17 agosto
Un giorno, molto tempo fa, durava meno.
Non poco tempo fa.
Bisogna andare indietro di centinaia di milioni di anni, quando sulla Terra esistevano mari che non riconosceremmo e nessun essere umano avrebbe potuto contarne le ore.
La Terra ruotava più velocemente.
La Luna era più vicina.
E un anno conteneva più giorni di quelli che conosciamo oggi.
Come facciamo a saperlo?
Una parte della risposta è rimasta dentro la vita.
Alcuni coralli fossili conservano sottilissime bande di crescita. Studiandole, gli scienziati hanno trovato tracce dei cicli quotidiani e annuali di epoche remotissime.
È come se un organismo vissuto in un oceano scomparso avesse continuato, inconsapevolmente, a contare.
Un giorno.
Poi un altro.
E un altro ancora.
Finché la pietra ha preso il posto della vita senza cancellarne completamente il calendario.
C’è qualcosa di vertiginoso in tutto questo.
Il cielo cambia.
La durata dei giorni cambia.
La Luna si allontana.
Gli oceani modificano le proprie rive.
Continenti interi si separano.
E una creatura minuscola lascia nella propria struttura una misura abbastanza precisa da raggiungerci dopo centinaia di milioni di anni.
La vita non aveva bisogno di conoscere il tempo.
Le bastava attraversarlo.
Intanto la Luna continuava a sollevare gli oceani.
Le maree dissipavano energia e rallentavano, infinitesimamente, la rotazione terrestre.
Giorno dopo giorno.
Secolo dopo secolo.
Milione dopo milione.
Nessuno avrebbe potuto assistere al cambiamento.
Troppo lento persino per una civiltà.
Eppure è accaduto.
Sta ancora accadendo.
Forse è questa una delle meraviglie più difficili da comprendere dell’universo:
le trasformazioni immense non sono obbligate ad avere fretta.
Questa sera anche il 17 agosto avrà soltanto ventiquattro ore.
Le consumerà tutte.
Una dopo l’altra.
Poi arriverà l’ultima.
E dopo l’ultima, senza alcuna cerimonia, ne nascerà una che apparterrà già al 18.
Quando sarai vicino al sonno, pensa per un istante a quell’antico oceano.
Non esiste più.
Le sue rive sono scomparse.
Le creature che lo abitavano non hanno più un nome.
Eppure qualcosa ha continuato a contare fino a noi.
Una minuscola riga dentro un corallo.
Un giorno remoto rimasto nella pietra.
La Luna, allora, era un poco più vicina.
Stanotte sarà un poco più lontana.
E tra ciò che si allontana e ciò che rimane, la notte continuerà lentamente a consegnare il tempo alla vita.

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