Quello che la cornice non trattiene
Tengo il mondo tra le mani come se bastasse una cornice per impedirgli di fuggire.
Scelgo un confine, allineo l’orizzonte, lascio entrare soltanto ciò che riesco a comprendere. L’acqua, il cielo, una distanza abbastanza quieta da non ferirmi. Tutto sembra finalmente al proprio posto.
Eppure le mie dita stringono.
Non stanno reggendo un rettangolo vuoto.
Stanno trattenendo la paura che la vita continui anche fuori dal mio sguardo.
Questa fotografia mi raggiunge proprio lì, nel punto in cui ho trasformato il controllo in una forma educata di difesa. Ho incorniciato giorni, persone, desideri. Ho deciso quanto amore potesse entrare, quanta assenza fossi disposto a sopportare, quale porzione di dolore mostrare senza sembrare spezzato.

Ho chiamato equilibrio ciò che era soltanto il bisogno di non essere sorpreso ancora.
Dentro la cornice il paesaggio appare docile. Il mare non minaccia, il cielo non pretende, la lontananza rimane al suo posto. Ma la vita non conosce margini. Deborda senza chiedere permesso, attraversa i bordi, deposita presenze dove avevo previsto silenzio e apre voragini nei luoghi che credevo protetti.
Io continuo a tenere ferme le mani.
Come se mollare la presa significasse perdere tutto.
Poi comprendo che non sto salvando il panorama.
Lo sto riducendo alla misura della mia paura.
Ciò che rimane fuori non è meno bello soltanto perché non riesco a contenerlo. Esistono cieli che non entreranno mai nelle mie spiegazioni, amori troppo vasti per le parole con cui tento di custodirli, addii che nessuna memoria riuscirà a delimitare. Esistono parti di me che ho lasciato oltre il bordo perché erano troppo vive, troppo fragili, troppo vere per essere mostrate interamente.
La fotografia non mi domanda di guardare meglio.
Mi domanda di smettere di ritagliare ciò che sento.
Allento le dita.
Il mondo non cade.
Continua.
Ed è quasi doloroso scoprire che tutta la bellezza che cercavo di proteggere non aveva bisogno delle mie mani. Ero io ad aver bisogno di quel limite, di quattro lati neri capaci di convincermi che ogni cosa avesse un principio, una fine, una forma sopportabile.
Adesso so che vivere non significa scegliere cosa permettersi di far entrare.
Significa accettare ciò che trabocca.
Perché posso trascorrere l’esistenza intera a costruire una cornice perfetta…
ma la parte più autentica di me sarà sempre quella che avrà il coraggio di restarne fuori.

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