No Violence ⊘

·

La violenza ha già vinto qualcosa
quando smetti di chiederti
se sia normale.

E cominci soltanto
a chiederti come sopportarla.


“È fatto così”
ha giustificato troppe volte
ciò che nessuno
avrebbe dovuto sopportare


Tre parole capaci di diventare un’assoluzione.

È geloso perché è fatto così. Urla perché è fatto così. Controlla perché è fatto così. Quando si arrabbia perde la testa, poi gli passa.

E mentre cerchiamo una spiegazione per lui, rischiamo di dimenticare ciò che sta accadendo a lei.

Il carattere può spiegare un modo di essere.

Non concede il diritto di umiliare, intimidire, controllare o fare paura.

Non tutto ciò che impariamo a sopportare diventa normale.

A volte siamo soltanto diventati così abituati a qualcosa di sbagliato da non ricordare più quanto ci faceva male la prima volta.

“È fatto così” non può significare “allora tu devi vivere così”.

Potresti stare subendo violenza psicologica se…

La violenza non lascia sempre un livido. A volte modifica lentamente il modo in cui guardi te stessa, fino a farti dubitare perfino di ciò che senti.

  • Ti umilia, ti svaluta o ti ridicolizza, anche davanti agli altri.
  • Ti fa sentire continuamente in colpa per le sue reazioni.
  • Controlla il tuo telefono, i messaggi, i social o le tue password.
  • Vuole sapere sempre dove sei, con chi sei e cosa stai facendo.
  • Ti allontana progressivamente da amici, familiari o persone importanti per te.
  • Trasforma la gelosia in una prova d’amore.
  • Ti accusa senza motivo di tradimenti o comportamenti che non hai avuto.
  • Minaccia te, le persone che ami, i tuoi animali o se stesso per costringerti a fare qualcosa.
  • Ti convince che stai esagerando, ricordando male o inventando ciò che è successo.
  • Ti fa sentire incapace di prendere decisioni senza di lui.
  • Alterna paura, aggressività, pentimento e promesse che tutto cambierà.

Potresti stare subendo violenza fisica o sessuale se…

Non esiste una violenza fisica abbastanza piccola da dover essere accettata.

  • Ti spinge, ti strattona, ti afferra o ti blocca fisicamente.
  • Ti schiaffeggia, colpisce, prende a calci o usa oggetti contro di te.
  • Rompe o lancia oggetti per intimidirti.
  • Ti impedisce di uscire da una stanza, da casa o dall’auto.
  • Guida intenzionalmente in modo pericoloso per spaventarti.
  • Ti minaccia con armi o con qualunque oggetto possa ferirti.
  • Ti impedisce di ricevere cure oppure cerca di nascondere le conseguenze delle aggressioni.
  • Ti costringe o ti pressa ad avere rapporti o pratiche sessuali che non desideri.
  • Ignora un tuo rifiuto, il tuo disagio o il fatto che tu abbia cambiato idea.
  • Usa paura, ricatto, minacce o senso di colpa per ottenere sesso.

Riconosci il controllo prima della violenza

Non esiste un unico “tipo di uomo violento”. Esistono però comportamenti che non dovrebbero essere confusi con amore, carattere o protezione.

  • Considera la partner qualcosa che gli appartiene.
  • Scambia il controllo per protezione.
  • Considera normale decidere con chi lei possa parlare, uscire o lavorare.
  • Vive l’indipendenza della donna come una minaccia.
  • Giustifica la gelosia come conseguenza dell’amore.
  • Attribuisce agli altri la responsabilità della propria rabbia.
  • Dopo un’aggressione minimizza: “non è successo niente”.
  • Oppure ribalta la responsabilità: “mi hai costretto tu”.
  • Chiede perdono senza assumersi realmente la responsabilità di ciò che ha fatto.
  • Promette di cambiare soprattutto quando teme che lei possa andarsene.
  • Usa denaro, casa, figli o dipendenza economica come strumenti di pressione.
  • Non accetta un rifiuto, una separazione o la perdita del controllo sulla relazione.

Se qualcosa ti ha fatto riconoscere la tua storia

Non devi aspettare che accada qualcosa di peggiore per chiedere un consiglio.

1522
Numero Antiviolenza e Antistalking

Gratuito e attivo 24 ore su 24.
Puoi anche utilizzare la chat sul sito ufficiale 1522.eu .

In caso di pericolo immediato chiama il 112.

Questi segnali non costituiscono un test né una diagnosi. Anche un solo comportamento che ti intimorisce, limita la tua libertà o viola il tuo consenso merita attenzione.

I contenuti informativi di questa sezione sono stati elaborati e riformulati sulla base delle indicazioni e dei materiali istituzionali della Polizia di Stato e del Ministero della Salute. Non costituiscono un test né una diagnosi: vogliono offrire strumenti semplici per riconoscere comportamenti di controllo, abuso e violenza che non dovrebbero mai essere normalizzati.

Fonti: Polizia di Stato – Ministero della Salute – 1522, Numero Antiviolenza e Antistalking.

2 risposte a “No Violence ⊘”

  1. 🎀 Questa rubrica puo’ essere utile, ed e’ molto apprezzabile l’intento che la propone ~ 🎀 Mi sento di ribadire che, al netto di casi particolari, la donna puo’ difendersi, ovvero soprattutto PREVENIRE la violenza, in infiniti modi, attraverso la tutela COGNITA di se stessa ~ Il pericolo generalmente si avverte, e si pone SUBITO la distanza da esso ~ Ma a volte prevale altro ~ Ed allora non si vuole, o non si sa, “vedere” ~ 🎀 E’ importante sapersi difendere con l’attenzione ai primissimi segnali, superando l’attrazione contingente …

    1. Paola, comprendo meglio ciò che intendi e condivido profondamente un punto, imparare a riconoscere i primi segnali è fondamentale. Educare alla consapevolezza, alla tutela di sé, a non confondere il controllo con l’amore, la possessività con l’interesse, l’ossessione con la presenza, significa già fare prevenzione.

      Il mio intento con questa rubrica, però, nasce anche da una stanchezza profonda…non voglio più restare in silenzio e non mi bastano più il clamore, il cordoglio, le frasi pronunciate dopo. Per questo sarà il primo elemento che apparirà sul mio sito. Voglio che la parola attenzione sia comprovata dai fatti. Che si agisca con determinazione.

      Perché dopo aver detto a una donna “riconosci il segnale e allontanati”, dobbiamo avere il coraggio di porci una seconda domanda…che cosa accade quando quella donna ci riesce davvero? E molte di loro lo comprendono ma non vengono salvate.

      Se decide di lasciare quell’uomo, se denuncia, se prova a ricostruirsi una vita, non possiamo considerare concluso il nostro compito. È proprio allora che lo Stato deve renderle concretamente possibile essere libera.

      Ed è questo il punto sul quale divento molto più severo.

      Siamo stati capaci, per esempio, di costruire nel tempo un sistema sempre più stringente di norme, controlli e sanzioni per contrastare le morti sulle strade. Lo abbiamo ritenuto necessario perché c’erano vite da salvare. Allora pretendo la stessa determinazione quando la vita minacciata è quella di una donna. Non interventi simbolici, ma strumenti reali, rapidi, verificabili e soprattutto capaci di creare una distanza effettiva dal pericolo.

      Abbiamo conosciuto persino periodi della nostra storia nei quali, davanti a minacce gravissime esempio anni 80/90 guerra stato mafia. Lo Stato ha saputo costruire sistemi di protezione per i pentiti di mafia.. capaci di permettere a una persona di scomparire dalla propria vita precedente e ricominciarne un’altra. Non sto proponendo di replicare automaticamente quei modelli.. sto dicendo che quando uno Stato considera davvero prioritaria una protezione, gli strumenti riesce a immaginarli. Se una donna dev’essere salvata da una violenza o ci occupiamo del colpevole e lo stesso finisce dove merita…o salvaguardiamo la donna e eventuali figli.

      E qui nasce la mia inquietudine.

      Proteggere una donna non può significare dirle soltanto di riconoscere prima il carnefice. Deve significare anche impedire al carnefice, quando il pericolo è accertato nelle forme previste dalla legge, di continuare ad avere accesso alla sua vita.

      Perché altrimenti rischiamo un paradosso terribile.. chiediamo alla donna di trovare il coraggio di andarsene senza garantirle che, dopo essersene andata, possa davvero essere libera. Tante sono morte da separate, divorziate o comunque non più esseri che subiscono. Dove inseriamo queste povere vite…in donne che non hanno avuto il coraggio o nella categoria donne che hanno avuto il coraggio ma non hanno avuto la tutela necessaria per restare in vita?

      Ed è qui che il tuo pensiero e il mio, secondo me, si incontrano..sì, dobbiamo insegnare a vedere i primi segnali. Ma dobbiamo costruire un Paese nel quale riconoscerli serva davvero a salvarsi.

      Il cambiamento non nasce soltanto dalla consapevolezza di dover fuggire. Nasce anche dalla possibilità concreta di poterlo fare senza trascorrere il resto della propria vita voltandosi indietro.

      Ed è questa la domanda che continuo a farmi davanti a ogni nuova vittima…quanto di ciò che chiamiamo “gesto improvviso” era invece un percorso che avevamo già avuto occasione di interrompere?

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