Perché alcune cose possono essere dette solo piano.
Ho pensato a te
Arriva senza preavviso.
Una fotografia.
Una canzone.
Una frase.
Un’immagine trovata chissà dove.
A volte soltanto un link.
Sotto, poche parole:
“L’ho visto e ho pensato a te.”
E noi sorridiamo.
Quasi sempre rispondiamo subito.
Un cuore.
Una faccina.
“Bellissimo.”
“È proprio da me.”
Poi continuiamo la giornata.
E forse non ci accorgiamo della cosa più importante che abbiamo appena ricevuto.
Non era la canzone.
Non era la fotografia.
Non era quella frase.
Era essere venuti in mente a qualcuno mentre non c’eravamo.
Pensaci.
Quella persona stava vivendo la propria giornata.
Aveva pensieri.
Cose da fare.
Magari era in macchina.
In un negozio.
Seduta da qualche parte.
Stava scorrendo distrattamente qualcosa.
Poi il mondo le ha mostrato un dettaglio.
E quel dettaglio ha preso una strada precisa.
Verso di te.
Non eri presente.
Non avevi chiamato.
Non avevi chiesto niente.
Eppure, per qualche secondo, sei apparso.
Mi sembra una forma d’amore meravigliosa.
Perché significa che siamo entrati nella geografia interiore di qualcuno.
Ci sono cose che ormai conducono a noi.
Una canzone.
Un colore.
Un modo di ridere.
Un luogo.
Un dolce.
Una parola.
Perfino una sciocchezza che nessun altro capirebbe.
Qualcuno la incontra e il suo pensiero compie automaticamente il resto della strada.
Tu.
Forse è così che iniziamo ad abitare davvero nelle persone.
Non quando ci pensano intenzionalmente.
Ma quando qualcosa del mondo comincia spontaneamente ad assomigliarci.
Una canzone
comincia per caso.
Qualcuno
non la stava cercando.
Dopo poche note
sorride.
Prende il telefono.
E per qualche secondo
due persone lontane
ascoltano
la stessa cosa.
Questa sera pensa a quante volte qualcuno ti ha scritto:
“Questa è per te.”
“Devi vedere questa cosa.”
“Mi hai fatto venire in mente…”
Non liquidarle come piccole attenzioni.
Dentro c’è qualcosa di enorme.
Significa che esisti anche quando non sei nella stanza.
Che una parte di te ha lasciato abbastanza tracce da essere riconosciuta nelle cose.
E pensa anche alle persone che vengono in mente a te.
Quelle alle quali mandi immediatamente una fotografia.
Quelle che abitano certe canzoni.
Quelle davanti alle quali un oggetto, un profumo o una frase riescono ancora a pronunciare un nome senza avere voce.
Non trattenerti sempre.
Mandala, quella cosa.
Anche se è stupida.
Anche se non serve.
Scrivi semplicemente:
“Ho pensato a te.”
Perché non sappiamo mai quale giornata troveranno quelle quattro parole.
Potrebbero arrivare mentre qualcuno è stanco.
Mentre si sente poco importante.
Mentre attraversa una sera nella quale crede di essere rimasto ai margini di tutto.
E improvvisamente scoprirà una cosa piccolissima e immensa:
da qualche parte, mentre non stava facendo nulla per essere ricordato, qualcuno lo ha ricordato lo stesso.
Sussurro
Ci sono giorni in cui non abbiamo bisogno che qualcuno ci dica «mi manchi». Basta sapere che, mentre guardava qualcosa di bello, il suo cuore ha pronunciato il nostro nome prima ancora che potesse farlo la sua voce.
Buonanotte. 🌙

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