Grammatica in disordine

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Sul tavolo ci sono una tazza, un quaderno e un biscotto.

Mi allontano per un minuto. Quando torno, il biscotto è sparito.

Interrogo la tazza. Non risponde. Il quaderno nemmeno. Almeno, però, so come chiamare tutti i sospettati. In un’indagine è un inizio.

Tazza, quaderno e biscotto sono nomi, detti anche sostantivi. I nomi ci permettono di indicare persone, animali, cose, luoghi, sentimenti e idee. Sono nomi maestra, gatto, sedia, Roma, gioia e libertà.

La libertà non si può mettere sul tavolo accanto alla tazza. Possiamo comunque parlarne, discuterne, difenderla: ha bisogno di un nome anche lei.

Mettiamo ordine. Un nome può essere comune, come città, oppure proprio, come Roma. Il nome proprio identifica una persona, un luogo o un’altra entità particolare e si scrive con l’iniziale maiuscola.

I nomi hanno anche un genere grammaticale — maschile o femminile — e un numero — singolare o plurale. Il quaderno è maschile singolare; le tazze è femminile plurale.

Prima di proseguire, una piccola sfida. Che cosa non torna in questa frase?

«La mano del bambino stringe il suo giocattolo.»

Niente. È corretta. Se avevi sospettato di la mano, ti capisco: finisce in -o, ma è un nome femminile. La grammatica, ogni tanto, ama vedere se stiamo prestando attenzione.

La mail degli adulti

Ecco un esempio inventato, ma molto simile agli inciampi che possono finire nella posta di chiunque:

Buongiorno, le scrivo per segnalarle una problema con la prenotazione.

Il problema c’è, e stavolta non è la prenotazione. Si scrive un problema: problema è un nome maschile, anche se termina in -a.

È facile imparare una scorciatoia come «i nomi in -a sono femminili e quelli in -o sono maschili». Funziona spesso, ma non è una legge universale: diciamo il problema e la mano. Quando abbiamo un dubbio, controlliamo il genere del nome sul dizionario. Poi scegliamo l’articolo e gli eventuali aggettivi in accordo:

Le scrivo per segnalarle un problema urgente.

Non è soltanto una questione da compiti. In una mail, in un articolo o in un messaggio di lavoro, una parola familiare può farci scrivere in automatico. Rileggere significa dare alla frase un’altra possibilità di dirci: «Guarda che qui c’è qualcosa che non quadra».

L’indizio finale. Quanti nomi trovi in questa frase?

«Aurora apre il quaderno e disegna un drago.»

Sono tre: Aurora, quaderno e drago. Il primo è un nome proprio; gli altri sono nomi comuni. Anche un drago disegnato conta: la grammatica non pretende che esca dal foglio.

Quanto al biscotto scomparso, la tazza ha delle briciole sul bordo. È un indizio debole, lo ammetto. Ma briciole è un nome femminile plurale, e almeno su questo l’indagine può dirsi conclusa.

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