For the Moon

18 agosto

Ci sono pesci che aspettano che il mare se ne vada.

Sembra il contrario di ciò che dovrebbe fare una creatura nata per l’acqua.

Eppure accade.

Sulle coste della California vive un piccolo pesce chiamato grunion.

In alcune notti, durante particolari maree successive alla Luna piena o nuova, migliaia di esemplari raggiungono la riva trasportati dalle onde.

Poi fanno qualcosa di sorprendente.

Escono dall’acqua.

Le femmine si insinuano nella sabbia bagnata e vi depongono le uova. I maschi le fecondano.

Tutto avviene rapidamente.

Intorno, l’oceano continua a ritirarsi.

Poi i pesci tornano tra le onde.

Ma le uova rimangono.

Sepolte.

Per giorni il mare non le raggiungerà.

Sotto pochi centimetri di sabbia, migliaia di vite continueranno a svilupparsi senza conoscere ancora l’acqua nella quale dovranno abitare.

Aspetteranno.

Non un’ora precisa.

Non una data.

Una marea.

Quando, circa due settimane più tardi, l’acqua tornerà abbastanza alta da raggiungere quei piccoli scrigni sepolti, il movimento delle onde contribuirà alla schiusa.

E ciò che era rimasto nascosto entrerà finalmente nell’oceano.

È difficile immaginare un orologio più meraviglioso.

Non possiede lancette.

Ha un satellite a quasi quattrocentomila chilometri di distanza.

Ha la gravità.

Ha un oceano che si solleva.

Ha una spiaggia che per qualche ora diventa culla.

La Luna non conosce quei pesci.

Non sa che esistono.

Eppure il ritmo del sistema Terra-Luna appartiene alla trama dentro la quale essi hanno imparato a riprodursi.

Forse è questo che For the Moon continua a scoprire sera dopo sera.

La Luna non rappresenta la vita.

Vi partecipa.

Nelle maree.

Nei ritmi.

Negli orientamenti.

Nelle notti durante le quali alcune creature aspettano precisamente ciò che deve accadere.

Tra poco anche il 18 agosto comincerà a ritirarsi.

Prima un’ora.

Poi un’altra.

Finché di questa giornata resterà soltanto ciò che avrà saputo depositare da qualche parte.

E quando arriverà mezzanotte, il 19 non farà alcun ingresso trionfale.

Sarà semplicemente lì.

Come una marea che ritorna.

Stanotte non chiedere al domani di arrivare prima.

Ci sono vite sotto pochi centimetri di sabbia che conoscono una sapienza più antica della fretta.

Non inseguono l’onda.

Aspettano quella giusta.

Poi il mare ritorna.

La sabbia si muove.

Qualcosa si schiude.

E una vita che fino a un istante prima non aveva mai conosciuto l’oceano, improvvisamente comincia a nuotare.

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