anche quando nessuno se ne accorge.
È lì che il cuore decide chi stiamo diventando.
Tornando verso casa vidi la mia ombra allungarsi sull’asfalto. Mi precedeva di qualche passo, come se conoscesse già la strada.
Ebbi il desiderio, per un solo istante, di raggiungerla.
Poi sorrisi.
Compresi che vi sono cose che non siamo chiamati a rincorrere. Dobbiamo soltanto continuare a camminare. Saranno loro, prima o poi, a rallentare il passo fino ad coincidere con il nostro.
Quando rientrai, la casa aveva il medesimo odore del mattino. Ma io non ero più l’uomo che l’aveva lasciata poche ore prima.
Nessuno avrebbe potuto accorgersene.
Eppure, da qualche parte, nel luogo invisibile in cui l’anima custodisce le proprie stagioni, una foglia aveva appena cambiato direzione al vento.
Ora chiudo queste pagine. Esistono trasformazioni tanto silenziose da non lasciare alcun rumore dietro di sé. Soltanto molti anni dopo, voltandoci, comprendiamo che quel giorno qualunque aveva già iniziato a scrivere la persona che saremmo diventati.

Rispondi