Da domani riprendono le attività.
Oggi ho ancora il fuso orario inside, che lentamente si scioglie come ghiaccio dimenticato in fondo a un drink. Il corpo è tornato. Il resto di me sta ancora attraversando qualche meridiano.
Mi porto dentro un mese straordinario. Un inventario sterminato di immagini, incontri, consuetudini, piccoli gesti sottratti alla distrazione. Ho conosciuto più da vicino un popolo che corre, persino più di noi, eppure custodisce una forma quasi sacrale dell’esserci. Una maniera di abitare il tempo senza considerarlo soltanto qualcosa da consumare.
Ho osservato, camminato, ascoltato. Mi sono lasciato sorprendere dalle cose più ordinarie, quelle che nessuna fotografia riesce a trattenere interamente. E ho imparato che certi viaggi non finiscono quando si chiude una valigia. Continuano a muoversi dentro, spostando impercettibilmente il posto che occupavano le nostre certezze.
Da domani riprendo anche la guida delle mie giornate. Con coscienza, con disciplina, con quella necessità quasi fisiologica di scrivere, senza la quale una parte di me perderebbe il proprio equilibrio. E di leggere. Leggere chiunque abbia affidato alle parole qualcosa che meritasse di sopravvivergli, anche soltanto per la durata di una pagina.
Voglio ringraziarvi.
Per ogni parola lasciata qui, per ogni commento, per ogni semplice segno di presenza. Proverò a rispondere a tutti, recuperando lentamente quel dialogo che in queste settimane è rimasto sospeso.
So bene cosa significhi seguire uno spazio in cui chi scrive non risponde. Somiglia a parlare davanti a uno specchio e stupirsi che, dall’altra parte, nessuno restituisca la voce. Eppure voi avete continuato a esserci. Avete letto, atteso, accompagnato queste pagine anche quando io potevo soltanto affidarle al silenzio.
Non considero questa attenzione una consuetudine dovuta. La considero un privilegio.
E stasera, mentre rimetto ordine fra le cose, mi accorgo di quanto mi sia mancato tutto questo.
Non soltanto scrivere. Quello non ho mai smesso di farlo, nemmeno lontano dalla tastiera. Mi è mancata la possibilità di condividere ciò che scrivo, di sapere che una frase partita dalla mia solitudine possa raggiungere la giornata di qualcuno, fermarsi lì, trovare un significato diverso da quello che le avevo consegnato.
È una cosa immensa, se ci penso.
Non chiamerei tutto questo un ritorno.
Torna chi se n’è andato.
E chi può dire che io me ne sia mai andato davvero?
Ero altrove, certo. Attraversavo città, imparavo altre cadenze, raccoglievo meraviglia. Vivevo intensamente qualcosa che desideravo da tempo. E tuttavia, dentro quella pienezza, esisteva una piccola assenza che non riuscivo a nominare.
Non era nostalgia di casa. Non era il desiderio di interrompere il viaggio.
Era questo luogo.
Eravate anche voi.
L’ho capito soltanto stasera, davanti a ciò che avevo lasciato in attesa.
Ci sono appartenenze che non chiedono di essere riconosciute mentre le viviamo. Aspettano la distanza, il mutismo, l’interruzione delle nostre abitudini. Poi, quando tutto torna quieto, si fanno sentire con una precisione disarmante.
A volte comprendiamo quanto qualcosa sia diventato necessario soltanto quando, per un poco, abbiamo dovuto imparare a vivere senza.
Da domani ricominciamo a parlarci.
Io, in realtà, non ho mai smesso.
Mi mancava soltanto sapere che, dall’altra parte delle parole, c’eravate voi.
Ri-torni
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Una risposta a “Ri-torni”
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Bentornato a casa 😉
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Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.
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