Sposto lo sguardo più in là.
Vorrei che imparasse a farlo da solo, sempre più lontano.
Lontano dal via vai delle presenze che attraversano il giorno come coriandoli dimenticati dopo il carnevale. Lontano da questo mondo stratificato di maschere che continuano a sorridere anche quando la festa è finita.
Vorrei innestare l’anima nei colori che ancora non esistono, mischiare le sfumature conosciute fino a generare paesaggi nuovi, scene che nessuno ha ancora abitato.
Mi affeziono alla parola lontano.
È una parola semplice, quasi innocente. Non pretende direzioni. Non impone confini. Si lascia versare dentro ogni cosa come acqua in una coppa diversa.
Perché tutto ciò che svanisce all’orizzonte, in qualche modo, ricomincia altrove.
Ogni tramonto è una porta che qualcuno sta aprendo dall’altra parte del sogno.
Forse per questo continuo a cercare.
Perché le nuove possibilità sono l’unica forma di futuro che conosco.
Non un domani migliore.
Non un domani più facile.
Solo un domani abbastanza lontano da permettermi di diventare qualcuno che oggi non sono ancora.

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