Il filo
Lo sguardo è il filo che rende l’anima visibile.
Ci sono parole che arrivano nella nostra vita senza chiedere il permesso.
Non fanno rumore.
Non cercano attenzione.
Semplicemente rimangono.
Per anni.
A volte per tutta una vita.
“Sguardo” è sempre stata una di quelle.
L’ho incontrata molte volte.
Nei libri.
Nelle fotografie.
Nei volti delle persone.
Credevo di conoscerla.
Poi, un giorno, mi sono accorto che non avevo mai provato davvero ad abitarla.
Perché guardare non è mai stato il gesto degli occhi.
Gli occhi, forse, sono soltanto il luogo in cui qualcosa di più profondo trova il coraggio di affacciarsi.
E da quel giorno ho iniziato a domandarmi quante cose, nella nostra esistenza, nascano molto prima di avere un nome.
L’amore.
La paura.
La speranza.
La nostalgia.
Perfino il perdono.
Forse, prima ancora di diventare parole…
sono stati uno sguardo.
Ci sono giorni
in cui l’anima resta in silenzio.
Non perché abbia smesso di parlare.
Ma perché sta cercando
uno sguardo
capace di comprenderla
prima ancora di ascoltarla.
Da quel momento ho smesso di osservare le persone.
Ho iniziato ad ascoltare ciò che attraversava i loro occhi.
Non sempre vi ho trovato risposte.
Spesso vi ho trovato domande che non avevano ancora avuto il coraggio di diventare voce.
Ed è stato allora che ho capito una cosa.
Forse non esistono occhi capaci di raccontare un’anima.
Esistono anime che, per un istante, decidono di lasciarsi intravedere.
È un istante brevissimo.
Quasi sempre passa inosservato.
Eppure, quando accade, qualcosa dentro di noi cambia senza fare rumore.
Questa rubrica nasce lì.
Non per spiegare lo sguardo.
Sarebbe impossibile.
Nasce per fermarsi ogni tanto sulla soglia di quel mistero.
Per restare qualche minuto in quel luogo invisibile dove il corpo finisce di guardare…
e l’anima comincia.
Forse ogni essere umano trascorre la vita cercando lo sguardo in cui, per la prima volta, riesce a riconoscersi senza bisogno di spiegarsi.


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