Te lo scrivo di notte

·

Perché alcune cose possono essere dette solo piano.

Guardavo te

Succede mentre tutti stanno guardando la stessa cosa.

Un film.

Qualcuno che racconta una storia.

Una scena buffa.

Una persona inciampa nelle parole e la stanza esplode in una risata.

Ridiamo anche noi.

Poi, senza sapere bene perché, ci giriamo.

E guardiamo qualcuno.

Non ciò che sta facendo ridere tutti.

Lui.

Lei.

Il modo in cui ride.

Gli occhi che diventano piccoli.

La testa che si piega all’indietro.

Quella mano portata davanti alla bocca.

Il respiro che per qualche secondo non riesce a tornare normale.

E ci accorgiamo che stiamo sorridendo ancora.

Ma non per la battuta.

Non più.

Stiamo sorridendo perché quella persona sta ridendo.

Mi sembra una cosa meravigliosa.

Essere felici della felicità di qualcuno anche quando non siamo noi ad averla provocata.

Non avere bisogno di esserne la causa.

Non chiedere di stare al centro.

Semplicemente guardarla accadere.

Credo che esista una forma di amore molto pura proprio lì.

Nel momento in cui il benessere dell’altro smette di essere qualcosa che deve necessariamente passare attraverso di noi.

Non voglio essere sempre la ragione del tuo sorriso. Voglio soltanto che tu abbia moltissime ragioni per sorridere.

Anche quando vengono da altrove.

Da una giornata riuscita bene.

Da un amico.

Da una telefonata.

Da qualcosa che ami e che non mi appartiene.

Da un sogno che esisteva prima di me.

Da una parte della tua vita nella quale non ho bisogno di entrare.

Perché amare qualcuno non dovrebbe significare occupare tutto il paesaggio.

Dovrebbe significare anche saper rimanere ai margini di alcune sue felicità e trovarle bellissime lo stesso.

Forse persino proteggerle.

Lasciargli passioni che siano soltanto sue.

Persone che gli facciano bene.

Luoghi nei quali possa andare senza di noi.

Piccoli territori nei quali continui a essere completamente se stesso.

E quando torna con gli occhi accesi, non domandargli perché sia riuscito a stare bene senza di noi.

Guardiamolo.

Tutto qui.

Guardiamolo come si guarda qualcosa che avevamo sperato accadesse.

Tutti ridono.

Qualcosa

sta succedendo

davanti a noi.

Io però

mi volto.

Non guardo

la scena.

Guardo te

mentre ridi.

E improvvisamente

capisco

che la cosa più bella

non era davanti.

Era accanto.

Questa sera pensa a qualcuno che hai guardato essere felice.

Un figlio mentre faceva qualcosa che ama.

Un amico mentre raccontava una conquista.

La persona accanto a te mentre rideva con qualcun altro.

Ricorda quella sensazione strana e quieta:

non stava accadendo niente a te.

Eppure stavi bene.

Credo che sia una misura bellissima dell’affetto.

Perché possedere la felicità di qualcuno è impossibile.

Possiamo soltanto desiderarla.

E quando arriva, da qualunque direzione abbia trovato la strada, riconoscerla.

Lasciarla entrare.

Non domandarle chi l’ha mandata.

Non sentirci meno importanti perché non siamo stati noi.

Anzi.

Sorridere.

Perché una persona alla quale vogliamo bene, per qualche minuto, ha dimenticato tutto il resto e ha riso.

E mentre gli altri continuavano a guardare ciò che la faceva ridere…

noi abbiamo guardato lei.

Sussurro

Credo che amerai davvero qualcuno quando smetterai di desiderare di essere il motivo di ogni sua felicità e scoprirai che ti basta vederla passargli sul viso, anche quando non porta il tuo nome.

Buonanotte. 🌙

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