Estemporaneo

·

Ogni tanto io e Luana ci concediamo una cena fuori.

Lasciamo a casa gli orari, le responsabilità, le domande dei figli. Per qualche ora torniamo semplicemente a essere noi due.

Niente di speciale.

Un tavolo.

Due piatti.

Il tempo che, finalmente, smette di correre.

Sono quei momenti in cui le giornate si raccontano da sole, senza bisogno di fare domande. Basta uno sguardo per capire cosa è stato difficile e cosa, invece, merita ancora un sorriso.

Respira.

Lo faccio.

Per la prima volta da stamattina.

Fuori dal ristorante l’estate è ancora sveglia.

Le persone passeggiano lentamente.

Qualcuno ride.

Qualcuno saluta.

Poi lo vedo.

Cammina piano.

Tra le mani tiene un mazzo di rose.

Sempre lo stesso.

Ogni tavolo.

Lo stesso sorriso.

La stessa domanda, pronunciata con una gentilezza che non ha mai imparato a diventare invadenza.

Molti abbassano gli occhi.

Qualcuno fa un cenno con la mano.

Qualcun altro continua a parlare fingendo che non esista.

Lo stai guardando.

Sì.

Perché ogni volta mi succede la stessa cosa.

Non riesco a vedere soltanto le rose.

Vedo il viaggio.

Le rinunce.

Le sere passate a camminare tra persone che, quasi sempre, vedranno il fiore…

ma non chi lo stringe.

Non conosci la sua storia.

È vero.

E non voglio inventarla.

Mi basta quello che vedo.

Un ragazzo lontano da casa.

Che continua a regalare un sorriso anche dopo l’ennesimo rifiuto.

Come se avesse deciso che la gentilezza non dovesse mai dipendere dalla risposta degli altri.

Arriva al nostro tavolo.

Ci guarda.

Sorride.

«Una rosa?»

Guardo Luana.

Lei sorride.

Sa già.

Prendo la rosa.

Non per il fiore.

Per lui.

La appoggio davanti a lei.

Lui ci ringrazia con un leggero inchino.

Poi riprende a camminare.

Verso un altro tavolo.

Verso un altro possibile “no”.

Con lo stesso identico sorriso.

Lo seguo con gli occhi finché non si confonde tra la gente.

E penso che, forse, tutti crediamo che quel ragazzo passi le serate a vendere rose.

Io credo faccia qualcosa di molto più difficile.

Ogni sera attraversa decine di tavoli continuando a credere nelle persone.

Nonostante tutto.

Torno a guardare Luana.

La rosa è lì.

Tra noi.

Lui, invece, è già davanti a un altro tavolo.

A un altro sorriso.

A un altro rifiuto da accogliere con la stessa educazione.

Resto a seguirlo ancora per qualche secondo.

Poi abbasso gli occhi sulla rosa.

E, per la prima volta…

non riesco più a capire chi, quella sera, abbia fatto davvero il regalo a chi.

2 risposte a “Estemporaneo”

  1. Saper guardare dietro a ciò che si presenta davanti è un’arte che solo le anime sensibili come le tue sanno fare

    1. Mi soffermo spesso in dettagli che tanti e non tutti spesso ignorano. Fortunatamente non sono l’unico….

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