Sul quaderno mio figlio scrive:
«Il cane.»
Aspetto.
«Il cane piccolo.»
Aspetto ancora.
«Il cane piccolo e bianco.»
Adesso lo riconosco. Ma che cosa gli succede?
«Dorme.»
Finalmente. Il cane ha trovato un’occupazione compatibile con le sue ambizioni.
Fermiamoci un momento su quella “e”. Senza accento è una congiunzione: collega i due aggettivi, piccolo e bianco. Stiamo aggiungendo caratteristiche al cane.
Potremmo anche scrivere:
«Il cane piccolo è bianco.»
Sarebbe corretto, ma diverso: è, con l’accento, è una forma del verbo essere. In quel caso abbiamo già un verbo e diciamo che il cane piccolo ha il colore bianco.
La “e” collega; la “è” è un verbo. Un accento minuscolo, un cambio di mestiere completo.
Nella nostra scenetta scegliamo e, poi aggiungiamo dorme:
«Il cane piccolo e bianco dorme.»
Ora diciamo anche che cosa sta facendo. Esistono comunque frasi senza verbo, dette frasi nominali, come «Che bella giornata!»: le incontreremo lungo il percorso.
Se scrivessimo «Il cane corre», dovrei cercare il guinzaglio. Con «Il cane dorme», posso sedermi. La grammatica influisce anche sulla mia pressione sanguigna.
Mettiamo ordine. Il verbo può esprimere un’azione, uno stato, un cambiamento o un evento:
«Giulia scrive.»
«Giulia è stanca.»
«Giulia diventa grande.»
«Piove.»
Dire che tutti i verbi indicano un’azione è dunque una scorciatoia poco affidabile. In «Giulia è stanca», Giulia potrebbe essere del tutto immobile. E avere ottime ragioni per rimanerci.
Nelle forme personali, il verbo ci dà informazioni sulla persona, sul numero, sul tempo e sul modo. Cominciamo dalle prime due:
«Io leggo.»
«Tu leggi.»
«Noi leggiamo.»
Sono forme dello stesso verbo, leggere. Cambiano perché cambia chi legge.
Il singolare riguarda una sola persona o entità; il plurale, più persone o entità. Le persone grammaticali sono tre, al singolare e al plurale: io, tu, lui o lei; noi, voi, loro.
Prima della mail, sistema questa frase:
«I bambini legge un libro.»
Serve leggono: il soggetto i bambini è plurale, quindi il verbo va alla terza persona plurale.
Se tutti leggono lo stesso libro, servirà anche una buona organizzazione dei posti. Ma questo non riguarda la concordanza.
La mail degli adulti
Immaginiamo di leggere:
I documenti richiesti è disponibile nell’area riservata.
La frase contiene due accordi da correggere:
I documenti richiesti sono disponibili nell’area riservata.
Il soggetto è i documenti, maschile plurale. Il verbo deve concordare con il soggetto nella persona e nel numero: sono, terza persona plurale. Anche l’aggettivo disponibile deve passare al plurale: disponibili.
Quando la frase si allunga, trovare il soggetto richiede più attenzione:
La lista dei documenti richiesti è disponibile nell’area riservata.
Qui il soggetto è la lista dei documenti richiesti. Il suo nucleo, cioè la parola principale, è lista: singolare. Perciò scriviamo è disponibile, anche se poco prima del verbo compare documenti.
Il verbo non si accorda automaticamente con il nome più vicino. Deve seguire il soggetto. Altrimenti basta che una parola plurale gli passi davanti e cambia squadra senza avvertire.
È un controllo utile quando rileggiamo: di chi o di che cosa sto dicendo qualcosa? Della lista? Allora è. Dei documenti? Allora sono.
Mio figlio torna al quaderno e scrive:
«Il cane dorme. I bambini leggono. Papà prepara la merenda.»
Le concordanze sono tutte corrette.
Anche l’assegnazione dei compiti, a quanto pare, è stata approvata senza consultarmi.

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