Spesso consideriamo il futuro come un’ombra.
Qualcosa che ci precede senza lasciarsi vedere davvero, una sagoma incerta verso cui continuiamo a camminare domandandoci quale forma avrà.
Eppure non comprendiamo il suo piccolo inganno:
dietro quell’ombra ci siamo sempre noi.
Siamo noi a proiettarla.
Con quello che scegliamo oggi.
Con ciò che rimandiamo.
Con le parole che pronunciamo e quelle che tratteniamo.
Con il coraggio che troviamo, con le occasioni che lasciamo passare, con le persone di cui decidiamo di avere cura.
Per questo oggi conta più di qualsiasi altro tempo.
Il passato può insegnarci, ferirci, commuoverci, perfino continuare ad abitarci. Il futuro può offrirci speranza, desiderio, una direzione verso cui guardare.
Ma nessuno dei due può essere toccato.
Oggi sì.
Ed è qui che spesso mentiamo a noi stessi.
Rivendichiamo ciò che siamo stati e affidiamo a ciò che saremo il compito di renderci felici, senza accorgerci che tra questi due estremi esiste un unico luogo nel quale possiamo realmente intervenire: questo giorno.
Questo istante.
Non possiamo desiderare una vita diversa continuando a compiere gli stessi gesti.
Non possiamo aspettarci un domani luminoso se oggi continuiamo a spegnere ciò che potrebbe illuminarlo.
Il futuro non possiede mani.
Gli prestiamo le nostre.
Non possiede una voce: gli consegniamo le parole che scegliamo adesso.
Non possiede nemmeno un volto.
Quello dovremo costruirglielo noi.
Giorno dopo giorno, decisione dopo decisione, attraverso quella quantità apparentemente insignificante di presente che continuiamo a chiamare oggi.
E’ questo il modo più autentico di toccare il futuro senza esserci ancora arrivati:
mostrargli oggi il sorriso che vorremmo incontrare domani.
Averne cura.
Renderlo vero.
E continuare a portarlo con noi abbastanza a lungo perché il tempo possa lavorarci sopra, aggiungergli qualche ruga, qualche cicatrice, molta più consapevolezza.
Fino al giorno in cui quell’ombra che camminava davanti a noi finalmente si fermerà.
Noi la raggiungeremo.
E guardandola in volto scopriremo qualcosa di straordinariamente semplice:
ci assomiglia.
Perché il futuro non comincia domani.
“Il futuro è ciò che oggi stiamo insegnando al domani a diventare.“


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