For the Moon

21 agosto

La Luna, da lontano, sembra morbida.

Questa è una delle sue più belle illusioni.

La guardiamo e immaginiamo distese di polvere finissima, quasi velluto posato sopra un mondo immobile.

Ma se potessimo raccoglierne una manciata, scopriremmo qualcosa di completamente diverso.

La polvere lunare è ruvida.

Abrasiva.

I suoi granelli non sono stati arrotondati dall’acqua né consumati dal vento, perché lassù non esistono né pioggia né brezze capaci di lavorarli lentamente.

Sono frammenti irregolari.

Spigoli microscopici nati da miliardi di anni di impatti.

Una polvere capace di graffiare visiere, aderire alle tute, infiltrarsi nelle giunture degli equipaggiamenti.

Gli astronauti delle missioni Apollo la portarono inevitabilmente con sé entrando nei moduli.

E accadde qualcosa di ancora più curioso.

Una volta all’interno, dove potevano finalmente percepirla, alcuni descrissero un odore che ricordava la polvere da sparo.

La Luna aveva un odore.

O almeno lo aveva quella polvere appena entrata in contatto con l’ambiente della cabina.

È una frase quasi assurda da pronunciare.

Per millenni l’abbiamo osservata come qualcosa di irraggiungibile.

Poi qualcuno è arrivato fin lassù e ha scoperto che si attaccava agli stivali.

Forse è proprio questo a rendere l’universo ancora più affascinante.

Da lontano possiede geometrie perfette.

Da vicino torna materia.

Roccia.

Granelli.

Superfici imperfette.

La Luna delle poesie e quella dei laboratori non sono due Lune differenti.

Sono lo stesso luogo guardato da distanze diverse.

Una può stare dentro un verso.

L’altra sotto una lente.

E nessuna delle due toglie bellezza all’altra.

Anzi.

Sapere che quel chiarore sospeso sopra di noi possiede una superficie aspra lo rende forse ancora più straordinario.

Perché la bellezza del cosmo non nasce dall’essere levigato.

Nasce dall’essere vero.

Tra qualche ora anche il 21 agosto avrà terminato il proprio passaggio.

Di questa giornata non conserveremo ogni dettaglio.

La maggior parte scivolerà via senza lasciare traccia.

Qualcos’altro, invece, resterà attaccato alla memoria con la tenacia della polvere lunare.

Non necessariamente ciò che avevamo scelto.

Un gesto.

Una frase ascoltata distrattamente.

Un’immagine.

Un istante minuscolo.

Quando stanotte il giorno comincerà a staccarsi da te, non scuoterlo troppo in fretta.

Lascia che cada ciò che deve cadere.

E lascia aderire ciò che vuole restare.

Poi chiudi gli occhi.

La mezzanotte farà il resto.

Domani arriverà senza chiederti di essere perfetto.

Del resto, persino la Luna che da quaggiù sembra levigata dal cielo, vista da vicino è fatta di spigoli.

E continua a essere bellissima.

8 risposte a “For the Moon”

  1. È bello pensare che ciò che ci appare armonioso da lontano, da vicino riveli la sua verità fatta di asperità. Senz’altro vale anche per noi e per i giorni che viviamo. Le imperfezioni non tolgono magia, ci rendono più reali.

  2. Post molto suggestivo. Sono sempre più orgoglioso di essere da tempo un tuo regolare lettore e commentatore.

    1. Non posso che sentirmi onorato…le tue parole sono sempre preziose

      1. Grazie per la risposta! Colgo l’occasione per consigliarti questo splendido libro: https://wwayne.wordpress.com/2026/08/21/ho-avuto-fortuna-o-forse-no/

      2. Grazie del consiglio

  3. Un po’ come quelle persone che fuori sembrano belle e perfette. Sorridono, cantano, ballano.
    E poi dentro convivono con dolori che nemmeno immaginiamo. Hanno un’anima ruvida non perché siano cattive, ma perché il dolore ha grattato qua e là togliendo quella morbidezza.
    Non si parla di marciumi. No. Quelli sono gli ipocriti, i falsi, i manipolatori e via dicendo.
    No no.
    Parlo proprio di quelle persone belle, belle come la Luna, ma che poi scopri meravigliose perché sanno gestire cose che la maggior parte non potrebbe.
    Mi piacciono quelle persone… e mi piace il tuo scritto lunare! 😉

    1. Credo che tu abbia toccato una delle differenze più difficili da riconoscere nelle persone… c’è una ruvidità che nasce dalla durezza e una che nasce dall’essere sopravvissuti alla durezza. Da fuori possono perfino somigliarsi. Ma la seconda, se hai la pazienza di avvicinarti, conserva una tenerezza quasi intatta nei punti in cui il dolore non è riuscito ad arrivare.

      Sono proprio queste le persone che amo di più…quelle che continuano a sorridere senza usare il sorriso per nascondersi, che hanno attraversato stanze buie senza imparare il buio, che sono state graffiate dalla vita e hanno scelto di non diventare ciò che le ha ferite.

      E allora sì, sono un po’ come la Luna…da lontano vediamo la luce. Bisogna avvicinarsi per scoprire i crateri.
      È proprio lì, dove la superficie ha smesso di essere perfetta, che comincia la parte più autentica della bellezza.

      Il tuo commento non ha soltanto letto il mio scritto. È andato a vedere cosa c’era dall’altra parte. E questo, per chi scrive, è un regalo raro. La tua natura lascia sempre tracce evidentissime nella tua scrittura. Come la prima volta che ho letto di te.

Rispondi

Il mio Blog

Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.

Iscriviti

Scopri di più da Silenzio Letteraio - Nel Silenzio del Tempo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere