Te lo scrivo di notte

·

Perché alcune cose possono essere dette solo piano.

Le briciole sul tavolo

Dopo cena rimangono sempre delle briciole.

Piccolissime.

Sparse sulla tovaglia.

Qualcuno le raccoglie con il palmo della mano e le lascia cadere nel piatto prima di sparecchiare.

È un gesto che dura pochi secondi.

Eppure questa sera mi sono fermato a guardarle.

Perché una tavola dopo cena racconta molto più di quando è perfettamente apparecchiata.

Un bicchiere ancora a metà.

Una sedia leggermente spostata.

Un tovagliolo piegato male.

Le briciole.

Sono il disordine lasciato dalla presenza.

La prova minuscola che qualcuno è stato lì.

Ha mangiato.

Ha parlato.

Forse ha riso.

Forse per qualche minuto ha dimenticato ciò che lo preoccupava.

E ho pensato che la felicità potrebbe assomigliare proprio a una tavola dopo cena.

Non è perfetta.

È vissuta.

Forse abbiamo trascorso troppo tempo cercando momenti straordinari senza accorgerci che la vita più preziosa stava accadendo proprio davanti a noi.

Mentre qualcuno ci chiedeva di passargli il pane.

Mentre una storia già ascoltata cento volte veniva raccontata ancora.

Mentre due mani si incontravano per sbaglio cercando la stessa bottiglia.

Piccole cose.

Terribilmente piccole.

Eppure un giorno potrebbero essere proprio quelle che vorremmo rivivere.

Non una vacanza.

Non una data importante.

Una sera qualsiasi.

Le stesse persone.

La stessa tavola.

Ancora cinque minuti.

È questo che il tempo ci insegna troppo tardi.

Che molte delle cose destinate a diventare immense, mentre accadono, hanno dimensioni minuscole.

Una briciola

resta sulla tovaglia

dopo che tutti

si sono alzati.

Nessuno la guarda.

Eppure

anche lei

sa che siamo stati insieme.

Prima di sparecchiare completamente questa giornata, fermati ancora un momento.

Lascia sul tavolo qualcosa.

Una risata.

Una voce.

Il ricordo di qualcuno che oggi ha pronunciato il tuo nome.

Non chiederti se sia stato abbastanza.

La felicità non misura mai la grandezza degli istanti.

Li riconosce dal calore che lasciano quando sono passati.

Forse questa sera hai avuto accanto qualcuno con cui dividere soltanto pochi minuti.

Forse avete parlato di niente.

Del caldo.

Di cosa fare domani.

Di una cosa dimenticata al supermercato.

Forse vi siete persino interrotti a vicenda.

Ed è proprio questo il miracolo che spesso non sappiamo riconoscere.

La vita, quando è felice, assomiglia terribilmente alla normalità.

Non arrivano musiche.

Nessuno ci avverte che quello sarà un momento da ricordare.

Accade.

Semplicemente.

E soltanto molto tempo dopo comprendiamo quanto fossero preziose certe sere in cui pensavamo non stesse succedendo niente.

Perciò ama le tavole imperfette.

I bicchieri lasciati a metà.

Le sedie fuori posto.

Le conversazioni senza importanza.

Le briciole.

Sono il piccolo disordine che lascia la vita quando qualcuno che amiamo è stato abbastanza vicino da condividerla con noi.

Sussurro

Forse un giorno capiremo che la felicità era proprio lì: seduta davanti a noi, mentre le chiedevamo distrattamente di passarci il pane.

Buonanotte. 🌙

8 risposte a “Te lo scrivo di notte”

  1. Condivido più che mai il significato di questo testo, cerchiamo emozioni straordinarie e non ci accorgiamo che la bellezza è già lì, nei gesti che sembrano insignificanti. Sono proprio quei frammenti di vita semplice a raccontare quanto siamo stati vicini agli altri, più di qualsiasi momento “speciale”. Buonanotte a te 🌙

  2. E’ proprio vero che la felicità stai nei piccoli gesti quotidiani, invece la maggior parte delle persone aspetta qualcosa di eclatante per essere felice o riconoscere di avere una vita meravigliosa.
    Le difficoltà ci saranno sempre, la perfezione non l’ho mai trovata, sta solo a noi riconoscere quanta fortuna abbiamo in mezzo a questa felicità.

    Una tavola a fine pasto vuol dire tanto: lì c’è tanta fortuna o felicità. Avere ancora un nonno o un genitore con cui mangiare ad esempio, un figlio che ancora ama la propria famiglia senza scappare in giro o senza isolarsi su uno schermo, il cibo preferito. Uh, quante cose.

    Quando ero cameriera, da ragazzina, riconoscevo tante cose nelle persone e in come lasciavano una tavola. Dall’educazione, alla felicità, all’apprezzamento del cibo, quanto avevano piacere nello stare insieme.
    Mi piacevano le famiglie che arrivavano a mezzogiorno e se ne andavano alle tre e mezzo, quando eravamo in chiusura. Uscivano con noi dipendenti ancora un po’…
    Stavano lì seduti al tavolo a ridere, a raccontarsi segreti di famiglia, aneddoti capitati in giro, informavano sugli esami universitari e parlavano di sogni.

    Non era maleducazione nei confronti nostri, come diceva una mia collega. No, io ci vedevo solo una voglia forte di non concludere quel momento gioioso. Ci vedevo una nonna anziana che bramava ancora un minuto coi suoi nipoti o dei genitori che si godevano momenti preziosi con un figlio che lavorava all’estero e non potevano vedere sempre.

    1. Quello che hai scritto è da brividi, soprattutto perché hai fatto una cosa rarissima…hai guardato oltre ciò che si vede.

      Una tavola lasciata dopo un pranzo, per molti, è soltanto qualcosa da sparecchiare. Tu, da ragazzina, avevi già imparato a leggerci dentro le persone. E questa cosa mi ha colpito profondamente. Racconta chi sei, e credimi lo spieghi sempre in ogni cosa che scrivi.

      Ma soprattutto mi è rimasta addosso quella famiglia che restava fino alle tre e mezzo.

      La tua collega vedeva persone che non capivano che il locale stava chiudendo. Tu vedevi una nonna che cercava di trattenere ancora un poco i nipoti, dei genitori che avevano finalmente accanto un figlio lontano, qualcuno che raccontava un esame, qualcun altro un sogno.

      Vedevi il motivo per cui nessuno aveva voglia di alzarsi.

      Forse è proprio questa una delle forme più pure della felicità…non accorgersi che il tempo sta passando perché, per una volta, non si desidera essere da nessun’altra parte.

      E pensare che certe volte trascorriamo una vita aspettando qualcosa di straordinario, mentre lo straordinario era già lì, seduto a tavola con noi. Hai aggiunto emozione e profondità dimostrando ancora una volta quanta bellezza riesci a vedere oltre i confini accecanti dell’era moderna..quelli che ci attirano e ci dimenticano dopo un secondo. Quello che resta è solo ciò che ci entra dentro, mai quello che brilla. Grazie per le tue parole

  3. “La vita, quando è felice, assomiglia terribilmente alla normalità.” È ciò che dovremmo guardare, è ciò che dovremmo desiderare… La normalità.

    1. La normalità…è un concetto che troverai spesso nei concetti che esprimo ( anche troppo spesso )… sono quelli i momenti che restano..il resto vola via, non ha consistenza è solo fumo…grazie di cuore Rita..come sempre

      1. Sarà per questo che ci intendiamo 😉 Grazie a te Francesco

      2. Non è una novità abbiamo visioni comuni…

  4. Vivere il presente pienamente amando le briciole sparse più luminose delle stelle di San Lorenzo

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