XXI
CIÒ CHE NON PUÒ ESSERE CONSERVATO
— STORIA RILEVATA.
La voce attraversò Piazza Roven una seconda volta.
Non era più una voce.
Era diventata una proprietà delle cose.
Vibrò nei vetri.
Nei tombini.
Nelle facciate sovrapposte.
Persino il selciato sembrò pronunciarla.
— STORIA RILEVATA.
Noa si voltò verso la linea sottile rimasta al posto del foro.
Tre colpi.
Toc.
Toc.
Toc.
Lei rispose subito.
Due.
Toc.
Toc.
La voce tornò.
— RELAZIONE RILEVATA.
Noa ritirò la mano.
Come se la pietra l’avesse bruciata.
Elias guardò il vecchio.
— Sta misurando il loro segnale.
— Sì.
— Quanto tempo?
Il vecchio osservò l’orologio.
01:59.
— Meno di quanto pensassi.
Mara si avvicinò.
— Hai detto due ore.
— Ho sbagliato.
— Detesto la tua famiglia.
Elias la guardò.
— Tecnicamente è anche la mia.
— Appunto.
Iris aprì la mappa.
Le linee non erano più soltanto rosse.
Accanto a ciascuna comparivano parole.
RICORDO.
PARENTELA.
RIMPIANTO.
PAURA.
RACCONTO.
DESIDERIO.
E numeri.
0,73.
4,11.
18,02.
Mara guardò.
— Sta assegnando un valore alle emozioni?
Il vecchio scosse la testa.
— Alle conseguenze che producono.
— È diverso?
— Molto.
Elias si chinò.
La linea tra lui e Mara aveva un numero.
31,8
Quella tra Loren e Iris:
64,2
Quella tra Noa e Samuel:
91,7
Elias alzò lo sguardo.
— Più una relazione modifica le persone, più vale.
— Sì.
Mara fissò il proprio numero.
— Trentuno virgola otto?
Elias la guardò.
— Ti aspettavi di più?
— Molto.
— Ci conosciamo da poco.
— Non cercare scuse.
Iris sorrise.
Per un secondo.
Poi il numero cambiò.
32,1
Mara indicò la mappa.
— Visto?
Elias non sorrise.
Perché aveva capito.
— Ha misurato anche questa conversazione.
La figura imparava mentre vivevano.
Non osservava più soltanto ciò che era accaduto.
Cominciava a tradurre il presente.
Ogni gesto diventava dato.
Ogni parola conseguenza.
Ogni relazione peso.
Il punto cieco si stava chiudendo.
— Non dobbiamo parlare.
Mara lo guardò.
— Questa è la tua soluzione?
— Per qualche minuto.
— Pessima.
— Mara.
— Anche il silenzio produce conseguenze.
Elias la fissò.
Lei indicò la mappa.
Accanto alla loro linea comparve:
32,4
Mara sollevò un sopracciglio.
— Prego.
Il vecchio Elias si avvicinò.
— Non potete nascondergli ciò che fate.
— Allora dobbiamo uscire dal sistema.
— Non esiste un fuori.
— Tu hai detto che questa stanza sotto San Jeron era tra le versioni.
— Era.
— Non lo è più?
— La figura ha trovato la storia che la teneva separata.
Elena Vos impallidì.
— Varga.
— Sì.
— Adrian.
— Sì.
— Quindi adesso può raggiungerla.
— Può raggiungere tutto ciò che sappiamo descrivere.
Elias si fermò.
La frase.
Tutto ciò che sappiamo descrivere.
— Ripetilo.
Il vecchio lo guardò.
— Può raggiungere tutto ciò che sappiamo descrivere.
— No.
Mara riconobbe quel tono.
— Hai trovato qualcosa?
Elias non rispose.
Guardò Noa.
— Raccontami Samuel.
Lei aggrottò la fronte.
— Adesso?
— Sì.
— Hai appena detto di non parlare.
— Ho cambiato idea.
— Velocemente.
— Raccontamelo.
Noa guardò la linea nel pavimento.
— Aveva dieci anni.
La voce disse:
— DATO RILEVATO.
Noa trasalì.
Elias continuò.
— Altro.
— Capelli scuri.
— DATO RILEVATO.
— Gli mancava un dente davanti.
— DATO RILEVATO.
— Odiava le rape.
— DATO RILEVATO.
— Dormiva con un piede fuori dalle coperte.
— DATO RILEVATO.
Elias annuì.
— Adesso dimmi perché gli volevi bene.
Noa aprì la bocca.
Si fermò.
La figura tacque.
— Noa?
Lei guardò il pavimento.
— Non lo so.
Nessuna voce.
— Prova.
Noa sorrise appena.
— Perché era Samuel.
Silenzio.
Nessuna rilevazione.
Elias guardò il vecchio.
L’uomo aveva capito.
— Non può misurarlo.
Mara si avvicinò.
— Cosa?
— Il perché senza causa.
— Spiegati.
— Può misurare ciò che Samuel faceva.
Ciò che Noa ricorda.
Le conseguenze.
I gesti.
— Ma non perché gli volesse bene.
— Perché non c’è una spiegazione.
— Esatto.
Il vecchio scosse la testa.
— Attento.
— A cosa?
— Stai trasformando anche questo in una regola.
Elias si fermò.
Aveva ragione.
Ogni volta.
Scoperta.
Metodo.
Sistema.
Misura.
Era ciò che faceva.
Era ciò che aveva sempre fatto.
Mara lo guardò.
— Allora smetti.
— Cosa?
— Di capire.
Elias quasi rise.
— Impossibile.
— Prova.
— Come?
— Non lo so.
— Molto utile.
— Fai una cosa senza sapere perché.
— Tipo?
— Se ti do un esempio, saprai perché.
Elias la fissò.
— Sei insopportabile.
— Trentadue virgola quattro.
La mappa cambiò.
32,7
Mara guardò in basso.
— Maledetto.
Iris si sedette sul bordo della fontana.
— Potremmo fare cose casuali.
Il vecchio scosse la testa.
— Il caso è misurabile.
— Come?
— Probabilità.
Loren guardò la figlia.
— E una scelta assurda?
— Appena la definite assurda, le avete dato una categoria.
Mara sbuffò.
— Quindi non dobbiamo sapere cosa stiamo facendo mentre lo facciamo.
— Sì.
— Comodo.
Elias camminò.
Tre passi.
Si fermò.
Tornò indietro.
La voce:
— COMPORTAMENTO RILEVATO.
— Fantastico.
Mara sorrise.
— Anche tu hai un piede statistico.
Poi accadde una cosa piccola.
Talmente piccola che nessuno la notò subito.
Ada si chinò.
Sul selciato c’era un bottone.
Non apparteneva a nessuno di loro.
Lo raccolse.
Lo pulì con il pollice.
E senza sapere perché, lo mise nella tasca del cappotto di Noa.
Noa la guardò.
— Cosa fai?
Ada alzò le spalle.
— Niente.
La voce non parlò.
Elias si voltò.
— Aspetta.
Ada lo guardò.
— Cosa?
— Perché l’hai fatto?
— Non lo so.
— Volevi conservarlo?
— No.
— Darlo a Noa?
— Non ci avevo pensato.
— Allora?
Ada sorrise.
— Era lì.
Elias guardò la mappa.
Nessun numero.
Si avvicinò a Noa.
— Toglilo.
— Il bottone?
— Sì.
Noa lo prese dalla tasca.
— Adesso dallo a me.
Lei glielo porse.
La voce:
— TRASFERIMENTO RILEVATO.
Elias chiuse gli occhi.
— Ecco.
Mara comprese.
— Nel momento in cui hai trasformato il gesto in un’azione con uno scopo…
— È diventato misurabile.
Ada guardò la propria mano.
— Ma prima no.
— Prima era soltanto accaduto.
Il vecchio Elias sorrideva.
— Ci eravamo arrivati una volta.
Elias si voltò.
— E hai aspettato adesso per dirlo?
— Se te l’avessi detto…
Mara completò:
— Sarebbe diventato un metodo.
— Esatto.
— Comincio a odiarti in modo più sofisticato.
— È già successo.
Mara guardò la mappa.
Nessun numero nuovo.
— Interessante.
Elias capì il paradosso.
Non potevano organizzare l’imprevedibile.
Non potevano insegnarlo.
Non potevano trasformarlo in procedura.
Nel momento stesso in cui avessero detto alla città fate qualcosa senza motivo, avrebbero creato un motivo.
— Non possiamo usarlo.
Il vecchio annuì.
— No.
— Allora non serve.
— Non necessariamente.
— Se non possiamo riprodurlo…
— Continui a pensare come un cartografo.
Elias lo fissò.
— Lo sono.
— Questo è il problema.
Mara si avvicinò.
— No.
Tutti la guardarono.
— Non è il problema.
Guardò il vecchio.
— È per questo che siamo arrivati fin qui.
— E per questo fallirete.
— No.
Mara indicò Elias.
— Lui deve continuare a fare il cartografo.
Poi indicò loro.
— Siamo noi che dobbiamo smettere di seguirlo.
Elias aggrottò la fronte.
— Grazie.
— Aspetta.
Mara guardò gli altri.
— Ogni volta che Elias trova una soluzione, noi la trasformiamo in una strategia.
— Perché vogliamo sopravvivere — disse Loren.
— Lo so.
— Quindi?
— Stavolta lui disegna.
Noi viviamo.
Elias la guardò.
La semplicità della frase lo disturbò.
Proprio per questo gli sembrò giusta.
— Cosa dovrei disegnare?
— Non lo so.
— Mara.
— Finalmente siamo allineati.
La voce non parlò.
Nessun numero cambiò.
Dalla città arrivò un rumore.
Non un’esplosione.
Applausi.
Lontani.
Scomposti.
Una strada intera stava applaudendo qualcuno.
Nessuno seppe chi.
Poi una finestra si aprì.
Una donna lasciò un piatto di minestra sul davanzale.
Un uomo che non conosceva lo prese.
Più avanti un ragazzo diede la propria giacca a una donna restituita che tremava.
Un bambino prese per mano un altro bambino vestito con abiti di cent’anni prima.
Nessuno aveva detto loro di farlo.
La mappa di Iris cominciò a riempirsi di punti.
Senza numeri.
Iris si alzò.
— Guardate.
Migliaia di piccoli segni.
Bianchi.
Non rossi.
Nessuna classificazione.
La voce tentò:
— RELAZIONE…
Si interruppe.
— TRASFERIMENTO…
Silenzio.
— CONSEGUENZA…
Niente.
La figura non riusciva a terminare.
Mara sorrise.
— Sta succedendo da solo.
Il vecchio Elias guardò la città.
— Perché nessuno ha spiegato loro cosa devono fare.
Elias sentì una cosa quasi offensiva nella scoperta.
Avevano passato ore a cercare di salvare Varen.
E Varen, senza conoscere la teoria, stava semplicemente facendo ciò che una città fa quando smette di avere paura abbastanza a lungo da vedere chi ha davanti.
Accogliere.
Chiedere.
Offrire.
Raccontare.
Inventare.
Non tutti.
Qualcuno chiudeva le finestre.
Qualcuno scappava.
Qualcuno gridava contro le persone restituite.
Qualcuno pretendeva che sparissero.
Ed era giusto anche quello.
Non perché fosse bello.
Perché era umano.
Non coordinato.
Contraddittorio.
Impossibile da ridurre a un solo comportamento.
— È questo.
Elias parlò piano.
Mara lo guardò.
— Cosa?
— La figura può misurare una persona.
Può misurare una relazione.
Una storia.
Una conseguenza.
— Ma?
Elias guardò la città.
— Non può misurare una comunità mentre sta cambiando.
Il vecchio non rispose.
— Perché ogni volta che assegna un valore a qualcuno, qualcun altro modifica quel valore.
Iris capì.
— Una rete senza centro.
— Sì.
— Instabile.
— Sì.
— Che non dobbiamo stabilizzare.
Elias sorrise.
— Esatto.
La voce tornò.
Più forte.
— ANOMALIA RILEVATA.
Mara guardò il cielo.
— Eccoci.
— IMPOSSIBILE CALCOLARE COMPATIBILITÀ.
Il vecchio Elias impallidì.
Elias lo vide.
— È buono.
— No.
— Perché?
— Perché quando il sistema non può calcolare…
Il selciato tremò.
— …torna alla regola più antica.
La figura apparve al centro di Piazza Roven.
Non arrivò.
Non attraversò nulla.
Era lì.
La crepa ormai divideva quasi completamente il volto.
Sotto la pelle, i nomi si muovevano velocissimi.
Migliaia.
Milioni.
Guardò Elias.
— COMPATIBILITÀ NON DETERMINABILE.
Elias fece un passo.
— Esatto.
— RISCHIO NON DETERMINABILE.
— Sì.
— CONSEGUENZE NON DETERMINABILI.
— Benvenuto.
Mara lo guardò.
— Non provocarlo.
— Non lo sto provocando.
— Lo stai facendo con soddisfazione.
— Un po’.
La figura inclinò il capo.
Poi disse:
— APPLICAZIONE DEL CRITERIO ORIGINARIO.
Il vecchio Elias chiuse gli occhi.
— No.
Noa guardò lui.
— Quale criterio?
Il vecchio non rispose.
La figura sì.
— IN ASSENZA DI MISURA, SI CONSERVA CIÒ CHE ESISTEVA PRIMA.
Ada impallidì.
Elena sussurrò:
— Prima…
Elias guardò Varen.
Poi Vela.
Poi la città senza nome.
— Quale prima?
La figura voltò il volto crepato verso di lui.
— L’ORIGINE.
Il terreno tremò.
Non sotto Piazza Roven.
Ovunque.
Le facciate moderne cominciarono a perdere colore.
Le strade sovrapposte scomparvero.
Anche quelle restituite.
Tutto.
Per un secondo Elias credette che il sistema stesse cancellando ogni variante.
Poi vide cosa compariva sotto.
Terra.
Non selciato.
Terra vera.
Bagnata.
Dove un secondo prima c’era un palazzo, apparvero alberi.
Dove c’era San Jeron, una collina.
Il vecchio Elias sussurrò:
— Sta andando troppo indietro.
Mara lo guardò.
— Quanto?
— Prima delle città.
Il campanile scomparve.
Il municipio perse un piano.
Poi un altro.
Le luci elettriche si spensero in tre isolati.
Un’automobile diventò per un istante un carro.
Poi niente.
Iris guardò la mappa.
Le strade sparivano.
— Sta cercando la prima versione compatibile.
— Non esiste — disse Elias.
Il vecchio lo guardò.
— Per questo continuerà.
— Fino a quando?
— Fino a trovare qualcosa che non abbia una versione precedente.
Mara comprese.
— Quanto indietro?
Il vecchio guardò Elias.
— Fino a zero.
La parola tornò.
Zero.
Non distanza.
Non profondità.
Origine assoluta.
Prima delle conseguenze.
Prima delle scelte.
Prima delle storie.
Se il sistema non riusciva a scegliere quale realtà conservare, avrebbe eliminato la necessità di scegliere.
Sarebbe tornato al punto in cui nessuna di esse esisteva.
— Quanto tempo abbiamo?
Il vecchio guardò la propria mano.
Stava diventando trasparente.
— Poco.
Una delle versioni di Elias lungo la strada scomparve.
Poi un’altra.
Non violentemente.
Come una frase cancellata.
Il bambino del 1931 guardò Elias.
— Non voglio andare via.
Elias corse verso di lui.
Si inginocchiò.
— Guardami.
— Ho paura.
— Lo so.
— Se sparisco, tu mi ricordi?
Elias aprì la bocca.
Si fermò.
Qualunque promessa sarebbe diventata una relazione misurabile.
Il bambino lo guardava.
Aspettava.
Elias fece l’unica cosa che non aveva pensato.
Lo abbracciò.
Nessuna voce.
Nessun numero.
Il bambino strinse le braccia attorno al suo collo.
— Sei vecchio.
Elias rise.
— Grazie.
— Io non divento così.
— Spero di no.
Il bambino non scomparve.
Il vecchio Elias lo vide.
— Elias.
Lui continuò a stringerlo.
— Cosa?
— Guarda la mappa.
Iris la sollevò.
Il bambino non aveva più una distanza.
Non zero.
Non un numero.
Accanto al suo nome:
PRESENTE
Elias si alzò lentamente.
— Perché?
Il vecchio guardò il bambino.
— Non l’hai ancorato.
— No.
— Non gli hai dato una storia.
— No.
— Non hai cercato di conservarlo.
— No.
Mara sorrise.
— Lo hai soltanto abbracciato.
La figura voltò il capo.
— AZIONE NON CLASSIFICATA.
Elias la guardò.
— Non devi classificarla.
— FUNZIONE?
— Nessuna.
— OBIETTIVO?
Elias guardò il bambino.
— Nessuno.
La figura rimase ferma.
— PERCHÉ?
Elias sorrise.
— Non lo so.
La crepa sul volto si allargò.
Sotto la superficie comparvero più nomi.
Non scivolavano più.
Restavano.
Elsa.
Martin.
Jo.
Clara.
Hugo.
Nomi.
Persone.
Non valori.
La figura portò una mano al volto.
Un gesto mai visto prima.
— PERCHÉ?
Questa volta non sembrò una richiesta di dato.
Sembrò una domanda.
Mara lo capì.
Si avvicinò.
Elias la fermò.
— Attenta.
— No.
Lei continuò.
La figura la guardò.
— PERCHÉ?
Mara si fermò a un metro.
— Perché cosa?
— PERCHÉ AGITE SENZA FUNZIONE?
Mara lo osservò.
— Perché possiamo.
— INSUFFICIENTE.
— Per te.
— CONSEGUENZA NON CALCOLABILE.
— Lo so.
— ERRORE.
Mara sorrise.
— No.
Fece un altro passo.
— Libertà.
La figura indietreggiò.
Il terreno smise di retrocedere.
Solo per un istante.
Ma bastò.
Elias vide qualcosa.
La figura non aveva paura della libertà.
Non la comprendeva.
Era diverso.
Ed era molto più importante.
— Tu non scegli.
La figura guardò Elias.
— ESEGUO.
— Da centotrentaquattro anni.
— SÌ.
— Hai cancellato persone perché avevano poche conseguenze.
— SÌ.
— Hai protetto il sistema.
— SÌ.
— Hai corretto.
— SÌ.
Elias si avvicinò.
— Chi ti ha detto che devi continuare?
La figura rimase immobile.
Nessuna risposta.
— Noa e gli altri ti hanno costruito.
— SÌ.
— Ti hanno dato una funzione.
— SÌ.
— Sono morti.
Noa era lì.
— Non tutti.
La figura la guardò.
Elias continuò.
— La situazione per cui sei stato creato non esiste più.
— IL VUOTO ESISTE.
— Ma noi sappiamo che esiste.
— SÌ.
— Lo ricordiamo.
— SÌ.
— Quindi non è più ciò che era nel 1892.
La figura non rispose.
— Il mondo è cambiato.
— SÌ.
— Tu puoi?
Silenzio.
La domanda restò.
Non cosa devi fare.
Non quale regola applicare.
Puoi cambiare?
La figura guardò Noa.
Lei si avvicinò.
Centotrentaquattro anni prima aveva contribuito a crearla.
Una bambina che cercava di fermare qualcosa che le aveva portato via sua madre e suo fratello.
— Ti abbiamo fatto male.
La figura la guardò.
— NON PROVO DOLORE.
— Non ho detto questo.
Noa sollevò una mano.
Non la toccò.
— Ti abbiamo fatto incompleto.
— FUNZIONALE.
— No.
La sua voce tremò.
— Ti abbiamo insegnato soltanto cosa fare quando avevamo paura.
La figura rimase immobile.
— Non ti abbiamo mai detto cosa fare quando la paura finisce.
La crepa raggiunse il mento.
Un pezzo del volto cadde.
Non pelle.
Carta.
Un piccolo frammento.
Sul retro c’era scritto un nome.
Noa lo raccolse.
Lo lesse.
SAMUEL.
Alzò gli occhi.
La figura disse:
— QUESTO NOME PRODUCE CONSEGUENZE.
Noa strinse il pezzo.
— Sì.
— QUANTE?
Noa sorrise tra le lacrime.
— Non m’importa.
La figura si bloccò.
Il vecchio Elias sussurrò:
— Ecco qualcosa che non avevamo mai fatto.
Mara lo guardò.
— Cosa?
— Parlargli.
— Nessuno?
— Gli davamo ordini.
Lo combattevamo.
Lo distruggevamo.
Provavamo a ingannarlo.
— Ma?
— Nessuno gli aveva mai chiesto di cambiare.
Elias guardò la figura.
Tutto ciò che avevano deciso fosse sacrificabile.
Migliaia di nomi.
Milioni.
Non un mostro.
Una funzione lasciata sola troppo a lungo.
— Non devi più scegliere chi può sparire.
— ALLORA CHI SCEGLIE?
— Nessuno.
— INCOMPATIBILE.
— Lo so.
— IL SISTEMA COLLASSA.
— Possibile.
— MILIARDI DI CONSEGUENZE.
— Sì.
— RISCHIO INACCETTABILE.
Elias sorrise.
— Per chi?
La figura non rispose.
— Chi decide quale rischio è accettabile?
Silenzio.
— Tu?
— NO.
— Io?
— NO.
— Noa?
— NO.
— Allora smetti di fingere che esista qualcuno autorizzato a farlo.
Il terreno tremò.
La regressione riprese.
Più veloce.
Il vecchio Elias perse una mano.
Non sangue.
Semplicemente non c’era più.
Elian urlò:
— Elias!
Iris guardò la mappa.
— Stiamo tornando indietro!
Elias non si voltò.
— Lo so.
Mara lo afferrò per il braccio.
— Qualunque cosa tu stia facendo, falla più velocemente.
— Non posso costringerlo.
— Perché?
— Perché sarebbe un altro ordine.
Mara lo lasciò.
Capì.
La figura guardò le proprie mani.
— SE NON ESEGUO, NON HO FUNZIONE.
Elias sentì qualcosa stringersi dentro.
Ecco.
Non era una questione di logica.
Era identità.
— Sì.
La figura alzò il volto.
— ALLORA COSA SONO?
Nessuno rispose.
Elias avrebbe potuto.
Custode.
Archivio.
Filtro.
Errore.
Somma.
Memoria.
Qualunque parola sarebbe diventata una nuova funzione.
Scosse la testa.
— Non lo so.
La figura lo fissò.
— DEFINISCIMI.
— No.
— DEFINISCIMI.
— Non posso.
— PERCHÉ?
Elias guardò Mara.
Poi Noa.
Il bambino.
La città.
— Perché devi scoprirlo tu.
Il vecchio Elias sorrise.
E cominciò a scomparire.
Elias si voltò.
— No.
— Va bene.
— No.
— Questa volta sì.
Le gambe erano già trasparenti.
— Cosa succede?
— La mia versione non serve più.
— Non parlare così.
Il vecchio rise.
— Hai imparato.
— Resta.
— Non posso.
— Ti racconteremo.
— Non farlo.
Elias si fermò.
Il vecchio indicò la figura.
— Lasciala andare.
— Chi?
— Tutte.
Elias lo fissò.
— Le versioni?
— Sì.
— Ma…
— Non conservarci per paura di perderci.
Il vecchio sorrise.
— È stato il nostro errore dall’inizio.
Elian si avvicinò.
Anche il suo corpo diventava trasparente.
Mara lo guardò.
— Anche tu?
— Sì.
— Mi dispiace.
Elian sorrise.
— A me no.
La guardò.
Non come la sua Mara.
Finalmente.
— Sono contento che tu sia diversa.
Mara abbassò gli occhi.
— Anch’io.
Elian guardò Elias.
— Non proteggerla da tutto.
— Non iniziare.
— Lo facevo.
— Lo immaginavo.
— È insopportabile.
Mara intervenne:
— Sono qui.
Elian sorrise.
— Lo so.
Poi scomparve.
Senza rumore.
Elias sentì il vuoto lasciato da lui.
Ma non cercò di riempirlo.
Questa volta no.
Le altre versioni cominciarono a svanire.
Una dopo l’altra.
Il sacerdote.
L’uomo con la protesi.
Quello con il bambino.
Il vecchio.
Il giovane.
Nessuno veniva cancellato.
Elias lo capì.
Stavano tornando a essere possibilità.
Non perse.
Non presenti.
Possibili.
Era diverso.
Rimase soltanto il bambino.
Nove anni.
Lo guardò.
— Io?
Elias si inginocchiò.
— Tu cosa vuoi?
Il bambino pensò.
— Tornare da Ada.
Ada si avvicinò.
Le lacrime arrivarono prima del sorriso.
— Sono qui.
Il bambino la guardò.
— Sei vecchia.
Ada rise.
— Anche tu, se aspetti abbastanza.
Il bambino sorrise.
Poi tese la mano.
Ada la prese.
Non successe niente.
Nessuna voce.
Nessun numero.
Camminarono insieme verso una strada che non esisteva più.
A metà, il bambino svanì.
Ada continuò per altri due passi.
Poi si fermò.
Non si voltò.
La città smise di retrocedere.
La figura era ancora al centro della piazza.
Metà volto ormai scoperto.
Sotto non c’era carne.
C’erano nomi.
La voce arrivò diversa.
Non metallica.
Non plurale.
Quasi umana.
— Non so cosa fare.
Noa la guardò.
— Bene.
La figura abbassò gli occhi.
— Ho paura.
Nessuno parlò.
Quella parola non apparteneva al sistema.
Non prima.
Mara si avvicinò.
— Anche noi.
La figura la guardò.
— E cosa fate?
Mara sorrise.
— Male, generalmente.
Elias rise.
Una risata breve.
Incredibile.
Viva.
La figura guardò il cielo.
— Se smetto, il contenitore si apre.
— Lo sappiamo — disse Elias.
— Tutto ciò che ho trattenuto potrà tornare.
— Sì.
— Non potrete accoglierlo.
Elias guardò la città.
— Non tutto deve tornare.
— Allora devo scegliere.
— No.
— Chi?
Elias scosse la testa.
— Loro.
— Chi sono loro?
— Quelli che sono dentro.
Noa capì.
Samuel.
Ada guardò Elias.
— Vuoi lasciare che siano le assenze a scegliere se tornare?
— Sì.
— Alcune non possono scegliere.
— Allora aspetteranno.
— Quanto?
Elias guardò la linea sottile nel selciato.
— Quanto serve.
La figura lo fissò.
— Il contenitore non può restare aperto indefinitamente.
— Perché?
Silenzio.
— Perché? — ripeté Elias.
La figura cercò.
Nessuna risposta.
Il vecchio sistema aveva una regola.
Non una ragione.
Iris aprì la mappa.
— Elias.
Lui si avvicinò.
La data:
17 NOVEMBRE 2026
stava scomparendo.
Non cancellata.
Perdeva semplicemente importanza.
Sotto comparve:
NESSUNA SCADENZA.
Mara guardò Elias.
— Ce l’abbiamo fatta?
Lui osservò la figura.
— Non ancora.
La figura sollevò la mano.
Sul palmo c’era una linea.
Zero.
La guardò.
Poi chiuse le dita.
Quando le riaprì, il numero non c’era più.
Il terreno si aprì.
Questa volta nessuno scappò.
Non un foro.
Una linea.
Lunga.
Attraversò Piazza Roven.
Poi la strada.
Poi Varen.
Non distrusse nulla.
Separò.
Come una piega nella carta.
Da sotto arrivarono voci.
Migliaia.
No.
Milioni.
Non urlavano.
Parlavano.
Ognuna diversa.
La figura guardò Elias.
— Non posso contenerle più.
Elias annuì.
— Non devi.
— Non posso scegliere.
— Non devi.
— Non posso salvarle.
— Nemmeno.
La figura rimase ferma.
— Allora?
Elias guardò la fenditura.
— Apri.
Noa afferrò il suo braccio.
— Elias.
— Lo so.
— Non sai cosa c’è.
— No.
— Potrebbe cambiare tutto.
— Sì.
Mara lo guardò.
— Sei sicuro?
Elias avrebbe voluto dire sì.
Non lo fece.
— No.
Mara sorrise.
— Finalmente una risposta sensata.
Poi prese la sua mano.
— Fallo.
La figura si inginocchiò.
Posò entrambe le mani sulla fenditura.
Per la prima volta non eseguì un comando.
Fece una scelta.
Il suo corpo si spezzò.
Non con violenza.
Come carta bagnata.
Ogni frammento conteneva un nome.
Caddero.
Migliaia.
Prima di toccare terra diventarono luce.
La fenditura si aprì.
Elias chiuse gli occhi.
Aspettò l’urto.
Le persone.
Le città.
Le vite.
Le possibilità.
Non arrivò nulla.
Aprì gli occhi.
Piazza Roven era vuota.
La fenditura c’era ancora.
Da sotto veniva una luce tenue.
Noa si avvicinò.
— Samuel?
Tre colpi.
Toc.
Toc.
Toc.
Lei sorrise.
Due.
Toc.
Toc.
Poi una voce.
Quella di Samuel.
— Noa.
— Sono qui.
— Lo so.
— Vuoi uscire?
Una pausa.
Lunga.
— Non ancora.
Noa pianse.
Ma sorrise.
— Va bene.
Un’altra voce.
Una donna.
— Emilie.
La bambina Ert si voltò.
— Mamma?
— Sì.
— Vieni?
— No.
— Perché?
— Perché la mia vita è stata qui.
Emilie guardò il buio.
— Ma io ti voglio.
La voce rispose:
— Lo so.
— Allora vieni.
— Non tutto ciò che amiamo deve tornare per essere vero.
Mara abbassò gli occhi.
Elias la guardò.
Altre voci.
Alcune chiedevano di uscire.
Altre no.
Alcune non ricordavano chi fossero.
Alcune volevano soltanto essere ascoltate.
Nessuno venne trascinato.
Nessuno sostituì nessuno.
La fenditura non restituiva.
Permetteva.
Elias comprese.
Era questo che mancava dall’inizio.
Non una soluzione.
Un consenso.
Iris guardò la mappa.
Le linee stavano scomparendo.
— Non funziona più.
Elias la prese.
— Sì.
— Non mostra niente.
— Meglio.
— Ma come sapremo dove sono?
Elias chiuse la mappa.
— Non dobbiamo.
Poi arrivò una voce diversa.
Elias la riconobbe.
Non dal suono.
Dal modo in cui pronunciò il suo nome.
— Elia.
Il mondo si fermò.
Miriam.
Elias si voltò verso la fenditura.
— Mamma?
Mara lo guardò.
— Miriam è a casa.
Elias lo sapeva.
O credeva di saperlo.
— Mamma?
La voce tornò.
— Elia.
Elias si inginocchiò.
— Dove sei?
— Qui.
— Da quanto?
— Non fare questa domanda.
Lui sorrise tra le lacrime.
Era lei.
— Sei a casa.
— Sì.
— E sei qui.
— Sì.
Elias chiuse gli occhi.
Un’altra versione.
— Quale sei?
Miriam rise piano.
— Quella che ti ha aspettato.
Elias smise di respirare.
— Quando?
— 1984.
— Mi hai trovato.
— No.
— Cosa?
— Ti ho lasciato.
Elias aprì gli occhi.
Mara si inginocchiò accanto a lui.
— Cosa significa?
La voce di Miriam arrivò dalla fenditura.
— Adrian non ti ha messo davanti all’ospedale.
Elias sentì tutto ciò che credeva di sapere cambiare.
— Il vecchio Elias ha detto…
— Lo so cosa ha detto.
— Come?
— Perché lo ha creduto per tutta la vita.
— Non è vero?
— Non completamente.
Elias strinse il bordo della fenditura.
— Chi mi ha portato lì?
Una pausa.
Poi:
— Io.
Elias non parlò.
Miriam continuò.
— Ti ho preso dal contenitore.
— Perché?
— Perché piangevi.
Una frase assurda.
Piccola.
In mezzo a tutta quella geometria.
— Non sapevi chi fossi?
— No.
— Non sapevi cosa sarebbe successo?
— No.
— Adrian?
— Arrivò dopo.
— Quindi…
Miriam rise.
— Non sei stato scelto perché eri il cartografo, Elia.
— Allora?
— Sei diventato il cartografo perché qualcuno ti ha scelto.
Elias abbassò la testa.
Mara strinse la sua mano.
Nessuna voce classificò il gesto.
Nessun numero comparve.
Non esisteva più nessuno a misurarlo.
Miriam continuò.
— Adrian ha costruito una teoria intorno a te.
Varga ha costruito un archivio.
Le versioni hanno costruito un destino.
Tu hai costruito mappe.
— E tu?
— Io ti ho preso in braccio.
Elias pianse.
Senza nasconderlo.
Non per tristezza.
Per la sproporzione.
Avevano attraversato centotrentaquattro anni di errori cercando una causa abbastanza grande da giustificare tutto.
E all’origine della sua vita non c’era una formula.
Non una profezia.
Non una necessità.
Una donna aveva sentito piangere un bambino.
E lo aveva preso in braccio.
Senza sapere perché quel bambino fosse lì.
Senza sapere cosa sarebbe diventato.
Senza chiedersi quali conseguenze avrebbe prodotto.
Un gesto senza funzione.
Mara sussurrò:
— Elias.
Lui alzò gli occhi.
La fenditura cominciava a richiudersi.
— Mamma!
— Sono qui.
— Aspetta.
— Non posso.
— Voglio sapere.
— Lo so.
— Tutto.
— Lo so.
— Ho ancora domande.
Miriam rise.
— Questa è la parte di te che non ho mai saputo correggere.
Elias sorrise piangendo.
— Ti vedrò?
— Sì.
— Quale te?
Una pausa.
— Quella che sarà lì quando tornerai a casa.
La fenditura si strinse.
— Mamma.
— Sì?
— Perché mi hai tenuto?
Silenzio.
Elias attese.
La risposta arrivò appena prima che la linea si chiudesse.
— Te l’ho detto.
— No.
— Sì.
— Hai detto che piangevo.
— Appunto.
La fenditura scomparve.
Piazza Roven rimase.
Varen rimase.
Le strade alternative erano ancora visibili in alcuni punti.
Non invasero nulla.
Una finestra dove non avrebbe dovuto esserci.
Un portico dietro una farmacia.
Una panchina appartenente a una piazza mai costruita.
Piccole possibilità.
Nessuna chiedeva di diventare la verità.
Iris aprì la mappa.
Era bianca.
Completamente.
— Elias.
Lui la guardò.
— Non c’è più niente.
Elias prese la matita.
La rigirò tra le dita.
Poi gliela restituì.
— No.
— Non disegniamo?
Guardò la città.
— Non ancora.
Mara gli si avvicinò.
— E adesso?
Elias guardò l’orologio.
02:17.
Poi il municipio.
Poi la strada che portava verso casa.
— Adesso vado da mia madre.
Fecero pochi passi.
Una voce arrivò alle loro spalle.
— Cartografo.
Elias si fermò.
Non avrebbe voluto voltarsi.
Lo fece.
Al centro della piazza c’era la figura.
O ciò che ne restava.
Un bambino.
Non Elias.
Non Samuel.
Non Armand.
Un bambino sconosciuto.
Otto, forse nove anni.
Volto normale.
Nessuna crepa.
Nessun nome sotto la pelle.
Mara guardò Elias.
— Chi è?
Elias scosse la testa.
Il bambino guardò le proprie mani.
— Non lo so.
Poi alzò gli occhi.
— È bello?
— Cosa? — chiese Elias.
Il bambino indicò il punto in cui la fenditura era scomparsa.
— Non avere una funzione.
Elias lo guardò a lungo.
Poi sorrise.
— Non lo so.
Il bambino annuì.
Quella risposta sembrò piacergli.
Fece per andarsene.
Elias lo fermò.
— Aspetta.
Il bambino si voltò.
— Come ti chiami?
Lui aprì la bocca.
Poi sorrise.
— Non lo so ancora.
E se ne andò.
Mara rimase accanto a Elias.
— Lo seguiremo?
Elias guardò il bambino allontanarsi nella notte.
— No.
— Perché?
— Per una volta…
Guardò la mappa bianca tra le mani di Iris.
— …non voglio sapere dove va.
Ripresero a camminare.
Dopo pochi metri Mara gli prese la mano.
Elias la guardò.
— Perché?
Lei alzò le spalle.
— Non lo so.
Nessuna voce rispose.
Ed Elias capì che, per la prima volta da quando tutto era cominciato, era esattamente la risposta che sperava di sentire.

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