Stasera sei arrivata prima di me.
O almeno mi piace pensarlo.
…
Sono uscito…
e tu eri già lì.
Come qualcuno che non ha bisogno di chiedere a che ora torni.
Aspetta.
Senza impazienza.
Senza rimprovero.
…
Ti guardo.
Sei pallida stasera.
Non hai quella luce arrogante delle notti in cui sembri voler possedere tutto il cielo.
Stai in disparte.
Quasi appoggiata al buio.
…
E non so perché…
ma mi viene voglia di sorridere.
Niente di particolare.
Nessun pensiero preciso.
Sorrido.
…
Mi accorgo che questa cosa mi sorprende.
Ed è assurdo.
Dovrebbe essere normale stare bene senza una ragione.
E invece quando succede cominciamo immediatamente a cercarla.
…
Perché sono felice?
…
Che domanda strana.
Come se la felicità dovesse presentare i documenti.
…
Ti guardo ancora.
E mi domando se siamo diventati incapaci di accettare una cosa bella senza interrogarla.
Quando arriva il dolore non chiediamo il permesso di sentirlo.
Ci entra dentro.
Occupa.
Sposta.
Pretende.
La felicità invece…
quella la controlliamo.
…
Quanto durerà?
…
Ecco.
Riusciamo a rovinarla persino mentre sta entrando.
…
Questa cosa mi fa quasi tenerezza.
Siamo così spaventati dall’idea di perdere ciò che ci fa stare bene…
che qualche volta cominciamo a perderlo prima.
…
C’è un’aria leggera stasera.
La sento sulle braccia.
Non è fredda.
Non è calda.
È semplicemente piacevole.
…
Piacevole.
Una parola piccola.
Quasi insignificante.
Eppure adesso mi sembra bellissima.
Perché non tutto deve sconvolgerci.
Non tutto deve diventare memorabile.
Esistono momenti che non chiedono di essere ricordati.
Chiedono soltanto di essere vissuti.
…
Questo potrebbe essere uno di quelli.
…
Nessuno sta suonando una musica perfetta.
Nessuno sta correndo verso di me sotto la pioggia.
Non c’è una frase destinata a cambiare la mia vita.
Niente rallenta.
Nessuna cinepresa invisibile gira intorno a questo momento.
…
Sono soltanto qui.
Respiro.
Guardo la Luna.
Da qualche parte sento un rumore di piatti.
Una macchina passa lontano.
Qualcuno chiude una finestra.
Il mondo continua senza preoccuparsi minimamente del fatto che io lo stia osservando.
…
Ed è bellissimo proprio per questo.
…
Forse abbiamo fatto un torto enorme alla felicità.
L’abbiamo raccontata troppo grande.
…
Ce l’hanno descritta come una vetta.
Un traguardo.
Una condizione da raggiungere.
Quando avrò…
Quando riuscirò…
Quando finalmente…
…
Sempre dopo.
La felicità sembra abitare continuamente qualche chilometro più avanti.
E noi corriamo.
…
Poi raggiungiamo qualcosa.
Per qualche minuto siamo contenti.
E immediatamente spostiamo il confine.
Ancora avanti.
…
Che mestiere faticoso abbiamo inventato.
…
Ti guardo.
Tu non vai da nessuna parte.
Eppure non sembri in ritardo.
…
Questa cosa mi fa male in un punto dolce.
…
Forse sono io che ho corso troppo qualche volta.
Non con le gambe.
Dentro.
…
Essere già nel giorno successivo mentre quello presente non era ancora finito.
Pensare alla prossima cosa durante quella che stavo vivendo.
Aspettare venerdì.
Aspettare l’estate.
Aspettare una risposta.
Aspettare che qualcosa cambiasse.
…
Aspettare.
Aspettare.
Aspettare.
…
E intanto la vita passava accanto con una discrezione quasi offensiva.
…
Magari era proprio lì.
Dentro una cena qualsiasi.
In qualcuno che rideva.
In una stanza disordinata.
Nel rumore della casa.
In una telefonata senza importanza.
In una domenica durante la quale non era successo assolutamente niente.
…
Quanto vorrei poter tornare dentro alcuni di quei niente.
…
Non per cambiarli.
Questa volta no.
Soltanto per sapere che erano qualcosa.
…
Mi sederei.
Guarderei meglio.
Non direi a nessuno che arrivo dal futuro.
Non servirebbe.
…
Ascolterei.
…
È una cosa che nei ricordi non possiamo più fare davvero.
Ascoltare senza sapere cosa accadrà dopo.
…
Quando ricordiamo, conosciamo già il seguito.
Ed è questa conoscenza che cambia tutto.
…
Una risata che allora era soltanto una risata…
oggi può diventare preziosa.
Una persona seduta davanti a noi…
oggi può diventare un miracolo.
Una casa che ci sembrava troppo piccola…
oggi potrebbe contenere un universo intero.
…
E noi eravamo lì.
…
Questo pensiero mi stringe.
Non voglio però diventare triste.
No.
Stasera non te lo permetto.
…
Perché se è vero che alcune felicità le riconosciamo soltanto dopo…
allora ce ne saranno altre che stanno accadendo adesso.
…
Adesso.
…
Questa parola improvvisamente diventa enorme.
…
E se fossi felice proprio adesso?
…
Non felice di tutto.
Sarebbe infantile.
Ho pensieri.
Preoccupazioni.
Cose che vorrei diverse.
Domande che non hanno ancora trovato posto.
Qualche stanchezza.
Qualche ferita che sa ancora farsi sentire quando cambia il tempo dentro di me.
…
Ma chi ha deciso che per essere felici debba essere tutto a posto?
…
Forse è questa la trappola.
Aspettiamo una vita senza crepe per concederci il diritto di stare bene.
…
Quella vita non arriverà.
…
Ci sarà sempre qualcosa.
Una paura.
Una scadenza.
Un problema.
Qualcuno per cui preoccuparsi.
Un conto da pagare.
Un desiderio ancora lontano.
Un pezzo mancante.
…
Allora forse la felicità non è quando finalmente tutto tace.
Forse è una voce che dobbiamo imparare a riconoscere mentre il resto continua a fare rumore.
…
Ti passa davanti una nuvola.
Piccola.
Questa volta non mi interessa aspettare che se ne vada.
Sei bella anche così.
…
Mi viene da ridere.
Forse sto imparando qualcosa.
…
No.
Non diciamolo troppo forte.
Rovinerei tutto.
…
Resto.
…
Penso alle cose che possiedo senza averle mai comprate.
…
Una voce che conosco.
Qualcuno che sa come sto dal modo in cui dico pronto.
Un nome che posso chiamare quando ho bisogno.
Una porta dietro la quale non devo chiedere il permesso di entrare.
Qualcuno che conosce i miei difetti e non sembra particolarmente impressionato.
Una risata che riesce ancora a sorprendermi.
Una persona alla quale posso raccontare una sciocchezza sapendo che la ascolterà come se fosse importante.
…
Che patrimonio assurdo.
…
E non compare da nessuna parte.
…
Forse le nostre ricchezze più grandi hanno questo difetto:
non fanno estratto conto.
…
Per questo ce ne dimentichiamo.
…
Mi domando quante cose della mia vita di oggi un giorno rimpiangerò.
Questa domanda mi spaventa.
Ma voglio tenerla.
…
Quale rumore?
Quale abitudine?
Quale volto?
Quale fastidio persino?
…
Cosa darei, tra molti anni, per poter tornare esattamente in questa giornata che oggi considero normale?
…
Questa.
Non una migliore.
Questa.
…
Con le sue imperfezioni.
Con quello che non è andato come volevo.
Con le cose ancora da sistemare.
Con le persone esattamente all’età che hanno oggi.
…
Ecco.
…
Le persone esattamente all’età che hanno oggi.
…
Questa frase mi ferma.
…
Perché domani avranno un giorno in più.
Sembra niente.
Lo è.
Eppure non torneranno mai più ad avere precisamente questa età.
Nemmeno io.
…
Allora questa sera è irripetibile.
Non perché sia speciale.
Proprio perché non lo è.
…
Dio…
quante cose irripetibili abbiamo chiamato normali.
…
Ti guardo.
Adesso sembri più luminosa.
Probabilmente sono soltanto cambiati i miei occhi.
Con te succede spesso.
…
Stregato dalla Luna.
Forse è anche questo.
Guardare qualcosa che non cambia…
finché a cambiare è il modo in cui guardo tutto il resto.
…
Non voglio più domandarmi se sono felice.
Almeno non stasera.
È una domanda troppo grande.
E le domande grandi qualche volta schiacciano le risposte piccole.
…
Preferisco chiedermi:
c’è qualcosa, proprio adesso, che mi dispiacerebbe perdere?
…
Sì.
…
Allora basta.
…
Non significa che tutto vada bene.
Significa che qualcosa è bene.
Ed è diverso.
Molto diverso.
…
Forse posso cominciare da lì.
…
Da una presenza.
Da una voce.
Da questa sera.
Da ciò che continua ad esserci mentre io sono occupato a desiderare ciò che manca.
…
Quanto spazio concediamo alle mancanze.
Sono rumorose.
Entrano.
Pretendono attenzione.
…
Le presenze invece sono educate.
Rimangono.
E proprio perché rimangono…
rischiamo di non sentirle più.
…
Stasera voglio sentirle.
Una per una.
…
Non nominarle.
Non contarle.
Sentirle.
…
Come si sente il calore di una stanza dopo essere stati fuori al freddo.
…
Forse la felicità è meno luminosa di quanto pensassi.
Non abbaglia.
Non arriva con le fanfare.
Non ci mette necessariamente in ginocchio.
…
Qualche volta si siede accanto.
Non dice niente.
Aspetta che ce ne accorgiamo.
…
E noi possiamo trascorrere anni senza voltarci.
…
No.
Non stanotte.
…
Stanotte mi volto.
…
Ti guardo ancora.
E improvvisamente non ho bisogno che accada qualcosa.
Questa sensazione…
questa sì che non la provo spesso.
…
Non desiderare che il momento successivo sia migliore.
Non chiedere al presente di diventare altro.
Non trattarlo come una sala d’attesa.
…
Restare qui.
…
Esattamente qui.
…
Con quello che c’è.
…
Forse domani tornerò a correre.
Probabile.
Tornerò a desiderare.
A progettare.
A preoccuparmi.
A pensare a ciò che manca.
Sono fatto così.
…
Ma stasera mi hai fregato.
…
Per qualche minuto mi hai costretto a guardare ciò che non manca.
…
E c’è molto più di quanto ricordassi.
…
Stregato dalla Luna.
Sì.
Perché sei lassù da sempre…
e ancora riesci a farmi scoprire qualcosa che avevo davanti.
…
Adesso potrei entrare.
Ma rimango ancora un momento.
Non voglio portarmi via questa sensazione troppo in fretta.
…
C’è una domanda che vorrei lasciare qui.
Non per te.
Per me.
Per domani.
Per tutte quelle giornate in cui sarò troppo occupato a cercare la felicità per accorgermi che magari mi sta camminando accanto.
…
Quando penserò che manca ancora qualcosa…
quando dirò appena succede questo…
quando sposterò nuovamente la vita qualche metro più avanti…
vorrei ricordarmi di questa sera.
Di te.
Del rumore lontano dei piatti.
Dell’aria sulle braccia.
Di una macchina passata senza importanza.
Di niente.
…
Di questo meraviglioso niente.
…
Perché potrebbe arrivare un giorno in cui darei qualsiasi cosa per riaverlo.
E allora…
prima che diventi nostalgia…
prima che il tempo gli cambi nome…
prima che ciò che possiedo oggi diventi qualcosa che cercherò ieri…
lasciami fare una cosa semplicissima.
…
Lasciami riconoscerlo.
…
Non dirò che sono felice.
È troppo grande.
Non voglio spaventare questo momento.
Mi basta guardare quello che c’è…
abbassare finalmente la voce…
e sussurrare:
se un giorno mi mancherà questa vita…
allora significa che, almeno per questa sera,
ero già dentro qualcosa che valeva la pena amare.

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