13 agosto 2026
Luna calante
La Luna stanotte non sa nulla di noi.
Non conosce i nostri nomi.
Non distingue le finestre dietro cui qualcuno sta facendo l’amore da quelle in cui una persona non riesce a dormire.
Non sa chi abbia avuto ragione.
Chi abbia mentito.
Chi meriti perdono.
Chi dovrebbe chiedere scusa.
Eppure passa sopra tutti.
La sua luce non compila elenchi.
Non seleziona.
Non domanda:
«Tu lo meriti?»
Arriva.
È una forma di innocenza che noi abbiamo quasi dimenticato.
Perché crescendo impariamo a distribuire ogni cosa secondo una contabilità invisibile.
Do se ricevo.
Resto se rimani.
Ti cerco se mi cerchi.
Perdono se comprendi.
Ti concedo dolcezza finché non mi ferisci.
E forse è inevitabile.
Abbiamo bisogno di confini.
Dobbiamo imparare a proteggerci.
Ma esiste una differenza enorme tra proteggersi e trasformare il cuore in un ufficio dove ogni sentimento deve presentare una ricevuta.
La Luna non conosce reciprocità.
Conosce soltanto diffusione.
Il suo chiarore raggiunge perfino chi non alzerà mai gli occhi per ringraziarla.
E continuerà a farlo domani.
Mi domando quanta bellezza avremmo perso se ogni gesto ricevuto nella nostra vita fosse stato preceduto dalla domanda:
«Che cosa avrai da offrirmi in cambio?»
Forse moltissima.
Qualcuno ci ha sorriso senza conoscerci.
Qualcuno ci ha tenuto una porta.
Ci ha lasciato passare.
Ha aspettato cinque secondi.
Ha pronunciato una frase senza sapere che arrivava proprio nel giorno in cui avevamo bisogno di sentirla.
Piccolissime deviazioni nella traiettoria del mondo.
Eppure certe giornate vengono salvate così.
Non attraverso prodigi.
Attraverso esseri umani che, per qualche istante, dimenticano di fare i conti.
La scienza può spiegare perché vediamo la Luna illuminata.
Può descrivere fotoni, superfici, angoli, riflessioni.
Ma nessuna equazione potrà mai decidere che cosa farà quella luce quando entrerà in una stanza.
Per qualcuno sarà soltanto chiarore.
Per qualcun altro diventerà compagnia.
Ed è qui che la fisica termina.
E cominciamo noi.
Forse non possiamo illuminare il mondo.
È una pretesa enorme.
Possiamo però evitare di domandare continuamente al mondo se meriti la nostra parte migliore.
Una parola gentile non ci impoverisce.
Una delicatezza non è una resa.
Essere buoni non significa permettere a chiunque di ferirci.
Significa impedire alle ferite ricevute di scegliere al posto nostro la persona che diventeremo.
Stanotte vorrei imparare questo dalla Luna.
Non essere luce per tutti.
Sarebbe impossibile.
Essere, almeno qualche volta, luce senza motivo.
Senza premio.
Senza ritorno.
Senza sapere nemmeno dove finirà.
Perché forse il bene più puro comincia proprio lì:
quando smette di chiedere chi lo merita
e si domanda soltanto
chi ne ha bisogno.
Se stanotte incontrerai qualcuno
che porta troppo buio,non chiedergli
come ci sia finito.Non tutte le notti
hanno bisogno di spiegazioni.A volte basta una finestra,
un poco di chiarore,
una presenza che non interroghi.E se domani
non ricorderà il tuo nome,va bene così.
La Luna illumina da sempre
senza lasciare firma.
Ogni notte la Luna mostra soltanto una parte di sé.
L’altra continua a esistere, anche quando nessuno la vede.
Completa la frase.
Stanotte la Luna mi ha ricordato che…

Rispondi