Perché alcune cose possono essere dette solo piano.
La finestra dall’altra parte
Quando la notte scende davvero, le città diventano costellazioni.
Non nel cielo.
Sulla terra.
Migliaia di finestre accese.
Migliaia di vite che si preparano al sonno.
A volte mi soffermo a guardarle.
E mi domando chi stia leggendo.
Chi stia sorridendo.
Chi stia aspettando una telefonata.
Chi stia pensando a qualcuno.
È una sensazione strana.
Perché all’improvviso ci si accorge che non siamo mai soli quanto crediamo.
Da qualche parte c’è sempre qualcuno che sta vivendo qualcosa di simile a noi.
Qualcuno che sente la stessa nostalgia.
La stessa speranza.
Lo stesso desiderio di trovare un posto in cui sentirsi a casa.
Forse è per questo che le stelle ci hanno sempre affascinato.
Non per la loro luce.
Ma perché ci ricordano che anche nell’immensità esistono altre presenze.
Altri fuochi.
Altri battiti.
Altre attese.
E allora guardiamo il cielo.
O una finestra lontana.
E per un istante ci sentiamo parte di qualcosa di più grande del nostro silenzio.
Una luce
si è accesa lontano.
Non abbastanza
da illuminare la strada.
Ma abbastanza
da ricordare al buio
che non era solo.
Forse questa sera qualcuno sta pensando a te senza sapere che stai pensando a lui.
Forse due ricordi stanno attraversando la stessa notte senza incontrarsi.
Forse alcuni affetti continuano a cercarsi anche quando il tempo ha insegnato loro strade diverse.
La notte conosce queste cose.
Le custodisce.
Le accompagna.
Le lascia galleggiare tra i sogni fino al mattino.
Sussurro
Esiste una forma d’amore così discreta che non chiede di essere vissuta insieme: le basta sapere che l’altro esiste sotto lo stesso cielo.
Buonanotte. 🌙

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