Perché alcune cose possono essere dette solo piano.
Prima che arrivassi
Ci sono gesti che iniziano quando non siamo ancora lì.
Qualcuno sistema un cuscino.
Mette dell’acqua in fresco.
Lascia accesa una piccola luce.
Prepara qualcosa da mangiare e copre il piatto perché non si raffreddi troppo.
Noi siamo altrove.
Forse in macchina.
Forse ancora al lavoro.
Forse stiamo semplicemente tornando.
E non sappiamo niente.
È questo che trovo meraviglioso.
Per qualche minuto siamo stati amati in nostra assenza.
Qualcuno ha immaginato il momento in cui avremmo aperto quella porta.
Ha pensato che avremmo avuto fame.
Freddo.
Sete.
Che saremmo stati stanchi.
E ha modificato una piccola parte del mondo prima del nostro arrivo affinché, quando fossimo entrati, fosse un po’ più gentile con noi.
Forse la cura comincia proprio qui.
Nell’immaginare il bisogno dell’altro prima che diventi una richiesta.
Non serve conoscere tutto di una persona.
Basta averla osservata abbastanza.
Sapere che quando è stanca parla meno.
Che dimentica sempre di bere.
Che dopo una giornata difficile preferisce qualche minuto di silenzio.
Che dice non ho fame e poi assaggia dal nostro piatto.
Sono dettagli.
Eppure, lentamente, diventano una lingua.
Una lingua senza parole in cui ti conosco e ti voglio bene finiscono per significare quasi la stessa cosa.
Forse è per questo che certe case ci fanno sentire accolti prima ancora che qualcuno ci abbracci.
Perché qualcosa era già stato pensato per noi.
Un posto.
Un piatto.
Una luce.
Uno spazio dentro la giornata di qualcun altro.
E quando arriviamo non dobbiamo conquistarlo.
Era già nostro.
Un piatto
coperto sul tavolo.
La stanza vuota.
Nessuno sa
quando tornerai.
Eppure
qualcuno
ha già avuto cura
della tua fame.
Questa sera pensa a tutte le volte in cui hai trovato qualcosa pronto per te.
Forse non hai detto grazie.
Forse ti è sembrato normale.
Non sentirti in colpa.
L’amore quotidiano possiede proprio questo rischio: diventare così familiare da sembrare parte dell’arredamento.
Ma ogni tanto fermati.
Guarda meglio.
Dietro una cosa preparata c’è stato un momento in cui tu non eri presente e qualcuno ti ha comunque fatto esistere nei propri pensieri.
Ha interrotto ciò che stava facendo.
Ha immaginato il tuo arrivo.
E ha lasciato nel mondo un piccolo segno che dicesse:
quando tornerai, qui c’è già qualcosa per te.
Forse sentirsi a casa non significa soltanto avere un luogo dove tornare.
Significa sapere che, prima ancora del nostro ritorno, qualcuno aveva già cominciato ad accoglierci.
Sussurro
Ci sono persone che ci amano prima ancora che entriamo nella stanza: lo capiamo da tutte quelle piccole cose che, mentre eravamo lontani, avevano già preparato pensando al nostro ritorno.
Buonanotte. 🌙

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