Perché alcune cose possono essere dette solo piano.
Salutami bene
La maggior parte delle volte ci salutiamo male.
Non male davvero.
Male nel modo innocente delle cose che crediamo di poter ripetere.
“Ci vediamo dopo.”
“Ciao.”
“Vado.”
Una porta si chiude.
Qualcuno scende le scale.
Un’automobile parte.
E noi torniamo immediatamente a quello che stavamo facendo.
Non c’è niente di sbagliato.
È la vita.
Non possiamo trasformare ogni uscita di casa in una scena d’addio.
Sarebbe insopportabile.
Eppure questa sera penso a quanto sia fragile quel nostro dopo.
Lo pronunciamo con una sicurezza commovente.
Come se il tempo ci appartenesse.
Come se ogni persona che esce dalla nostra vista avesse firmato con la vita un accordo per tornarci davanti.
“A dopo.”
Due parole.
Dentro ci abbiamo messo una certezza enorme:
ci sarà ancora tempo.
Tempo per finire quella conversazione.
Per chiedere scusa.
Per raccontare quella cosa.
Per abbracciarci meglio.
Per dire ti voglio bene quando saremo meno di fretta.
Per fare quella telefonata che continuiamo a rimandare.
Per sederci insieme.
Per guardarci davvero.
Poi esistono giorni che ricordano all’umanità qualcosa che preferiremmo non sapere.
Che una mattina può cominciare normalmente e non finire nello stesso modo.
Che qualcuno può bere un caffè, prendere le chiavi, lamentarsi del traffico, salutare distrattamente…
e non sapere di stare lasciando dietro di sé l’ultima versione ordinaria della propria vita.
È questo che fa male.
Non soltanto la fine.
La normalità che c’era un minuto prima.
Le persone non sapevano.
Nessuno sa.
Ed è proprio perché non possiamo vivere pensando continuamente all’ultima volta che dovremmo imparare una cosa molto più dolce:
vivere bene le volte normali.
Non salutare come se fosse l’ultima.
Sarebbe triste.
Salutare come se la presenza dell’altro meritasse comunque qualche secondo in più.
Una mano
è già sulla porta.
“A dopo.”
Poi torna indietro.
Un bacio.
Niente di speciale.
La porta si chiude.
Fuori
il mondo continua.
Dentro,
senza saperlo,
qualcuno ha appena
lasciato intero
un ricordo.
Questa sera non voglio ricordarti che tutto può finire.
Lo sai.
Lo sappiamo tutti.
Voglio ricordarti qualcosa di molto più importante:
adesso non è finito.
Adesso alcune persone puoi ancora chiamarle.
Alcune mani puoi ancora stringerle.
Ci sono voci che possono ancora risponderti.
Ci sono porte dietro le quali qualcuno esiste ancora.
Non aspettare una tragedia per comprendere il valore di questa normalità.
Non aspettare l’assenza per diventare preciso con l’amore.
Domani mattina avremo ancora fretta.
Cercheremo le chiavi.
Controlleremo l’ora.
Qualcuno ci parlerà mentre stiamo pensando ad altro.
Saremo umani.
Va bene così.
Ma prima di uscire, ogni tanto, fermiamoci un secondo.
Uno soltanto.
Guardiamo chi rimane.
Non perché potrebbe essere l’ultima volta.
Ma perché questa volta esiste.
E merita di essere vissuta.
Poi possiamo andare.
La giornata ci aspetta.
Sussurro
Non salutarmi come se fosse l’ultima volta. Sarebbe troppo triste. Salutami soltanto in modo che, se la vita dimenticasse di concedercene un’altra, il mio ultimo ricordo di te sappia ancora di amore.
Buonanotte. 🌙

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