Stanotte la città sembra svuotata di tutto, tranne che di me.
Cammino e mi accorgo che ogni cosa, anche la più ordinaria,
ha un modo tutto suo di ribellarsi al destino che le avevano assegnato.
Un lampione trema e fa ombra dove dovrebbe fare luce.
Un balcone sbilenco regge un vaso che non vuole cadere.
Perfino il vento, quello che di solito accompagna, stavolta spinge.
È freddo, di quei freddi che ghiacciano anche l’anima.
E spinge forte.
Mi fermo.
Guardo il silenzio che si trascina tra i portoni come un animale ferito.
Non fa pena: fa verità.
Perché quando tutto tace, smettiamo di mentire anche a noi stessi.
È allora che arriva il colpo allo stomaco:
capisci che l’ordine che ti illudi di vivere
lo avevi costruito tu per non crollare.
Ma il tempo che resta ti ricorda che devi restare ancora vivo.
La notte te lo smonta senza chiedere permesso.
Cosa? Il tuo castello.
Ti mostra tutto quello che hai protetto,
le paure che hai travestito da forza,
le occasioni che hai chiamato “non era il momento”
solo perché non avevi idea.
E poi arriva l’immagine che non vuoi:
tu, davanti alla tua vita che ti guarda come fosse una stanza da riordinare.
Non sai da dove cominciare.
Non sai cosa salvare.
Non sai cosa buttare.
“Niente”, ridendo, è l’eco dentro di me mentre il tempo scorre.
La notte lo sa invece.
Ti prende per la gola, ti porta a fondo
e ti sussurra che l’ordine vero nasce proprio il giorno
in cui credi di essere più forte —
ma lo sai bene che non è più tempo di fingere.
Che ciò che non regge adesso
non ha iniziato a scricchiolare oggi.
Che ciò che ti fa tremare
è ciò che ti sta svegliando.
Che il dolore che senti non è perdita:
è chiarificatore.
E mentre tutto ruota, ribalta e si ribella,
ti accorgi che il KO emotivo non è la fine del round:
è l’inizio dell’unico pezzo di verità
che non puoi più ignorare.
Stanotte,
la notte ha deciso al posto tuo.
E per una volta,
ha deciso di non negarti di essere chiara.
Adesso ho solo un movente valido:
gli occhi della mia amata,
grandi — profondi come l’oceano
e avvolgenti come l’aria che dimentichi di respirare.
Ho una certezza:
non capisco che sia l’aria a tenermi in vita…
perché i suoi occhi sono
il più chiaro ed evidente motivo per cui respiro.

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