Fuori Posto

·

Certe cose diventano visibili soltanto quando smettono di appartenere al loro posto.

Il limone

Nel carrello davanti al mio c’è un limone.

Uno solo.

Non una busta di limoni.
Non della spesa dimenticata.

Un limone.

È lì, al centro del carrello, con quella sua aria gialla e composta di chi evidentemente non ritiene necessario fornire spiegazioni.

Io invece mi fermo.

Che è già un problema.

Una persona normale vede il limone, prende il proprio carrello e continua a fare la spesa.

Io guardo il limone.

Poi guardo intorno.

Poi di nuovo il limone.

Nessuno arriva trafelato gridando:

— Eccoti!

Il limone resta lì.

Fuori posto.

E questa espressione mi entra in testa con troppa facilità.

Fuori posto.

Conosco la sensazione.

Quella di trovarsi esattamente dove dovresti essere e sentire comunque che qualcosa non coincide.

Il tavolo è quello giusto.

Le persone anche.

Tu sorridi, partecipi, rispondi quando ti parlano.

Eppure dentro sei spostato di due centimetri.

Quanto basta.

Nella vita non esiste una livella per controllare se un essere umano sia perfettamente allineato con il resto del mondo.

Per fortuna.

Vivremmo tutti leggermente inclinati.

Continuo a guardare il limone e comincio persino a provare una certa solidarietà.

In fondo non ha niente che non vada.

È un limone dignitosissimo.

Giallo.

Intero.

Persino bello, se vogliamo entrare nel merito.

Il problema non è lui.

È dove si trova.

Ed eccolo lì, il pensiero.

Passiamo molto tempo a cercare cosa ci sia di sbagliato in noi, quando siamo semplicemente rimasti troppo a lungo in un posto che non ci corrisponde più.

Un lavoro.

Un’amicizia.

Una conversazione.

Un’abitudine.

Una versione di noi stessi.

Non tutto ciò che è fuori posto è sbagliato.

A volte deve soltanto cambiare posto.

Sto per attribuire al limone anche una teoria sull’esistenza quando una signora mi passa accanto.

Guarda me.

Guarda il limone.

Poi torna a guardare me.

Nei suoi occhi leggo chiaramente che, tra i due, quello fuori posto sono io.

Mi viene da ridere.

Prendo il carrello e continuo la spesa.

Il limone rimane lì.

Non lo sposto.

Non conosco la sua storia e non mi interessa inventargliene una.

Mi basta sapere dove mi ha portato.

Io ero entrato per comprare il pane.

Ne sono uscito pensando alla mia vita.

E senza pane.

Il limone, invece, era ancora lì.

A questo punto non sono più così sicuro di chi avesse davvero un problema.

5 risposte a “Fuori Posto”

  1. Un articolo ironico e riflessivo, intelligente come sempre.

    1. L’intento, cara Raffaella, era proprio questo…un po’ di leggerezza. Spesso gli argomenti che affronto non sono proprio distesi, per cui ogni tanto mi piace lasciare che il testo sia meno costruito, meno artefatto e semplicemente più normale.

      Certo, resta sempre quello sguardo rivolto a qualcosa che va oltre… ma questa volta cerco di spegnerlo subito, prima che prenda il sopravvento.

      Grazie, come sempre, per le tue parole.

  2. Innanzitutto mi hai fatto sorridere. Detto ciò, capita più spesso di quanto riusciamo ad ammettere che ciò su cui ci soffermiamo parla più di noi che di quello che stiamo osservando.

    1. Speravo di cuore che non lo dicessi… proprio tu, che hai uno sguardo molto simile al mio.

      Non c’è niente da fare: anche nella confusione riesco sempre a cogliere dettagli diversi da quelli che notano gli altri. Sembro distratto, e invece sono molto concentrato a scartare ciò che considero normale, ciò che non trattiene il mio sguardo, per setacciare tutto quello che può interessarmi.

      Credo sia una naturale predisposizione all’osservazione… non guardo necessariamente di più, guardo altrove. Beccato…non ti sfugge nulla

      1. Guardi dentro Francesco, non altrove

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