Aurora cerca il quaderno. Aurora apre lo zaino. Aurora trova il quaderno. Aurora mette il quaderno sul tavolo.
Aurora, a questo punto, vorrebbe sapere perché continuo a pronunciare il suo nome. Il quaderno non si lamenta, ma sospetto che sia soltanto più educato.
Riproviamo:
Aurora cerca il quaderno. Lo trova nello zaino e lo mette sul tavolo.
È la stessa piccola storia. Abbiamo solo smesso di presentare il quaderno a ogni frase, come se nessuno lo avesse mai visto.
Mettiamo ordine. Lo è un pronome. In questo caso prende il posto di il quaderno. I pronomi possono evitare ripetizioni e aiutarci a collegare le parti di un discorso.
Anche lei è un pronome in «Aurora entra. Lei sorride»: rimanda ad Aurora. Ma attenzione: un pronome funziona bene soltanto se si capisce a chi o a che cosa si riferisce.
«Aurora incontra Giulia. Lei sorride.»
Chi sorride? Aurora o Giulia? La frase non lo dice con chiarezza. Possiamo usare di nuovo un nome: non ci arriverà una multa per ripetizione.
«Aurora incontra Giulia. Giulia sorride.»
Il pronome ci dà una mano, ma non deve far sparire la persona sbagliata.
Prima di passare alla mail, prova a completare:
«Ho preso la penna e ___ ho messa nell’astuccio.»
Serve l’: «l’ho messa». Quel pronome si riferisce a la penna. L’apostrofo segnala la caduta della a di la davanti a ho.
La mail degli adulti
Immaginiamo questa frase in un messaggio di lavoro:
Le scriverà la collega che le ho parlato ieri.
La collega è certamente molto efficiente, ma qui le manca una preposizione. Vogliamo dire che ieri ho parlato di lei al destinatario della mail. La frase diventa:
Le scriverà la collega di cui le ho parlato ieri.
Perché di cui? Partiamo da due frasi:
«Le scriverà la collega.»
«Ieri le ho parlato della collega.»
Quando le uniamo, il rapporto espresso da di non può scomparire. Cui è un pronome relativo: collega la seconda informazione al nome collega. La preposizione di conserva il senso di «parlare di qualcuno».
Se invece ieri avessi parlato alla collega, scriverei:
Le scriverà la collega a cui ho parlato ieri.
Sono due situazioni diverse. In una ho parlato di lei; nell’altra ho parlato con lei, rivolgendomi a lei. La scelta tra di cui e a cui dipende da ciò che è successo, non da quale suona più elegante in una mail.
Il quaderno, intanto, è ancora sul tavolo. Posso dire «È lì» soltanto se sapete già che sto parlando di lui. Altrimenti lì potrebbe esserci qualunque cosa. Anche il cane della puntata scorsa, che non abbiamo ancora convinto a tornare.

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