Il cuore rimane dove il corpo non può più restare.

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Ci sono viaggi che non conoscono ritorno.

Non so esattamente quando la Corea abbia cominciato ad appartenermi.

Se nel primo riverbero di Seoul, quando la città sembrava respirare attraverso milioni di finestre. Se lungo le rive dell’Han, dove l’acqua custodiva il tremolio delle luci come una confessione troppo intima per raggiungere la voce. O in qualche vicolo appartato, tra l’aroma del cibo, il fruscio degli abiti e quella grazia discreta con cui gli sconosciuti attraversano le nostre esistenze senza sapere di averle cambiate.

So soltanto che, a un certo punto, ho smesso di visitare un luogo e ho cominciato ad abitarne l’anima.

La Corea mi è entrata dentro senza fragore, dalla prima volta.

Nella malinconia gentile di una sera a Busan. Nell’azzurro remoto di Jeju. Nelle strade di Incheon, dove persino il vento sembrava conoscere qualcosa della mia vita che io non avevo ancora compreso.

Ho raccolto istanti minuscoli, apparentemente insignificanti. Un sorriso ricevuto senza conoscerne la lingua. Una mano stretta alla mia. Il vapore di una tazza contro il vetro. Un treno che si allontanava portandosi dietro una porzione irripetibile di giornata.

E in quella successione di piccole eternità ho avvertito una dolce, struggente disappartenenza: essere lontanissimo da casa e sentirmi, inspiegabilmente, vicino a me stesso.

Adesso comprendo che la nostalgia può nascere prima dell’addio.

La sento già, mentre sono ancora qui. È una fitta sommessa, una specie di saudade anticipata. Guardo ciò che mi circonda con la tenerezza dolorosa di chi sa che un giorno dovrà ricordarlo.

Vorrei trattenere tutto. Perfino ciò che non ho saputo vedere.

Ma i luoghi più belli non chiedono di essere trattenuti. Chiedono di essere vissuti abbastanza profondamente da continuare a esistere quando gli occhi non potranno più raggiungerli.

E allora,quando verrà il momento di partire, non ti dirò addio.

Lascerò che una parte di me rimanga qui, tra le tue albe diafane e le tue notti interminabili, in attesa di quel viaggiatore che un giorno tornerà. Tornerò ancora.

Perché la distanza più struggente non è quella che separa due luoghi.

È quella che nasce quando il cuore rimane dove il corpo non può più restare.

Una risposta a “Il cuore rimane dove il corpo non può più restare.”

  1. Bellissima riflessione, intensa…
    E ritengo che i viaggi più belli siano proprio quelli che ti entrano dentro da farti sentire parte di un tutto

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Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.

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