Stregato dalla Luna

·

Stasera ti ho trovata subito.

Non ho dovuto cercarti.

Eri lì.

Alta.

Nitida.

Con quella tua maniera quasi irritante di sembrare sempre la stessa.

Sempre la stessa.

Ti guardo e questa frase comincia a disturbarmi.

Perché so che non è vero.

Cambi continuamente.

Solo che lo fai abbastanza lentamente da ingannare i miei occhi.

Forse è questo che mi hai fatto pensare stasera.

Che le trasformazioni più profonde non fanno rumore.

Non bussano.

Non annunciano il proprio arrivo.

Accadono.

Un millimetro alla volta.

E quando finalmente ce ne accorgiamo…

siamo già diventati qualcun altro.

Mi domando quante volte sia successo a me.

Quanti uomini abbiano abitato questo stesso nome.

Francesco.

Uno soltanto sulla carta.

Ma dentro…

Dio.

Quanta gente.

C’è stato quello che credeva di avere tempo.

Tantissimo tempo.

Lo spendeva con una generosità quasi offensiva.

Rimandava.

Correva.

Si arrabbiava per cose che oggi faticherebbe persino a ricordare.

Credeva che alcune persone sarebbero rimaste esattamente dove le aveva lasciate.

Che certi luoghi avrebbero continuato ad aspettarlo.

Che avrebbe avuto sempre un’altra occasione.

Lo guardo da qui, qualche volta.

Non con nostalgia.

Con tenerezza.

Vorrei quasi avvicinarmi.

Mettergli una mano sulla spalla.

Non per avvertirlo.

No.

Sarebbe crudele raccontargli tutto.

Vorrei soltanto dirgli:

piano.

Non saprebbe cosa significa.

Forse sorriderebbe.

Probabilmente non mi ascolterebbe.

Ed è giusto così.

Poi ce n’è stato un altro.

Più duro.

Uno che aveva già capito che la vita sa togliere.

Cominciava a conoscere quella strana geometria delle assenze…

lo spazio che una persona può continuare a occupare proprio quando non c’è più.

Quello aveva imparato qualcosa.

Ma aveva anche perso qualcosa.

È sempre così?

Per imparare dobbiamo lasciare qualcosa lungo la strada?

Ti guardo.

Naturalmente non rispondi.

Ormai conosco il trucco.

Sei bravissima.

Rimani in silenzio…

e costringi me a continuare.

Stregato dalla Luna.

Sì.

Perché con te succede questa cosa assurda.

Alzo gli occhi per guardare lontano…

e finisco sempre per incontrare qualcosa vicinissimo.

Me.

Ma non quello di adesso soltanto.

Tutti.

Il ragazzo.

L’uomo che voleva diventare.

Quello che poi è diventato davvero.

Quello che ha sbagliato.

Quello che ha chiesto scusa troppo tardi.

Quello che qualche volta non l’ha chiesto affatto.

Quello che ha avuto paura.

Quello che ha fatto finta di non averne.

Quello che ha amato male.

Quello che ha imparato ad amare diversamente.

Quello convinto di aver capito tutto…

prima che la vita gli cambiasse nuovamente le domande.

Mi fa impressione pensare che nessuno di loro sia completamente scomparso.

Sono ancora qui.

Da qualche parte.

Come stanze di una casa nella quale continuo ad abitare.

Alcune le apro spesso.

Altre quasi mai.

In qualcuna non entro da anni.

Ma basta pochissimo.

Una canzone.

Un odore.

Una strada.

Una fotografia trovata senza cercarla.

E improvvisamente una porta si apre.

Eccomi di nuovo lì.

Con un’età che non possiedo più.

Con problemi che allora sembravano enormi.

Con persone che allora erano quotidiane.

Con una voce diversa.

Un corpo diverso.

Una quantità scandalosa di futuro davanti.

È strano.

Nei ricordi non invecchiamo.

Questa cosa mi trafigge un poco.

Dentro una fotografia qualcuno continuerà ad avere trent’anni anche quando noi ne avremo ottanta.

Dentro una canzone una sera non finirà mai.

Dentro un profumo una persona potrà continuare a entrare in una stanza che non esiste più.

Il tempo porta via moltissimo.

Ma è incapace di portare via tutto.

Forse è questa la sua sconfitta.

Una piccola nuvola ti raggiunge.

Passa lenta.

Quasi trasparente.

Per un momento cambia il tuo colore.

E penso che anche noi siamo fatti così.

Attraversati.

Dalle persone.

Dalle giornate.

Dalle ferite.

Dalle felicità.

Niente passa davvero attraverso di noi senza lasciare almeno una sfumatura.

Anche gli incontri brevissimi.

Qualcuno dice una frase.

Poi scompare dalla nostra vita.

E quella frase resta.

Assurdo.

La persona magari non saprà mai di aver spostato qualcosa dentro di noi.

Quante parti di me appartengono inconsapevolmente agli altri?

Questa domanda…

questa mi piace.

Un modo di dire imparato da qualcuno.

Un gesto.

Una prudenza nata da una ferita.

Un coraggio ricevuto da una mano sulla spalla.

Una canzone amata perché qualcuno ce l’ha fatta ascoltare.

Un posto diventato importante perché lì, una volta, eravamo felici con una persona.

Forse siamo molto meno individuali di quanto ci piace credere.

Siamo pieni di impronte.

Alcune leggere.

Altre profonde.

Qualcuna bellissima.

Qualcuna avremmo preferito non riceverla.

Ma persino quella…

ha partecipato alla nostra forma.

Ti guardo ancora.

La nuvola è passata.

Tu sembri di nuovo quella di prima.

Ma non lo sei.

Non esattamente.

E nemmeno io sono quello che ha iniziato a guardarti qualche minuto fa.

Mi piace questa idea.

Che cambiamo anche mentre crediamo di essere fermi.

Forse diventare grandi non è aggiungere anni.

È cambiare il peso delle cose.

A vent’anni vuoi essere visto.

Poi cominci a desiderare di essere compreso.

Più avanti…

forse desideri soltanto essere riconosciuto.

Non per quello che fai.

Non per quello che riesci a mostrare.

Riconosciuto.

Come quando qualcuno ti guarda in una giornata storta, mentre sei intrattabile, stanco, confuso…

e non scappa dall’immagine meno riuscita di te.

Rimane.

Perché sa che quella è soltanto una sera.

Non tutta la tua storia.

Quanto è raro qualcuno che conosca abbastanza versioni di noi da non giudicarci dall’ultima.

Questa frase me la tengo.

Forse amare a lungo significa anche diventare custodi delle persone che l’altro è stato.

Ricordargliele.

Tu una volta facevi così.

Ti ricordi quanto eri felice quel giorno?

Questa canzone ti piaceva.

Qui avevi paura.

Quella volta sei stato coraggioso.

Che forma meravigliosa di intimità.

Qualcuno che possiede pezzi della nostra memoria.

Che ha visto versioni di noi ormai irreperibili.

Qualcuno davanti al quale possiamo cambiare…

senza doverci presentare di nuovo.

E improvvisamente penso che forse è questo che vorrei dal tempo.

Non che mi risparmi.

Non mi interessa.

Faccia pure.

Metta rughe.

Tolga capelli.

Rallenti qualcosa.

Cambi il volto.

Faccia il proprio mestiere.

Vorrei soltanto che non mi rendesse estraneo a me stesso.

Vorrei riuscire a guardare l’uomo che ero senza vergognarmene.

Anche quando era ingenuo.

Anche quando sbagliava.

Anche quando aveva idee che oggi non riconoscerei.

Perché senza di lui…

io non sarei arrivato qui.

Abbiamo una strana crudeltà verso le nostre vecchie versioni.

Le giudichiamo possedendo informazioni che loro non avevano.

Non è leale.

Quel ragazzo fece quello che riusciva a fare con il cuore, la paura e la quantità di mondo che conosceva allora.

Come me adesso.

Questa cosa cambia tutto.

Perché significa che anche l’uomo che sono stasera…

un giorno verrà guardato da un altro me.

Magari sorriderà di alcune mie convinzioni.

Avrà capito cose che io ancora non vedo.

Avrà perdonato qualcuno che io non riesco ancora a perdonare.

Avrà perso qualche paura.

Ne avrà acquistate altre.

E vorrei chiedergli una cosa.

Una soltanto.

Non essere troppo severo con me.

Sto facendo quello che posso.

Con quello che so.

Con ciò che amo.

Con quello che mi manca.

Con le mie contraddizioni.

Con qualche ferita ancora capace di cambiare il tempo dentro una giornata.

Con una quantità di speranza che, nonostante tutto…

continua ostinatamente a presentarsi.

Ti guardo.

Adesso sei più bassa.

Il cielo intorno è diventato più scuro.

O forse sono i miei occhi ad essersi abituati.

Ancora una volta non so bene quando sia successo.

Ecco.

È proprio questo.

Non ci accorgiamo del momento esatto in cui cambia la luce.

Non sentiamo crescere i figli.

Non vediamo invecchiare chi incontriamo ogni giorno.

Non percepiamo il nostro volto modificarsi.

Non sappiamo indicare la mattina precisa in cui abbiamo smesso di essere la persona di prima.

Accade piano.

Così piano…

che la vita riesce a trasformarci mentre siamo occupati a viverla.

E allora stasera non voglio chiederti di fermare niente.

Sarebbe inutile.

E forse anche ingiusto.

Voglio cambiare.

Voglio ancora sorprendermi di me.

Voglio arrivare in luoghi interiori che oggi non conosco.

Voglio cambiare idea.

Imparare.

Disimparare.

Ammorbidire qualche angolo.

Conservare qualche difetto.

Perderne altri.

Voglio diventare.

Ancora.

Ma c’è una cosa che vorrei non perdere.

Una soltanto.

Questa capacità quasi infantile di alzare gli occhi.

Di trovarti.

E di permettere a qualcosa di apparentemente lontanissimo…

di entrare così profondamente.

Forse un giorno sarò molto diverso dall’uomo che ti sta guardando stasera.

Spero di sì.

Sarebbe triste attraversare gli anni senza esserne attraversati.

Ma quando quell’uomo arriverà…

quando avrà sul volto tutto il tempo che io ancora non conosco…

vorrei che una sera uscisse.

Senza motivo.

Alzasse la testa.

Ti trovasse lì.

E per qualche secondo…

in mezzo a tutti gli uomini che nel frattempo sarà diventato…

riconoscesse anche me.

Non il mio volto.

Non questa età.

Non ciò che possiedo adesso.

Me.

Quello che questa sera è rimasto fermo sotto di te abbastanza a lungo da capire una cosa.

Non dobbiamo restare gli stessi per non perderci.

Forse è esattamente il contrario.

Dobbiamo avere il coraggio di cambiare…

e lasciare da qualche parte, dentro di noi, una piccola luce accesa.

Perché tutte le persone che siamo stati possano ritrovare la strada.

Stregato dalla Luna.

Anche stasera.

Perché tu sembri sempre la stessa…

e invece continui a cambiare.

Come me.

Come tutti.

E improvvisamente non ho più paura di diventare qualcuno che ancora non conosco.

Mi basta sapere che, da qualche parte dentro quell’uomo…

rimarrà una finestra.

Una notte.

Il cielo.

E questo mio vecchio vizio di cercarti.

Così, quando un giorno alzerà gli occhi e ti vedrà…

non dovrà ricordarsi chi ero.

Gli basterà sentire qualcosa muoversi dentro.

E capire…

senza sapere perché…

che sono ancora lì.

2 risposte a “Stregato dalla Luna”

  1. Stasera ha stregato anche me questa luna attraverso le tue parole

    1. Sono contento….

Rispondi

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