E’ rimasto lì

·

L’alba mi è entrata di notte,
senza luce.
Non ha fatto scena.
Si è stesa in me come una stanchezza
che conosce il suo posto.

Il buio non l’ha respinta,
l’ha tenuta.
Come si tiene una colpa
o un amore che non chiede spiegazioni.

Noi eravamo odore,
pelle che ricorda troppo,
un tremito vecchio
rimasto incastrato nel corpo.
Una verità lasciata crescere al buio
e poi calpestata
come si calpesta ciò che fa paura.

Le immagini hanno smesso di combaciare.
Ci guardavamo storti.
Eravamo due riflessi
che si cercavano
nel punto sbagliato dello specchio.

Il futuro è arrivato così:
senza bussare.
Ha lasciato resti.
Vita sufficiente a ferire,
insufficiente a salvare.
Una storia che non sa dove dormire.

Del tramonto
non ho memoria certa.
Forse non c’è mai stato
dopo quell’alba.

Tutto è rimasto lì,
in una squarcio dell’anima.
Ci torno.
Ci torno sempre.
Non per nostalgia
ma perché lì
c’è stato un secondo vero.
Un volo breve.
E basta.

Alcune albe
non chiedono di essere ricordate.
Sanno morire in silenzio.
E proprio per questo
non finiscono mai.

10 risposte a “E’ rimasto lì”

  1. Un’alba che non illumina è il paradosso dell’inizio che è già fine.

    1. Infatti…È rimasto lì.

    2. Era necessario separare la prima risposta da ciò che dovevo dire….. esiste un eternità dentro di noi che resta fino all’ultimo istante…

      1. eh si purtroppo è proprio così!

  2. 🎀 Struggente e dolente ~ Richiede emendamento e coraggio ~ Non e’ mai giusta l’alba notturna per chi non ha colpe ~ Descrivi un nodo che non si puo’ sciogliere, allora e’ necessario tagliarlo ~ Ci sono esperienze che paiono indelebili ~ Sono energie che, incontrate, hanno bruciato qualcosa e lasciato un’ombra simile a quella che fu riscontrate ad Hiroscima sul muro presso il quale esisteva un corpo ~ La violenza abbacinante dell’atomica disintegro’ il corpo, che si condenso’ come oscura ombra ~ Accade questo anche all’essere umano quando l’esperienza e’ una esplosione psico-emotiva di penetrante valenza ~ Nell’ombra superattenzionata si puo’ formare un rovello ~ E’ opportuno non sostare sull’orlo di quel rovello ~ Credo sia importante lasciare andare cio’ che non puo’ far parte della propria esistenza ~ Le albe notturne non hanno luce, hanno peso, e occorre liberarsene ~ Puo’ sembrare cinico il suggerimento ~ Ma nella vita si vive o si muore ~ Sopravvivere non basta ~ Occorre la visione creativa del nuovo orizzonte, l’azione per la nuova direzione ~ Niente e nessuno ha piu’ valore dell’individuo che da’ vita alla propria esistenza.

    1. Tu ringrazio per le tue parole, magia letteraria. Condivido profondamente l’idea che sopravvivere non basti.
      La visione di un nuovo orizzonte non cancella l’ombra, ma le impedisce di occupare tutto lo spazio. E in questo senso sì: nulla vale più dell’individuo che sceglie di dare forma alla propria esistenza, anche dopo l’urto, anche dopo la perdita.
      Il coraggio, forse, non è dimenticare.
      È non restare immobili davanti a ciò che ha bruciato.

      1. 🎀 Si’, credo che il coraggio, nobile approccio umano alla realta’, sia proprio lo”stare di fronte” ~ Anche al ricordo bruciante ~ Il secondo pilastro del vivere autentico e’ non consentire predazioni di se’~ Lo spreco esistenziale al quale ho accennato nel mio ultimo articolo e’ la peggiore risposta all’occasione del vivere ~ Anche la capacita’ di dare spazio alla propria esistenza e’ un talento riferibile alla nota parabola.

  3. Per la precisione devo dire che è la prima volta che leggo qualcosa di tuo in cui sento il peso di un vissuto reale. Ci sono immagini potentissime, che ruotano attorno a quel ‘secondo vero’, a un tramonto che non c’è — una fine mancata — e al corpo che resta come archivio, più fedele della memoria mentale. Anche se vissuto per un istante, ciò che è stato autentico continua a vivere.

    1. Questo tuo commento, scritto da chi conosce davvero la poesia, ha un sentire che arriva con chiarezza.

      1. Felice che apprezzi il pensiero. Serena giornata Francesco.

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