Sliding

·

L’ultima chiamata

Ci sono squilli che continuano a risuonare anche quando il telefono ha smesso da anni.


Per molto tempo ho avuto l’abitudine di rimandare.

Le telefonate.

Le risposte.

Perfino le cose belle.

Mi dicevo sempre la stessa frase.

“Lo faccio dopo.”

È incredibile quanta fiducia abbiamo nel futuro.

Come se ci appartenesse.

Quel pomeriggio stavo sistemando una libreria.

Ogni tanto mi succede.

Tolgo tutti i libri.

Li appoggio sul pavimento.

Li guardo.

Come se, cambiando il loro posto, potessi rimettere ordine anche dentro di me.

Fu allora che il telefono iniziò a suonare.

Mamma.

Guardai il display.

Sorrisi.

«Ti richiamo tra dieci minuti.»

Lo lasciai squillare.

Continuai a spostare libri.

Uno.

Poi un altro.

Dieci minuti sembravano così piccoli…

da poterli spostare senza conseguenze.

Ogni tanto torno in quella stanza.

La libreria è ancora lì.

Gli stessi scaffali.

Gli stessi libri.

Perfino quel romanzo continua a pendere leggermente verso sinistra.

Mi fermo.

Passo la mano sul legno.

Chiudo gli occhi.

Ed è allora che accade.

Il telefono ricomincia a suonare.

Mamma.

Questa volta rispondo.

«Ciao, mamma.»

Dall’altra parte sento il suo respiro.

Quello delle persone che sorridono ancora prima di parlare.

«Pensavo di disturbarti.»

«No… stavo soltanto mettendo a posto qualche libro.»

Ride piano.

«Tu e quei libri… un giorno finiranno per parlare tra loro.»

Rido anch’io.

Parliamo.

Del basilico sul balcone.

Del pane che ha appena sfornato.

Di una vicina che continua a darle troppi pomodori.

Di tutto.

E di niente.

Le conversazioni più importanti sono quasi sempre quelle che non cercano di esserlo.

Prima di salutarci resta in silenzio.

Poi dice soltanto:

«Mi ha fatto bene sentirti.»

La linea cade.

Resto qualche secondo con il telefono ancora in mano.

Senza sapere che avrei custodito quella frase per il resto della vita.

Riapro gli occhi.

La libreria è immobile.

Il telefono non suona.

Mamma non chiama più da molti anni.

Eppure, ogni volta che il cellulare vibra mentre sono impegnato…

mi fermo.

Lo guardo.

Non perché abbia paura di perdermi una telefonata.

Perché, da qualche parte, continuo a pensare che esista un uomo che sta ancora dicendo:

“Ti richiamo tra dieci minuti.”

Ogni volta spero che, almeno lui…

abbia deciso di rispondere subito.

4 risposte a “Sliding”

  1. Con la tua delicatezza di sempre, metti a nudo la fiducia cieca che abbiamo nel futuro, come se fosse garantito, come se le persone che amiamo fossero sempre lì, disponibili, raggiungibili.
    Spieghi e fai sentire al lettore la tenerezza tardiva, la fragilità del tempo e su come le conversazioni più importanti siano spesso quelle che sembrano insignificanti.
    Ci sono entrata dentro a questo testo perché quante volte anch’io l’ho fatto con i miei non potendo rispondere subito, richiamandoli dopo. Eh sì, sono gesti che rimangono dentro di noi con un sottile e gentile rammarico.

    1. Mi colpisce molto che tu abbia ritrovato un pezzetto della tua storia dentro queste parole. Credo sia proprio questo il punto non sono le grandi occasioni a lasciarci qualcosa, ma quei piccoli gesti che, solo dopo, comprendiamo fino in fondo. Grazie di cuore per aver condiviso un ricordo così autentico.

  2. È qualcosa che anch’io sto ancora imparando…

    1. Temo che non impareremo mai se siamo fatti cosi…mi piace tornare sui miei errori e cambiarli con il cuore.

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