Te lo scrivo di notte

·

Perché alcune cose possono essere dette solo piano.

Questa parola era tua

Accade senza che ce ne accorgiamo.

Stiamo parlando con qualcuno.

Una conversazione qualunque.

A un certo punto diciamo una parola.

Un’espressione.

Magari un modo strano di chiamare una cosa.

E subito ci fermiamo.

Perché quella parola…

non era nostra.

Era sua.

La diceva sempre lei.

O lui.

All’inizio forse ci faceva persino sorridere.

“Ma perché dici così?”

Poi l’abbiamo sentita cento volte.

Mille.

E un giorno è passata dall’altra parte.

È entrata nel nostro modo di parlare.

Adesso la usiamo anche noi.

Mi affascina pensare che le persone possano lasciarsi dentro di noi in maniera tanto minuscola.

Non soltanto nei ricordi importanti.

Non soltanto nelle fotografie.

Persino nel linguaggio.

Frequentare qualcuno significa esporsi lentamente alla sua maniera di stare al mondo.

E qualcosa, inevitabilmente, ci rimane addosso.

Un’esclamazione.

Una battuta.

Una parola inventata.

Il modo di salutare.

Una frase pronunciata sempre nella stessa maniera.

Perfino certe inflessioni.

Piccoli prestiti che nessuno ci chiederà mai di restituire.

Forse succede perché volersi bene è anche questo:

lasciare che l’altro modifichi impercettibilmente il nostro modo di esistere.

Pensiamo di essere individui perfettamente separati.

Poi ci ascoltiamo parlare.

E scopriamo quanta gente vive nella nostra voce.

Una frase di nostro padre.

Un’espressione di nostra madre.

Una parola imparata da un amico molti anni fa.

Quel modo assurdo con cui qualcuno chiamava un oggetto e che ormai, per noi, ha quasi sostituito il suo vero nome.

Siamo pieni di queste piccole eredità.

E la cosa più bella è che spesso non sappiamo nemmeno quando siano entrate.

Nessuna cerimonia.

Nessuna decisione.

Una persona ha ripetuto qualcosa abbastanza vicino a noi…

e noi l’abbiamo conservata.


Una parola

cambia bocca.

Prima era tua.

Poi,

un giorno,

la pronuncio io.

Nessuno

se ne accorge.

Ma per un istante

nella mia voce

ci sei anche tu.

Questa sera prova ad ascoltare il modo in cui parli.

Davvero.

Forse scoprirai parole che hanno una storia.

Modi di dire che non hai inventato.

Espressioni che appartenevano a qualcuno prima di appartenere a te.

Alcune ti faranno sorridere.

Altre potrebbero farti fermare un momento.

Perché magari la persona dalla quale le hai imparate non è più nella tua quotidianità.

Eppure eccola.

Ricomprare improvvisamente dentro una frase.

È straordinario.

Passiamo la vita temendo che le cose importanti possano finire.

Ma forse non abbiamo compreso fino in fondo quanto siamo capaci di conservarci gli uni negli altri.

Ci mescoliamo.

Molto più di quanto crediamo.

Prendiamo qualcosa.

Lasciamo qualcosa.

E dopo anni non sappiamo più distinguere perfettamente dove finiamo noi e dove cominciano tutte le persone che ci hanno attraversato abbastanza da cambiarci appena.

Forse essere stati importanti per qualcuno significa anche questo.

Avergli lasciato qualcosa di così piccolo che non penserà mai di chiamarlo ricordo.

Eppure continuerà a portarlo con sé.

Ogni giorno.

Perfino mentre parla.

Sussurro

Forse non sapremo mai quanto siamo rimasti nelle persone che abbiamo amato, finché un giorno qualcuno pronuncerà una nostra parola senza ricordarsi più che, molto tempo prima, gliel’avevamo insegnata noi.

Buonanotte. 🌙

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Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.

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