Se bastasse tornare con il pensiero, avremmo già riabbracciato tutte le persone che ci mancano.
Se il tempo accettasse le nostre scuse, gli porteremmo le parole trovate soltanto dopo.
Se sapessimo riconoscere un’ultima volta, lasceremmo durare più a lungo anche il saluto più semplice.
Se ogni casa conservasse le voci che l’hanno abitata, appoggeremmo l’orecchio alle pareti per sentirci chiamare ancora.
Se potessimo rientrare in un pomeriggio qualunque, ci fermeremmo proprio dove allora avevamo fretta.
Se una fotografia restituisse il calore, nessuno la terrebbe soltanto tra le dita.
Se le mani ricordassero la strada, ritroverebbero da sole quelle che hanno lasciato.
Se un nome potesse riportare una persona, continueremmo a pronunciarlo fino al mattino.
Se avessimo saputo quanto sarebbe mancato quel rumore, non avremmo chiesto silenzio.
Se la felicità ci avvertisse mentre accade, sapremmo che quella tavola, quella risata, quel disordine meritano tutta la nostra attenzione.
Se smettessimo di aspettare le occasioni importanti, avremmo molte più occasioni per volerci bene.
Se chiedessimo «come stai?» disposti ad ascoltare, alcune persone non dovrebbero rispondere sempre «bene».
Se lasciassimo una sedia libera accanto alle nostre certezze, qualcuno potrebbe sedersi con i propri dubbi.
Se accettassimo di non avere la risposta, potremmo almeno offrire la nostra presenza.
Se la gentilezza arrivasse prima del giudizio, tante storie troverebbero il coraggio di cominciare.
Se sapessimo quanto costa chiedere aiuto, tratteremmo ogni richiesta con mani più delicate.
Se guardassimo chi ci ama senza l’abitudine negli occhi, scopriremmo quanto cambia una persona mentre crediamo di conoscerla.
Se concedessimo agli altri di essere stanchi, non dovrebbero sorridere per rassicurarci.
Se dicessimo grazie mentre una mano è ancora tesa, quella mano sentirebbe di essere stata vista.
Se smettessimo di vergognarci della tenerezza, certe parole troverebbero finalmente una voce.
Se un abbraccio ci sembra necessario, possiamo ancora alzarci e attraversare la stanza.
Se una persona ci viene in mente, possiamo cercarla senza aspettare che ci sia un motivo migliore.
Se abbiamo qualcosa di bello da dire, possiamo dirlo prima che diventi una frase davanti a una fotografia.
Se un sogno ci somiglia ancora, possiamo fargli posto anche nella vita che abbiamo già costruito.
Se non possiamo cambiare un giorno lontano, possiamo cambiare il modo in cui entriamo in quello che comincia.
Se il passato continua a bussare, possiamo ascoltarlo senza consegnargli tutte le chiavi.
Se qualcosa è finito, possiamo custodirne il valore senza chiedergli di tornare.
Se ci è rimasto un rimpianto, possiamo imparare da lui come avere cura di ciò che ci resta.
Se queste pagine hanno sfiorato un ricordo, che quel ricordo ci accompagni verso qualcuno.
Se questa è l’ultima pagina, fuori c’è ancora una giornata che possiamo scrivere con i gesti.
Se siamo ancora in tempo, non lasciamo che i se diventino pentimenti.

Rispondi