SOFIA — È strano… più parlo con te, più sento che restare qui è come camminare in una stanza senza porte, anche se so che una porta c’è.
ERMANNO — Perché la stai guardando, ma ancora non la vuoi aprire.
SOFIA — Non è così semplice… se la apro, temo che tutto si dissolva.
ERMANNO — Non tutto. Solo ciò che trattieni per paura.
SOFIA — Ma… se smetto di trattenerlo, ho paura di perderlo.
ERMANNO — Sofia… non si perde ciò che è tuo per sempre. Si libera.
SOFIA — E tu… tu l’hai fatto?
ERMANNO — Sì. E non per me. L’ho fatto per loro… e per te.
SOFIA — Per me?
ERMANNO — Sono tornato indietro per questo. Perché sapevo che non avresti aperto la porta da sola.
SOFIA — Perché?
ERMANNO — Perché ti conosco. Perché so che ami così tanto che, se potessi, resteresti qui a guardare per l’eternità… anche a costo di non andare mai oltre.
SOFIA — È vero…
ERMANNO — Ma l’amore non è restare fermi. L’amore è seguire, anche quando non sai dove ti porta.
SOFIA — E tu… mi guideresti?
ERMANNO — Sempre.
(Un silenzio lungo. Sofia lo guarda, come se pesasse ogni parola non detta.)
SOFIA — Ho paura, Ermanno.
ERMANNO — Lo so. Ma la paura è l’ultima cosa che lasci qui, prima di entrare.
SOFIA — E se non fossi pronta?
ERMANNO — Lo sei.
SOFIA — Come fai a dirlo?
ERMANNO — Perché hai già fatto il primo passo: hai immaginato di non restare.
(Si avvicina lentamente a lei, non per toccarla, ma per essere così vicino che le sue parole la avvolgono.)
ERMANNO — Chiudi gli occhi, Sofia.
SOFIA — E poi?
ERMANNO — Pensami. Davvero. Lascia che io sia il filo che ti guida.
(Sofia inspira a fondo, chiude gli occhi. La scena resta sospesa, solo il suono lieve del respiro. Poi, lentamente, li riapre. All’inizio con fatica, come chi riemerge da un sogno troppo lungo.)
SOFIA — … c’è luce.
(Si guarda intorno: dopo tanto buio, il chiarore la avvolge. Le pupille si stringono, il volto si rilassa. Più avanti, Ermanno la osserva in silenzio.)
ERMANNO — Avanti.
(Sofia muove un passo. Ermanno tende la mano metaforica, e “tira” un filo invisibile. All’improvviso, come sospese nell’aria, appaiono le immagini: Enea che ride in un giorno di sole, Silvio con lo sguardo pieno di orgoglio, e poi volti, gesti, momenti che lei custodiva in un luogo segreto.)
SOFIA — (sussurra) È… tutto qui.
ERMANNO — Sempre stato.
(Per la prima volta, le labbra di Sofia si aprono in un sorriso. Non un sorriso di malinconia, ma di pace.)
SOFIA — Grazie… di non avermi lasciata sola.
ERMANNO — Non sei sola, Sofia. Sono con te. Adesso.
(Restano lì, nella luce. La scena non ha un vero confine: c’è solo il chiarore che li avvolge, come se il tempo stesso fosse diventato silenzio.)
FINE

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