25.
Sono le vittime di femminicidio
registrate dall’inizio del 2026
al 6 settembre secondo FemminicidioItalia.info.
Oggi, al posto di una frase,
scriviamo i loro nomi.
Federica Torzullo
Maria Assunta Currà
Zoe Trinchero
Daniela Zinnanti
Valentina Sarto
Patrizia Lamanuzzi
Drita Mecollari
Loredana Ferrara
Adriana Mazzanti
Stefania Rago
Lyuba Hlyva
Sara Tkacz
Samanta Zironi
Alessandra Bruno
Jahan Hosne Momotay
Islam Arowa Uddin Babul
Mary Elizabeth Hopkins
Luigia Fortunato
Dafne Rebaudo
Tania Sperindio
Daniela Florea
Ornella Forastefano
Tania Terrin
Chenfen Zhao
Lorena Isceri
25 nomi.
Non 25 numeri.
Venticinque.
E davanti a venticinque nomi non voglio più sentire soltanto parole come emergenza, indignazione, cordoglio.
Le istituzioni esistono. Le leggi esistono. Le forze dell’ordine lavorano ogni giorno e spesso intervengono in situazioni difficilissime. Ma esiste anche un dato davanti al quale non possiamo voltarci: continuiamo a contare donne uccise.
E allora qualcosa non basta.
Non basta intervenire quando la violenza è già esplosa. Non basta chiedere a una donna di denunciare se, dopo quella denuncia, non siamo capaci di garantirle una protezione realmente efficace, tempestiva e continuativa. Non basta aumentare le pene se non aumentiamo prevenzione, educazione, ascolto, personale, strutture e capacità di riconoscere il pericolo prima dell’ultimo gesto.
Uno Stato non può promettere che nessun crimine accadrà.
Ma una società civile ha il diritto di pretendere che ogni strumento possibile venga utilizzato perché accada sempre meno.
Venticinque nomi dall’inizio dell’anno, secondo la fonte da cui ho estratto i nominativi per questo elenco.
(FemminicidioItalia.info)
Non userò quei nomi per fare statistica.
Li uso per fare una domanda alle istituzioni, alla politica e anche a tutti noi:
quante donne dobbiamo ancora aggiungere a un elenco prima di decidere che ciò che stiamo facendo non è abbastanza?
Io continuerò a dire NO.
Anche quando sarebbe molto più comodo limitarsi al silenzio.

Potresti stare subendo violenza psicologica se…
La violenza non lascia sempre un livido. A volte modifica lentamente il modo in cui guardi te stessa, fino a farti dubitare perfino di ciò che senti.
- Ti umilia, ti svaluta o ti ridicolizza, anche davanti agli altri.
- Ti fa sentire continuamente in colpa per le sue reazioni.
- Controlla il tuo telefono, i messaggi, i social o le tue password.
- Vuole sapere sempre dove sei, con chi sei e cosa stai facendo.
- Ti allontana progressivamente da amici, familiari o persone importanti per te.
- Trasforma la gelosia in una prova d’amore.
- Ti accusa senza motivo di tradimenti o comportamenti che non hai avuto.
- Minaccia te, le persone che ami, i tuoi animali o se stesso per costringerti a fare qualcosa.
- Ti convince che stai esagerando, ricordando male o inventando ciò che è successo.
- Ti fa sentire incapace di prendere decisioni senza di lui.
- Alterna paura, aggressività, pentimento e promesse che tutto cambierà.
Potresti stare subendo violenza fisica o sessuale se…
Non esiste una violenza fisica abbastanza piccola da dover essere accettata.
- Ti spinge, ti strattona, ti afferra o ti blocca fisicamente.
- Ti schiaffeggia, colpisce, prende a calci o usa oggetti contro di te.
- Rompe o lancia oggetti per intimidirti.
- Ti impedisce di uscire da una stanza, da casa o dall’auto.
- Guida intenzionalmente in modo pericoloso per spaventarti.
- Ti minaccia con armi o con qualunque oggetto possa ferirti.
- Ti impedisce di ricevere cure oppure cerca di nascondere le conseguenze delle aggressioni.
- Ti costringe o ti pressa ad avere rapporti o pratiche sessuali che non desideri.
- Ignora un tuo rifiuto, il tuo disagio o il fatto che tu abbia cambiato idea.
- Usa paura, ricatto, minacce o senso di colpa per ottenere sesso.
Riconosci il controllo prima della violenza
Non esiste un unico “tipo di uomo violento”. Esistono però comportamenti che non dovrebbero essere confusi con amore, carattere o protezione.
- Considera la partner qualcosa che gli appartiene.
- Scambia il controllo per protezione.
- Considera normale decidere con chi lei possa parlare, uscire o lavorare.
- Vive l’indipendenza della donna come una minaccia.
- Giustifica la gelosia come conseguenza dell’amore.
- Attribuisce agli altri la responsabilità della propria rabbia.
- Dopo un’aggressione minimizza: “non è successo niente”.
- Oppure ribalta la responsabilità: “mi hai costretto tu”.
- Chiede perdono senza assumersi realmente la responsabilità di ciò che ha fatto.
- Promette di cambiare soprattutto quando teme che lei possa andarsene.
- Usa denaro, casa, figli o dipendenza economica come strumenti di pressione.
- Non accetta un rifiuto, una separazione o la perdita del controllo sulla relazione.
Se qualcosa ti ha fatto riconoscere la tua storia
Non devi aspettare che accada qualcosa di peggiore per chiedere un consiglio.
1522
Numero Antiviolenza e Antistalking
Gratuito e attivo 24 ore su 24.
Puoi anche utilizzare la chat sul sito ufficiale
1522.eu
.
In caso di pericolo immediato chiama il 112.
Questi segnali non costituiscono un test né una diagnosi. Anche un solo comportamento che ti intimorisce, limita la tua libertà o viola il tuo consenso merita attenzione.

I contenuti informativi di questa sezione sono stati elaborati e riformulati sulla base delle indicazioni e dei materiali istituzionali della Polizia di Stato e del Ministero della Salute. Non costituiscono un test né una diagnosi: vogliono offrire strumenti semplici per riconoscere comportamenti di controllo, abuso e violenza che non dovrebbero mai essere normalizzati.
Fonti: Polizia di Stato – Ministero della Salute – 1522, Numero Antiviolenza e Antistalking.
Rispondi