Te lo scrivo di notte

·

Perché alcune cose possono essere dette solo piano.

Ti ricordi com’ero?

Ogni tanto qualcuno ci racconta di noi.

Ed è stranissimo.

“Tu facevi sempre così.”

“Quella cosa ti faceva arrabbiare tantissimo.”

“Non mangiavi mai quello.”

“Avevi questa fissazione…”

E noi ridiamo.

“Davvero?”

Davvero.

Ci sono parti della nostra vita che abbiamo vissuto e poi dimenticato.

Gesti.

Abitudini.

Paure.

Piccole ossessioni.

Modi di parlare.

Versioni intere di noi che il tempo ha lentamente sostituito.

Noi siamo andati avanti.

Qualcun altro, invece, le ricorda ancora.

Mi sembra una cosa meravigliosa.

Perché significa che esistono persone che possiedono pezzi della nostra storia ai quali noi stessi non abbiamo più accesso.

Hanno visto facce di noi che non esistono più.

Sanno come ridevamo molti anni fa.

Ricordano cosa ordinavamo.

Le cose che desideravamo.

Le paure che oggi ci sembrano assurde.

Magari ricordano persino un sogno che avevamo raccontato una sera e poi abbandonato da qualche parte crescendo.

Sono testimoni.

Non soltanto della nostra vita.

Delle persone che abbiamo dovuto essere prima di diventare questa.

E forse è uno dei privilegi più grandi dell’amore che dura.

Poter guardare qualcuno oggi e vedere contemporaneamente tutte le sue età.

Il volto cambia.

I capelli.

Il corpo.

La voce.

Arrivano rughe che prima non c’erano.

Qualche stanchezza in più.

Ma chi ci conosce da molto tempo possiede uno sguardo strano.

Riesce ancora a vedere sotto.

A volte ci guarda mentre facciamo qualcosa e sorride.

“Che c’è?”

“Niente.”

Ma magari ha appena riconosciuto per un secondo la persona che eravamo vent’anni prima.

Un’espressione.

Un movimento delle mani.

Quel modo identico di arrabbiarci.

E il tempo, per un istante, si piega.

Mi guardi oggi.

Nei miei occhi

c’è il tempo.

Poi sorrido.

E per un istante

riconosci

tutti quelli

che sono stato.

Non dici niente.

Sorridi anche tu.

E improvvisamente

nessuno di loro

è andato perduto.

Questa sera pensa alle persone che potrebbero raccontarti chi eri.

Quelle davanti alle quali non devi presentarti ogni volta.

Conoscono già la strada.

Hanno attraversato qualche tua stagione.

Ti hanno visto cambiare idea.

Cadere.

Diventare più duro.

Poi più morbido.

Ti hanno conosciuto mentre desideravi cose che oggi non desideri più.

E sono ancora capaci di riconoscerti.

È una sensazione potentissima.

Perché passiamo una parte enorme della vita cercando di capire chi siamo.

Poi scopriamo che qualcuno ci ha semplicemente guardati diventarlo.

Senza prendere appunti.

Senza giudicare ogni trasformazione.

Era lì.

E oggi conserva qualche frammento che noi abbiamo perso per strada.

Forse dovremmo chiedere più spesso:

“Ti ricordi com’ero?”

Non per nostalgia.

Per tenerezza.

Perché ascoltare qualcuno che ci racconta il nostro passato significa incontrare una persona che non possiamo più essere, ma che ha avuto il merito enorme di portarci fin qui.

E soprattutto perché esiste qualcosa di profondamente rassicurante nell’essere amati da chi conosce anche le nostre vecchie versioni.

Non soltanto quella riuscita meglio.

Anche quelle confuse.

Ingenue.

Testarde.

Imperfette.

Quelle che oggi guarderemmo quasi con imbarazzo.

E sapere che qualcuno le ha attraversate tutte senza pretendere che fossimo già la persona che saremmo diventati.

Sussurro

Amami anche per quelli che non sono più. Hanno sbagliato strada, avuto paura, detto cose che oggi non direi. Ma se questa sera sono arrivato fino a te, è perché ognuno di loro, senza saperlo, mi ha portato per mano fin qui.

Buonanotte. 🌙

4 risposte a “Te lo scrivo di notte”

  1. È bello poter riconoscere che ogni nostra versione, anche quella più fragile, ha lasciato un’impronta che oggi ci permette di essere qui. Le ombre, le esitazioni, le scelte storte: tutto ha avuto un peso, tutto ha spinto in avanti. Leggere queste parole è come sentire una mano che non giudica, che accoglie. Una mano che ricorda che nessuna parte di noi è stata inutile. E forse è proprio questo che commuove: scoprire che qualcuno sa vedere il filo che unisce ciò che siamo stati a ciò che siamo adesso, senza cancellare nulla.

    1. È proprio questo…non cancellare nulla. Anche ciò che siamo stati quando ci piacevamo meno ha contribuito a portarci fin qui. Alla fine, siamo fatti anche delle nostre ombre… e imparare ad accoglierle significa riconoscere tutta la strada percorsa.

  2. “Questa sera pensa alle persone che potrebbero raccontarti chi eri.”
    io… non ho più… alcune persone… che potrebbero ancora raccontarmi chi ero…
    sarebbe bello… che potessi chiederlo alle mie sorelle… ma non credo che loro… abbiamo voglia di raccogliere i ricordi… e raccontarmi chi ero…

    1. Cara Cinzia, chi sei si percepisce ogni volta che mi ritrovo nelle tue stanze, oppure quando lasci un commento, un pensiero, qualcosa di te.

      A un certo punto perderemo, almeno apparentemente, la possibilità di farci dire certe cose. Ma resterà la possibilità di ricordarle, ogni secondo.

      Non hai bisogno di sentirle pronunciare a voce: alcune parole si possono continuare ad ascoltare nel cuore.

      E sono certo che ciò che sei oggi lo devi anche alle persone che ti hanno accompagnata nella vita, lasciandoti qualcosa di loro e contribuendo a renderti la donna che sei.

      Sensibilità, attenzione, delicatezza.
      Ci sono eredità che non si ricevono tra le mani.
      Si riconoscono nel modo in cui impariamo a stare accanto agli altri.

Rispondi

Il mio Blog

Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.

Iscriviti

Scopri di più da Silenzio Letteraio - Nel Silenzio del Tempo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere