Ieri sera cenetta romantica.
E in questo devo ammetterlo… la mia Lu non ha uguali.
Prima però una piccola premessa, perché forse serve a capire tutto il resto.
Scrivo tanto di noi. Tantissimo.
Lo faccio perché scrivere è il modo che ho trovato per mettere ordine in emozioni che dentro un corpo soltanto non riuscirei a contenere. Ci sono cose che a voce non so dire, sentimenti davanti ai quali le parole pronunciate diventano improvvisamente piccole, impacciate, insufficienti.
Allora scrivo.
Ma c’è anche un’altra ragione, forse ancora più importante.
Ho questa romantica speranza che un giorno i miei figli, diventati adulti, possano capitare tra queste pagine e leggere tutto.
Magari io sarò invecchiato. Magari loro avranno già costruito le proprie famiglie, conosciuto amori, delusioni, partenze, ritorni. Magari comprenderanno cose che oggi, semplicemente, non possono ancora comprendere.
E allora vorrei che trovassero qui una specie di libro perpetuo lasciato dal loro papà.
Un posto nel quale scoprire cosa provavo mentre loro crescevano. Quanto li guardavo senza farmi vedere. Quanto li amavo. E soprattutto quanto ho amato la loro mamma.
Vorrei che un giorno sapessero che l’amore non è stato soltanto una parola pronunciata dentro casa.
È stato fatto di giorni.
Di gesti.
Di stanchezze attraversate insieme.
Di tre figli da incastrare nella vita.
Di problemi, risate, preoccupazioni, abitudini.
E qualche volta persino di un tramonto.
Come dicevo, io scrivo molto ma faccio molta più fatica a parlare.
Ed è qui che nasce una delle magie più belle tra me e lei.
Lu scrive molto meno di me.
Ma quanto a romanticismo… riesce ancora a fregarmi.
Ieri sera, per esempio.
Cenetta romantica senza figli.
E chi ne ha tre sa perfettamente che già questa frase possiede qualcosa di mitologico. Più o meno come vincere al Superenalotto, con la differenza che invece dell’assegno ti consegnano qualche ora da trascorrere soltanto con la persona che ami.
La location era meravigliosa.
Un posto in alto, con davanti la costa adriatica distesa sotto di noi in un modo che non avevo mai visto. Il mare lontano, le case, la luce della sera che cominciava lentamente a cambiare ogni cosa.
Pensavo fosse quella la sorpresa.
Non avevo capito niente.
Siamo usciti alle 19.00.
Già questo avrebbe dovuto insospettirmi, perché normalmente quando decidiamo di andare a cena prima delle 21 siamo ancora impegnati a capire chi deve fare cosa, chi manca, cosa abbiamo dimenticato e per quale misteriosa ragione siamo ancora dentro casa.
Invece ieri no.
Alle 19.00 dovevamo essere fuori.
C’era un motivo.
Il sole sarebbe tramontato alle 19.45 e poco dopo sarebbe scomparso all’orizzonte.
Lei lo sapeva.
Aveva pensato anche al tempo.
Alla luce.
A quell’istante preciso.
E quando l’ho capito qualcosa dentro di me si è fermato.
Perché Lu conosce la mia passione per le albe. Sa quante volte durante l’anno le cerco, quanto amo quel momento assurdo in cui il buio arretra e il mondo sembra ricominciare senza chiedere il permesso a nessuno.
L’alba è una cosa mia.
La inseguo.
La aspetto.
A volte mi alzo apposta per incontrarla.
E forse proprio per questo lei non ha cercato di regalarmi ciò che già amo.
Ha fatto qualcosa di molto più bello.
Ha voluto mostrarmi che potevo innamorarmi anche dell’altra parte del cielo.
Mi ha portato davanti a un tramonto.
E improvvisamente ho capito la differenza.
Le albe più belle sono quelle che cerco io.
Il tramonto più bello della mia vita, invece, è venuto a cercarmi attraverso lei.
È stato magico.
Unico.
Irripetibile.
Ma soprattutto inatteso.
Ed è questo che Lu continua a fare dopo tutto questo tempo.
Mi conosce abbastanza da sapere dove portarmi e mi ama ancora abbastanza da voler scoprire un posto nel quale non sono mai stato.
Forse è questo che intendo quando dico che è una parte di me talmente vicina da farmi quasi paura.
Perché alcune persone imparano le tue abitudini.
Altre imparano i tuoi gusti.
Lei ha imparato i luoghi nei quali può ancora sorprendermi l’anima.
Siamo rimasti lì.
Noi due.
Il mare davanti.
La costa sotto di noi.
Il sole che lentamente scendeva e quella luce meravigliosa che sembrava appoggiarsi sulle cose prima di salutarle.
E ho pensato a quanto siamo distratti davanti alla bellezza.
Un tramonto accade ogni giorno.
Forse è proprio questo il problema.
Siamo convinti che ciò che si ripete sia meno prezioso.
Poi arriva qualcuno, ti prende per mano, ti porta nel posto giusto all’ora giusta e ti ricorda che non esistono cose già viste…
esistono occhi con cui non le avevamo ancora guardate.
Io quel tramonto non lo avevo mai visto.
Perché non lo avevo mai visto così.
Con lei.
Era tutto perfetto.
Il cielo sembrava incendiarsi lentamente, il mare raccoglieva gli ultimi riflessi, la costa diventava qualcosa da osservare in silenzio.
Avrei potuto guardare quell’orizzonte per ore.
E invece continuavo a guardare lei.
Ogni tanto il cielo.
Poi lei.
Il mare.
E ancora lei.
E alla fine ho sorriso pensando che aveva organizzato tutto per regalarmi uno spettacolo meraviglioso senza rendersi conto di aver commesso un piccolo errore.
Si era seduta accanto al panorama.
E contro di lei il panorama non aveva alcuna possibilità.
Così, se un giorno i miei figli leggeranno davvero queste parole, vorrei che arrivati fin qui capissero una cosa.
Non ricordate soltanto che vostro padre amava vostra madre.
Ricordate come la amava.
Ricordate che dopo gli anni, la quotidianità, le corse, le difficoltà, le stanchezze e tutta la vita che nel frattempo ci era accaduta addosso, vostra madre riusciva ancora a portarlo davanti a un tramonto e a farlo innamorare di qualcosa che credeva di conoscere già.
E vostro padre, davanti a uno dei cieli più belli che avesse mai visto, continuava stupidamente a voltarsi verso di lei.
Perché il sole, quella sera, è tramontato.
Il mare è diventato scuro.
La luce se n’è andata.
Come fanno tutte le cose meravigliose che durano un istante.
Lei invece era ancora lì.
Accanto a me.
L’amore della mia vita è sempre stato esattamente questo… perché certi panorami sono meravigliosi.
Ma quando hai accanto la persona con cui vorresti continuare a guardarli per tutta la vita…
l’orizzonte diventa improvvisamente soltanto lo sfondo.

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