Silenzio Fotografico

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Questa rubrica nasce da un desiderio che porto con me da sempre: raccontare non ciò che una fotografia mostra, ma le emozioni che lascia accadere dentro di me.

Chi mi segue conosce il mio amore per il bianco e nero. Non perché non apprezzi i colori, ma perché il bianco e nero possiede una profondità diversa: sottrae il colore agli occhi e lo affida all’immaginazione. Ci invita a riempire il vuoto, a dare consistenza all’invisibile, a creare invece di limitarci a sognare. Un po’ come accade nell’esistenza, quando scopriamo di avere ancora tutto ciò che serve per non smettere, purché conserviamo il coraggio di mescolare il reale alla fantasia.

Silenzio Fotografico appartiene al mio sito e al mio modo di scrivere, ma il suo nome custodisce una storia che non è soltanto mia.

Vivi – Silenzio Fotografico è un blog che esiste ancora, anche se tace da molto tempo. A crearlo è stata Viviana, una delle prime autrici che ho seguito, insieme a Rita e alle sue Perle, madrina del mio ingresso in questo mondo. Viviana possedeva un universo tutto suo e un modo unico di trasformare la fotografia nella propria arte.

Non so se tornerà. So che mi manca il suo sguardo.

E se un giorno incontrerà queste parole, vorrei sapesse che questo richiamo non è casuale: è gratitudine. Questa rubrica avrà la mia voce, ma il nome e la sua prima scintilla appartengono a lei.

Perché alcune persone smettono di pubblicare, eppure ciò che hanno acceso negli altri continua silenziosamente a scrivere.

Silenzio Fotografico

Lo guardo e non vedo del ferro.

Vedo un filo che mi lega alla memoria.

È sottile soltanto da lontano. Quando gli permetto di avvicinarsi, mostra le sue punte, i nodi, tutto ciò che negli anni ho stretto per impedire al passato di tornare.

Sento quel vuoto.

All’improvviso ogni cosa diventa confine: ciò che sono da una parte, ciò che non riesco più a raggiungere dall’altra. In mezzo, un soffio trascinato nella tempesta emotiva di un silenzio dentro il quale ho intrappolato la mia vita.

L’ho relegata a un’amnesia volontaria.
A un bug emozionale.

La mente cancella. Il cuore, invece, continua a registrare.

Chi non ricorda si salva davvero?
E chi non perde occasione per dimenticare sta vivendo, oppure sta soltanto amministrando l’assenza?

Abbiamo chiamato futuro tutto ciò che si trovava oltre il dolore. Lo abbiamo distillato clandestinamente, come durante il proibizionismo delle emozioni, bevendone piccoli sorsi per non sentire il sapore di quello che avevamo perduto.

Eppure il filo esiste.

Invisibile in certi giorni.
Drammaticamente vero in altri.

Mi tiene legato a ciò che non c’è più e, nello stesso istante, mi impedisce di raggiungerlo. È legame e condanna. Memoria e distanza.

Poi questa immagine mi entra dentro e sposta qualcosa.

Non riesco più a guardarla da fuori.

Sono io da una parte del filo.

Dall’altra c’è tutto ciò che ho chiamato passato soltanto per non ammettere che mi manca ancora.

E all’improvviso non vedo più del filo spinato.

Vedo la memoria che, pur di non perdermi, ha imparato a ferirmi.

3 risposte a “Silenzio Fotografico”

  1. Mi piace questa nuova rubrica… Raccoglie e trasporta

    1. Spero di farlo…madrina Rita

  2. Chi non ricorda si salva davvero?
    E chi non perde occasione per dimenticare sta vivendo, oppure sta soltanto amministrando l’assenza?
    L’altra notte ho sognato un mio amante/amore: era come se fosse lì ancora vicino a me. Per questo penso che ciò che razionalmente mettiamo a riposo nel limo della mente, poi è sempre lì e ogni tanto ritorna

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Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.

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