La frase

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Sei minuti di rosso

Oggi ho letto una frase bellissima su un muro:

«Voglio essere il pensiero che ti fa sorridere per strada senza un motivo.»

Ero fermo al semaforo. Uno di quelli a quattro incroci, sei minuti di rosso durante i quali puoi innervosirti, prendere il telefono oppure, semplicemente, rimanere dentro qualcosa.

Io sono rimasto dentro quella frase. Ho registrato un vocale per non perdere nessun concetto.

Ho cominciato a tradurla senza cambiare lingua e lei mutava ogni volta in una sua evoluzione.

A smontarla, spostarla, interrogarla. Non cercavo sinonimi. Cercavo ciò che poteva diventare continuando a scavare nel suo nucleo.

Perché una frase, quando è davvero bella, non finisce nell’ultima parola.

Qualche volta è proprio lì che comincia.

1

Voglio essere quel sorriso che ti accade prima ancora che tu riesca a ricordarti di me.

Il pensiero è già scomparso. Rimane il suo effetto. È il corpo che riconosce qualcosa prima della memoria, come se alcune persone riuscissero a restare in noi in un luogo al quale nemmeno il ricordo arriva immediatamente.

2

Vorrei abitare quel secondo in cui sei felice e non sai ancora a chi dare la colpa.

Adesso persino il ricordo diventa superfluo. Non importa più essere riconosciuti come causa di quella felicità. Basta averla provocata. E forse c’è qualcosa di profondamente generoso nell’accettare di essere l’origine di un sorriso senza pretendere la firma.

3

Vorrei essere una cosa bella che ti è rimasta addosso senza chiederti di restare.

Qui compare la distanza. Non chiedo più di essere pensato e nemmeno riconosciuto. Chiedo soltanto che qualcosa sia rimasto. Perché forse non tutto ciò che finisce deve necessariamente scomparire.

4

Non voglio mancarti. Voglio esserci proprio quando non ti accorgi della mia assenza.

La frase comincia a contraddirsi. Siamo abituati a considerare la mancanza una misura dell’amore..se mi manchi, allora sei importante. Ma forse la traccia più profonda è quella che non fa male, quella che continua a vivere senza trasformarsi in ferita.

5

Forse amare qualcuno significa continuare a fargli bene anche nei luoghi in cui non possiamo più raggiungerlo.

A questo punto il sorriso sul marciapiede è lontano. È comparso l’amore, ma senza possesso. Non esserci più e continuare, in qualche maniera, ad avere conseguenze gentili nella vita di qualcuno.

6

Ci sono persone che escono dalla nostra vita senza riuscire a uscire dai nostri gesti.

Il ricordo cambia dimora. Non vive più soltanto nella memoria. Entra nelle mani, nelle abitudini, nelle parole che scegliamo, nel modo in cui prepariamo un caffè, ascoltiamo una canzone, aspettiamo qualcuno. A volte dimentichiamo da chi abbiamo imparato certe cose, ma continuiamo a farle.

7

La forma più silenziosa dell’amore è diventare qualcosa che l’altro porta con sé senza doverci pensare.

Qui accade qualcosa di ancora più difficile… rinunciare perfino alla necessità di essere ricordati. Se una parte buona di noi continua nell’altro, forse il nostro nome non è più indispensabile.

8

Forse non restiamo nelle persone quando ci pensano, ma quando qualcosa di noi modifica il loro modo di guardare il mondo.

Adesso non siamo più un ricordo…siamo diventati una conseguenza. Qualcuno guarda il mare diversamente perché una volta lo abbiamo guardato insieme. Qualcuno trova il coraggio di restare perché, molto tempo prima, noi non siamo andati via. Non ci pensa. Eppure, in quel gesto, esistiamo ancora.

9

Essere indimenticabili non significa essere ricordati ogni giorno. Significa ricomparire dentro una felicità che l’altro credeva soltanto sua.

Sembra un paradosso, ma forse essere dimenticati è compatibile con l’essere rimasti. Possiamo scomparire dalla superficie di una vita e continuare a esistere nella sua grammatica più intima. Senza essere nominati. Senza essere cercati.

10

Vorrei averti lasciato abbastanza luce da non avere più bisogno della mia presenza per riconoscerla.

Ed eccoci arrivati quasi all’opposto della frase scritta sul muro.

All’inizio desideravo essere io il pensiero.

Poi ho smesso di aver bisogno che tu pensassi a me.

Ho smesso persino di aver bisogno che sapessi da dove arrivasse quel sorriso.

È rimasta soltanto la luce.

Sei minuti prima quella frase mi sembrava dire:

ricordati di me e sorridi.

Adesso mi diceva:

se un giorno sorriderai senza ricordarti di me, forse avrò lasciato in te la parte migliore di ciò che sono stato.

Il semaforo è diventato verde.

Sono ripartito. Non farò mai più quella strada.

Il muro è rimasto dov’era.

La frase no.

Una risposta a “La frase”

  1. Che rigiro di pensieri che trasformano la sua origine, però devo dire che in ogni tua interpretazione in ogni storia d’amore – terminata o anche ancora esistente – ci stanno tutte comodamente. Fantastica la tua mente creativa e letteraria, di quanto sia riuscita a suggerirti, personalmente limitata come sono in tutto, mi sarei fermata alla frase originale.

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