È il silenzio che mi prende senza chiedere,
entra come un respiro sbagliato
e mi taglia il tempo di traverso.
Cadono meteore dentro il petto,
non fanno luce: fanno male.
Sono colpi che sanguinano piano,
come se il cielo avesse deciso
di passarmi attraverso.
Mi guardo il volto
è sbiadito, come dopo una febbre lunga.
Non è quieto, no.
È solo stanco di reggere.
Il dolore non urla,
scava.
Si siede accanto,
mi chiama per nome
e resta, resta per non lasciarmi solo.
E io resto con lui,
perché certe meteore
non cadono per distruggere,
ma per insegnare al sangue
che è ancora vivo.

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