Puntata 8 — Ciò che rimane
Quando Sejong morì, le sue lettere avevano appena cominciato il loro viaggio.
Lui non avrebbe visto tutte le mani che le avrebbero imparate. Non avrebbe conosciuto le donne che le avrebbero usate per raccontare la propria vita, le persone che vi avrebbero affidato una notizia, una preghiera, un amore.
Aveva lasciato qualcosa che poteva continuare senza di lui.
Era il 1450.
Joseon aveva ancora molti secoli davanti.
Non possiamo attraversarli tutti con lo stesso passo con cui abbiamo seguito Yi Seong-gye sulla riva del fiume. Incontreremo alcuni momenti, alcune vite. Fra una scena e l’altra passeranno generazioni.
Nel 1592, il Giappone invase la Corea.
Le notizie raggiunsero città e villaggi. Dove fino a poco prima si pensava al raccolto, al commercio, a un matrimonio, cominciò una domanda urgente: che cosa portare via?
Immagino una casa prima della fuga.
Una persona prende un oggetto, poi lo rimette al suo posto. È troppo pesante. Ne sceglie un altro. In pochi minuti deve decidere quale parte della propria vita può entrare in un fagotto.
Qualcuno chiama dalla porta.
Bisogna andare.
La guerra durò fino al 1598, con due invasioni e anni di devastazione. Sul mare, l’ammiraglio Yi Sun-sin contribuì in modo decisivo alla resistenza coreana.
Di lui ci rimangono anche i diari.
Mi commuove che un uomo impegnato a combattere abbia trovato il tempo di scrivere. Fra i grandi eventi, una pagina trattiene il giorno: ciò che è accaduto, ciò che preoccupa, ciò che il corpo sopporta. La storia torna alla misura di una persona.
Yi Sun-sin morì in battaglia nel 1598.
Altri tornarono. Qualcuno cercò la propria casa e trovò soltanto il luogo in cui era stata.
Joseon sopravvisse.
Ma nel 1636 arrivò un’altra invasione, questa volta dall’impero Qing. L’anno seguente re Injo si arrese.
Per il regno fu una sconfitta. Per le famiglie colpite, significò fughe, separazioni, persone perdute.
Una donna, Nam-pyeong Jo, scrisse in hangul un diario che conserva anche l’esperienza della fuga durante quella guerra.
Ecco le lettere di Sejong, quasi due secoli dopo.
Sono arrivate nelle mani di una donna che racconta ciò che le accade.
All’inizio della puntata precedente avevamo immaginato qualcuno incapace di scrivere la propria lettera. Qui incontriamo una voce reale. Non dobbiamo inventare la sua esistenza per sentire che, accanto ai sovrani, c’erano persone che attraversavano la storia con il proprio corpo.
Passarono ancora gli anni.
Nel Settecento, Joseon fu anche una terra di pittori capaci di guardare la vita comune. Nei loro dipinti compaiono persone al lavoro, bambini che studiano, uomini raccolti intorno a un momento di svago.
Mi piace fermarmi qui.
Dopo tante corone, vedere qualcuno intento al proprio mestiere. Un gesto che richiede attenzione. Una schiena piegata. Un volto rivolto a ciò che sta succedendo.
Un paese vive anche così.
Mentre a corte cambiano gli equilibri, nelle case qualcuno cresce. Impara a riconoscere una voce prima di capire le parole. Un giorno esce da solo. Un altro giorno torna e scopre che chi lo aspettava è diventato anziano.
I secoli sono fatti anche di questi ritorni.
Nell’Ottocento, le pressioni straniere si fecero sempre più forti. Il regno dovette affrontare conflitti interni, richieste di riforma e potenze interessate a determinarne il futuro.
Nel 1895, la regina Min, che sarebbe stata onorata dopo la morte come Myeongseong, fu assassinata a Gyeongbokgung da un gruppo guidato da agenti giapponesi.
Torniamo al palazzo costruito all’inizio del nostro viaggio.
Lo avevamo visto nascere fra materiali, progetti e speranze. Adesso, secoli dopo, quelle stanze diventavano il luogo in cui una sovrana veniva uccisa.
Nel 1897, re Gojong proclamò l’Impero coreano e assunse il titolo di imperatore, affermando la sovranità del paese.
Il nome dello Stato cambiò.
Joseon, il regno fondato nel 1392, terminò la propria storia. La casa reale continuò nell’Impero coreano fino al 1910, quando l’annessione giapponese pose fine anche a quello Stato.
Non fu una pagina voltata serenamente.
Fu un paese costretto ad affrontare la perdita della propria indipendenza.
Adesso torno con il pensiero a Jeonju.
Al ritratto di Taejo. Alla veste azzurra. A quel volto davanti al quale ci siamo fermati nella puntata zero.
Allora vedevamo il fondatore.
Ora, dietro di lui, riconosciamo altre presenze.
Jeong Mong-ju sulla strada del ritorno. I figli di Taejo divisi dalla successione. Un uomo davanti al tamburo. Sejong chino sul problema delle parole. Chi fugge portando ciò che riesce. Una donna che scrive perché qualcosa della sua esperienza rimanga.
Vorrei che questa serie ci avesse avvicinati a loro.
Quando sarò in Corea, guarderò palazzi, insegne, strade. Cercherò di ricordare che ogni luogo ha avuto abitanti prima di avere visitatori. Che sotto ciò che posso fotografare esiste una profondità che nessuna immagine esaurisce.
E quando leggerò 조선, saprò che quelle due sillabe contengono molto più di una dinastia.
Contengono persone che non incontrerò mai e alle quali, per qualche pagina, abbiamo provato a restituire vicinanza.
La serie finisce qui.
Ma davanti a quel ritratto, adesso, non c’è più un uomo solo.
Nota storica conclusiva
- 1450: morì Sejong, quarto sovrano di Joseon.
- 1592–1598: le invasioni giapponesi devastarono il paese. L’ammiraglio Yi Sun-sin, autore del Nanjung Ilgi, il diario di guerra, morì nel 1598.
- 1636–1637: l’invasione Qing si concluse con la resa di Injo. Il Byeongja Ilgi, scritto in hangul da Nam-pyeong Jo, documenta anche l’esperienza civile della fuga.
- XVIII secolo: la pittura di scene quotidiane divenne una delle importanti espressioni artistiche di Joseon.
- 1895: la regina Min fu assassinata a Gyeongbokgung. 12 ottobre 1897: Gojong proclamò l’Impero coreano, concludendo il periodo del regno di Joseon. La monarchia della stessa casa reale proseguì fino all’annessione giapponese del 1910.
Questa conclusione seleziona alcuni passaggi di oltre quattro secoli: non costituisce una cronologia completa. La casa prima della fuga e i gesti anonimi sono immagini narrative; i personaggi nominati e gli eventi indicati sono storici.

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