Silenzio fotografico

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Ciò che attende oltre di me

Il cancello era aperto. Fu allora che compresi di essere io la serratura.

Avevo trascorso anni a desiderare quel varco.

Lo immaginavo come si immagina la salvezza: luminoso, definitivo, capace di restituirmi tutto ciò che la vita aveva sottratto senza chiedere permesso.

Ora era davanti a me.

Spalancato.

Nessuna catena.
Nessun custode.
Nessuna voce a proibirmi il passaggio.

Soltanto la luce.

Entrava obliqua, attraversava le sbarre e si deponeva sul pavimento in lunghe ferite ordinate. Perfino il buio, toccandola, sembrava acquisire una direzione.

Io rimasi immobile.

Ci sono soglie che invochiamo finché restano chiuse. Le supplichiamo, le accusiamo, costruiamo intere esistenze contro la loro inaccessibilità.

Poi si aprono.

E il desiderio perde improvvisamente il proprio alibi.

Avrei potuto attraversare.

Lasciare alle spalle le stanze consumate dall’attesa, i nomi che avevo continuato ad amare oltre la loro presenza, tutte le versioni di me rimaste inginocchiate davanti a qualcosa che non sarebbe tornato.

Eppure non mossi un passo.

La luce non mi chiamava.

Non prometteva pace, né risposte. Non aveva preparato per me un’altra vita. Stava lì con la crudeltà innocente delle cose che esistono anche senza la nostra decisione.

Compresi che oltre quel cancello non mi attendeva il futuro.

Mi attendevo io.

Senza il dolore al quale avevo affidato la mia identità.
Senza le assenze usate come confini.
Senza più nulla da rimproverare al destino.

Ebbi paura.

Non dell’ignoto.

Di sopravvivere a ciò che credevo indispensabile per riconoscermi.

Allora avanzai.

Un passo soltanto.

Le ombre delle sbarre mi attraversarono il corpo come una scrittura antica, poi rimasero dietro di me.

Non accadde alcun prodigio.

Il mondo non cambiò.

Cambiai posizione rispetto al buio.

E qualche volta la salvezza è tutta qui:

non trovare finalmente la luce, ma smettere di appartenerle soltanto da lontano.

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Una parte fondamentale della mia vita? Nascondermi tra le mie emozioni e ricercare dentro me le parole, ogni parola.

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