Cronologia delle vite che non abbiamo scelto
Ho capito che ogni decisione
contiene una rinuncia
della quale raramente conosciamo il peso.
Scegliamo una strada
e ne abbandoniamo altre cento.
Diciamo sì a qualcuno
e, senza pronunciarlo,
diciamo no a un’infinità di incontri.
Restiamo in una città.
Accettiamo un lavoro.
Ci innamoriamo di un volto.
E da quel momento
cominciamo a vivere una storia
mentre tutte le altre
smettono silenziosamente
di poterci appartenere.
Ho capito che esistono
intere esistenze mai nate
dentro ciascuno di noi.
L’uomo che sarei diventato
se avessi avuto più coraggio.
Quello che avrebbe lasciato tutto.
Quello che avrebbe perdonato prima.
Quello che non avrebbe incontrato
la persona capace di cambiargli
il significato dell’amore.
Sono possibilità senza memoria.
Eppure, qualche volta,
ne avverto la presenza.
Ho capito che non rimpiangiamo
soltanto ciò che abbiamo perduto.
Rimpiangiamo anche
quello che non abbiamo mai conosciuto.
La casa nella quale non abbiamo abitato.
Il figlio che avremmo potuto avere.
La conversazione che non abbiamo iniziato.
L’esistenza che si sarebbe dischiusa
dietro una porta
alla quale non abbiamo bussato.
E la cosa più sorprendente
è che possiamo provare nostalgia
persino per qualcosa
che non è mai accaduto.
Ho capito che la mente
possiede un talento pericoloso.
Sa rendere magnifiche
le strade che non abbiamo percorso.
Le immagina prive di errori,
di delusioni,
di mattine difficili.
Attribuisce loro felicità
che nessuno ha mai verificato.
E intanto sottopone la vita reale
a un confronto impossibile:
quello con una perfezione
che esiste soltanto
perché non è mai stata vissuta.
Ho capito che non posso sapere
se un’altra scelta
mi avrebbe reso più felice.
Potrei aver incontrato
un amore differente
e aver perduto una tenerezza
che oggi considero insostituibile.
Potrei aver ottenuto
ciò che desideravo disperatamente
e aver scoperto
che non era ciò di cui avevo bisogno.
Potrei essere diventato
un uomo ammirato da molti
e sconosciuto a se stesso.
Ho capito che ogni vita
possiede una propria contabilità segreta.
Non somma soltanto
quello che abbiamo conquistato.
Registra anche il prezzo
che abbiamo accettato di pagare.
Perché non esiste una scelta
che ci consegni tutto.
Perfino la felicità,
quando diventa concreta,
esclude altre felicità possibili.
E questa non è una tragedia.
È la condizione
che rende ogni esistenza
irripetibile.
Ho capito che per molto tempo
ho immaginato la maturità
come la capacità di scegliere bene.
Oggi la considero qualcosa
di più complesso.
La capacità di amare una scelta
anche dopo averne conosciuto
le conseguenze.
Restare accanto a qualcuno
quando l’entusiasmo
ha lasciato spazio alla quotidianità.
Continuare un progetto
quando il talento
non basta più a sostenerlo.
Accettare che una decisione giusta
possa comunque averci fatto soffrire.
Ho capito che non tutte
le nostre scelte migliori
ci hanno reso immediatamente felici.
Alcune ci hanno chiesto
anni di pazienza.
Altre hanno spezzato equilibri
che credevamo indispensabili.
Altre ancora
ci hanno costretti a diventare adulti
in un solo pomeriggio.
E soltanto molto tempo dopo
abbiamo riconosciuto
la loro necessità.
Ho capito che la vita
non è un esperimento ripetibile.
Non possiamo tornare all’inizio,
modificare una variabile
e osservare il risultato.
Non esiste una seconda esistenza
nella quale verificare
se avremmo amato meglio,
sofferto meno,
raggiunto prima la serenità.
Abbiamo questa.
Con i suoi errori autentici.
Le sue bellezze imperfette.
Le persone che abbiamo scelto
e quelle che hanno scelto noi.
Ho capito, alla fine,
che c’è una domanda
alla quale devo smettere
di chiedere risposta.
«Chi sarei stato
se avessi vissuto diversamente?»
Non lo saprò.
E continuare a interrogare
quell’uomo inesistente
significa sottrarre attenzione
all’unico che posso ancora diventare.
Allora oggi
non voglio più contemplare
le esistenze che non ho avuto
come fossero occasioni sottratte.
Voglio osservare questa.
Le mani che posso stringere.
Le persone che posso ancora amare.
Le parole che non ho scritto.
I luoghi nei quali non sono ancora arrivato.
Perché ho compreso
che ogni scelta ci priva
di un’infinità di possibilità.
Ma ce ne consegna una
che nessun’altra avrebbe potuto offrirci:
la possibilità di essere esattamente
la persona che soltanto questa vita
poteva far nascere.
E se un giorno,
giunto alla fine,
potessi incontrare
tutti gli uomini che avrei potuto essere,
non chiederei loro
se siano stati più felici di me.
Non vorrei conoscere
le loro conquiste.
Non confronterei
le nostre sconfitte.
Li guarderei soltanto,
uno per uno.
Poi tornerei
verso la mia esistenza.
Quella disordinata,
incompleta,
attraversata da scelte
che non sempre saprei difendere.
Quella nella quale
ho conosciuto proprio questi volti.
Amato proprio queste persone.
Ascoltato proprio queste voci.
E comprenderei
che non desidero una vita perfetta
al prezzo di non aver vissuto la mia.
Perché tra tutte le persone
che avrei potuto diventare,
ce n’è una sola
che ha avuto il privilegio
di amare chi amo.
E io non la cambierei.
Nemmeno con la più felice
delle mie vite mai esistite.

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