Perché alcune cose possono essere dette solo piano.
Aspetta… sono felice
Capita raramente.
Ed è questo che la rende quasi incredibile.
Siamo da qualche parte.
Non importa dove.
Forse c’è gente intorno.
Forse siamo soli.
Stiamo facendo qualcosa di assolutamente normale.
Poi, improvvisamente, accade.
Non fuori.
Dentro.
Per un istante ci accorgiamo che non manca niente.
Niente da aggiustare.
Niente da raggiungere.
Niente da aspettare.
E pensiamo:
Aspetta…
io adesso sto bene.
È una sensazione stranissima.
Perché siamo bravissimi a riconoscere la felicità quando è finita.
Guardiamo indietro e diciamo:
“Quanto ero felice allora.”
Lo diciamo delle estati.
Delle persone.
Di certe case.
Di quando i figli erano piccoli.
Di una tavola intorno alla quale riuscivamo ancora a sederci tutti.
Di un’età che, mentre la vivevamo, ci sembrava complicatissima.
La felicità possiede questa ingiusta abitudine:
molte volte si lascia riconoscere soltanto quando è diventata memoria.
E allora mi domando quanto sarebbe bello imparare a sorprenderla prima.
Mentre è ancora qui.
Fermarsi nel mezzo di una risata.
Durante una cena.
In automobile.
Mentre qualcuno racconta una sciocchezza.
Con i capelli ancora bagnati dopo una doccia.
Mentre dalla cucina arriva un rumore familiare.
In uno di quei momenti che non pubblicheremmo da nessuna parte perché non sembra stia accadendo nulla.
E pensare:
eccola.
Non la felicità perfetta.
Quella probabilmente non esiste.
Questa.
La mia.
Quella possibile.
Quella che convive con le bollette, le preoccupazioni, le cose ancora irrisolte e persino con qualche paura.
Perché essere felici non significa necessariamente avere sistemato tutta la vita.
Qualche volta significa che, per un minuto, la vita smette di chiederci di essere diversa da com’è.
E noi smettiamo di chiederglielo.
Una tazza
sul tavolo.
Voci
nella stanza accanto.
Una porta
rimasta aperta.
Niente
che meriti una fotografia.
Poi qualcuno
si ferma.
Respira.
E capisce
che non vorrebbe
essere altrove.
Dovremmo imparare questo.
Non soltanto ricordare.
Accorgerci.
Perché ci saranno sempre giorni migliori da immaginare.
Qualcosa che ancora desideriamo.
Un progetto.
Un viaggio.
Una risposta.
Una versione futura di noi alla quale continuiamo a promettere che, appena arriveremo lì, finalmente ci godremo tutto.
Ma intanto la vita sta passando da qui.
Da questa sera.
Da questa stanza.
Dalle persone che possiamo ancora chiamare.
Dal corpo che oggi ci porta dove vogliamo andare.
Dalle voci che sentiamo.
Dalle cose terribilmente normali che un giorno potrebbero diventare quelle che rimpiangeremo di più.
Non voglio dirti di accontentarti.
È diverso.
Continua a desiderare.
Continua a costruire.
Continua ad andare verso ciò che sogni.
Ma ogni tanto, mentre corri verso la felicità che immagini, controlla bene intorno a te.
Potresti scoprire che una sua piccola parte ti sta già correndo accanto.
E magari aspettava soltanto che tu la riconoscessi.
Sussurro
Se questa sera, anche soltanto per un istante, non desideri essere in nessun altro luogo e con nessun’altra vita, non avere fretta di andare avanti: potresti essere dentro uno di quei momenti che un giorno chiamerai felicità. Solo che, questa volta, hai avuto la fortuna di accorgertene mentre era ancora presente.
Buonanotte. 🌙

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